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La sera del dì di festa

Questo idillio è stato accostato all'infinito per alcuni momenti affini. Propone una riflessione sul fluire del tempo e la struttura chiusa e circolare (elemento comune all'infinito). Alcune differenze sono che questo idillio è più lungo (46 versi), ci sono alcune espressioni che rimandano alle canzoni, ci sono delle espressioni sentenziose (soprattutto nella parte finale).
Il testo si può dividere in due parti:
1. Dal v1/24: inizia con la descrizione di un notturno lunare, quindi un'immagine naturale prediletta da Leopardi. Come nell'ultimo canto di Saffo questo spettacolo di armonia viene osservato con sguardo angosciato. Il poeta si sente escluso da questa armonia della natura. Si sente destinato dal dolore senza alcuna speranza e quindi invoca dolore e protesta la sua sofferenza.
I suoni determinano dolcezza e armonia. Influiscono sulla scelta di queste immagine lo studio degli autori classici. Il poeta si trova nella sua stanza osserva il paesaggio descritto e si rivolge a una donna. La donna a cui si rivolge non è una donna reale, ma è la personificazione del bisogno d'amore di Leopardi, oppure la personificazione della natura. La festa è finita e ancora traspare la luce delle lampade attraverso le finestre dei balconi, tu dormi serena colta da un facile sonno nelle tue stanze tranquille e non ti tormenta nessun affanno e dice alla donna che non ha idea di quale ferita ha inflitto nell'animo del poeta. Il poeta si affaccia a contemplare questo cielo illuminato dalla luna che appare luminoso. Il poeta si ricorda che la natura lo ha fatto nascere perché soffrisse lo esclude da tutta questa armonia e gli occhi non brillino se non di pianto. Questa giornata fu di festa e forse ricordi in sogno quanti giovani sono stati affascinati da te e quanti piacquero a te e certamente tra questi non ci sono io. Poi c'è lo sfogo del poeta. Qui il poeta sembra abbandonarsi alla enfasi, che qualche critico ha ricordato che rimanda ai personaggi omerici. Personaggi che esternano in modo esasperato i propri stati d'animo. Io qui chiedo quanto debba ancora vivere e sono attraversato da fremiti di rabbia e sdegno. Qui sottolinea questo contrasto tra i giorni orrendi dolorosi, in un'età che invece do perenne essere la più felice.

2.dal v24/46 la seconda parte inizia con l'ascolto del canto di un artigiano che lo induce a riflettere sullo scorrere del tempo che lo inghiotte. E infine affiora il ricordo provato già quando era fanciullo nei giorni festivi, quasi una sorta di intuizione.
Il canto solitario dell'artigiano induce il poeta ad una riflessione sul tempo che scorre. Il canto solitario ha la stessa funzione del vento nell'infinito. È fuggito il giorno festivo che sarà seguito da un giorno lavorativo, dov'è il suono la fama dei popoli antichi, la gloria dei nostri antenati. Tutto viene dimenticato anche gli eventi importanti, le grandi imprese compiute dagli antichi. Nell'infanzia quando si aspetta con ansia il giorno festivo e alla fine della giornata festiva stava disteso nel letto addolorato da una sensazione che non mi sapevo spiegare, oggi come allora mi stento stringere il cuore. È un turbamento che allora non si sapeva spiegare.

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