Giacomo Leopardi,la vita

Giacomo Leopardi nacque a Recanati nel 1789 da una famiglia nobile dissestata. Il padre era un uomo molto colto che riuscì a mettere insieme una notevole biblioteca,ma egli era anche di una cultura attardata e accademica e di conseguenza politicamente ostile a tutte le nuove idee diffuse dalla Rivoluzione. Il giovane Leopardi venne istruito da precettori ecclesiastici fino all'età di dieci anni,quando non ebbe più niente da imparare da loro. Proseguì gli studi da solo nella biblioteca di famiglia negli anni che egli stesso definì "sette anni di studio matto e disperatissimo",cosa che risentì molto sul suo fisico già di per se molto fragile,ma che gli permise di formare una vastissima cultura. Per quanto sia sbalorditiva la sua capacità di apprendimento,quella che si formò in lui fu una cultura arcaica e superata,propria del suo ambiente familiare che,come si potrà già esser intuito,lo condizionò per buona parte dell'adolescenza.

Nel 1815 si attuò in Leopardi quella che lui stesso definì "dall'erudizione al bello",una svolta che lo portò ad entusiasmarsi per i grandi poeti come Omero,Virgilio e Dante ma anche ai poeti moderni come Rousseau. Questo accadde grazie alla lettura di un discorso di Madame de Stael,che lo portò in contatto con la cultura romantica. Instaurò un'amicizia con Pietro Giordani,uno degli intellettuali più significativi dell'epoca,di orientamento classico ma dalle idee democratiche e laiche,in cui trovò una sia una giuda intellettuale,sia quel confidente affettuoso che nell'ambiente familiare non aveva mai avuto. Nel 1819,tentò la fuga dalla casa paterna in cui ormai si sentiva soffocare,ma venne scoperto e riportato a casa. Il fallimento peggiora il suo stato d'animo,in più,un'infermità agli occhi che gli impedì anche la possibilità di leggere,lo portò a uno stato di totale prostrazione. Questa crisi segnò un'altro passaggio "dal bello al vero",dalla poesia dell'immaginazione a quella filosofica e nutrita di pensiero. In questo periodo tentò varie sperimentazioni letterarie,di cui possiamo seguire "l'evoluzione" grazie allo "Zibaldone",una sorta di diario intellettuale composto da migliaia di pagine. Qualche anno dopo queste sperimentazioni nacquero gli "Idilli" e successivamente le "Canzoni".
Quando ha finalmente la possibilità di uscire da Recanati per recarsi a Roma nel 1822,ospite dello zio materno,viene estremamente deluso dagli ambienti letterari della città che definisce vuoti e meschini; anche la grandezza monumentale della città lo infastidisce. Tornato a Recanati nel '23 si dedica alla composizione delle "Operette morali" colme del suo pensiero pessimistico. Nel 1825 si presentò lui l'occasione di lasciare Recanati e la famiglia; l'editore milanese Stella gli offrì un assegno mensile fisso per una serie di collaborazioni e lui accettò. Si trasferì a Milano,a Bologna,poi a Firenze e per un breve periodo a Pisa,ove ritrovò una tranquillità che permise il risorgimento del suo animo.
Purtroppo le sue condizioni di salute si aggravarono tanto da non poter più lavorare,e per questo fu costretto a tornare dalla famiglia a Recanati ove trascorse quelli che definisce "sedici mesi di notte orribile",fino a quando i suoi amici di Firenze,gli offrirono una generosa offerta di denaro equivalente a un assegno mensile per un anno che,dopo qualche resistenza Leopardi accettò,lasciando per sempre Recanati, ove non fece più ritorno. Per lui ha inizio una nuova fase della sua esperienza intellettuale e non solo: si innamora di Fanny Targioni Tozzetti,che non ricambiava i suoi sentimenti dandogli così una delusione amorosa che influenzò il seguente ciclo di canti,detto "ciclo di Aspasia". In questo periodo però,conobbe Antonio Ranieri che divenne per lui come un fratello e con il quale visse fino alla morte che avvenne a Napoli nel 1837 ove compose anche una delle sue più celebri opere: "La ginestra".

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