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Leopardi, Giacomo - Vita, opere e poetica scaricato 22 volte

Giacomo Leopardi nasce a Recanati il 29 giugno 1798.
Recanati, nelle Marche, era allora territorio della Chiesa e quindi un ambiente chiuso e bigotto.
Leopardi è il primogenito del conte Monaldo (un padre molto severo, ma allo stesso tempo un personaggio molto colto) e di Adelaide Antici (donna poco affettuosa nei confronti del figlio)

La vita di Giacomo Leopardi si può dividere in 5 momenti che corrispondono a 5 STAGIONI LETTERARIE:
1) stagione filologica erudita (1809-1818): Leopardi viene affidato per la sua istruzione a precettori ecclesiastici. In questi anni Leopardi si dedica ad uno “studio matto e disperatissimo” dove impara il greco. il latino e l’ebraico. Compone due tragedie, saggi eruditi e prose in latino ed italiano. Questi sono anche gli anni dove incomincia a fissare un pensiero politico (aderisce all’ideologia reazionaria del padre) e letterario (intervenendo nella polemica tra classici e romantici, sostenendo la bellezza assoluta dei classici)

2) primo momento creativo (1819-1822):i sette anni di studio minarono fisicamente Leopardi (che sviluppò una doppia gobba e si ammalò gravemente agli occhi), ma allo stesso tempo lo resero insofferente verso l’ambiente gretto e soffocante in cui era costretto a vivere.
• L’infelicità e l’insoddisfazione, insieme al bisogno di intraprendere qualcosa di grande lo spinsero in un primo momento a passare (A)dall’ERUDIZIONE (apprendimento) al BELLO, cioè alla poesia. Leopardi trova nella poesia un’energia nuova che gli dà la forza necessaria per conoscere il mondo. Leopardi inizia così la stesura dei “Piccoli Idilli” e scrive canzoni patriottiche di stampo classicista.
• Successivamente Leopardi matura la cosiddetta “conversione filosofica”, ossia quel passaggio (B) dal bello al vero e quindi dalla poesia alla filosofia. Ciò lo porta a distaccarsi definitivamente dalla religione e ad aderire alla filosofia sensistica e materialistica (SENSISMO  dottrina filosofica diffusa tra gli illuministi francesi ed italiani, pone la sensazione come strumento privilegiato in ogni processo conoscitivo. Materialismo  la materia è a fondamento della realtà).
• In questi anni Leopardi prepara in segreto la fuga da Recanati a Milano, ma il piano viene scoperto e rinuncia a partire. Le esperienze dell’adolescenza e della prima giovinezza, insieme a questo episodio, portano Giacomo ad elaborare un pensiero fortemente pessimistico, il cosiddetto Pessimismo individuale  Leopardi è convinto che la sofferenza sia dovuta ad un’individuale infelicità. L’unico conforto è dato dalla contemplazione della Natura, che viene vista come una “madre benevola”.

3) Secondo momento creativo (1823 -1824 circa)  compone lo Zibaldone tra il 1817 e il 1832 e le Operette Morali (dialoghi satirici e filosofici) nel 1824.
• In questi anni Leopardi delinea un PESSIMISMO STORICO  Leopardi sostiene che la sofferenza è del suo tempo e la colpa è degli uomini che, con la ragione e quindi con il progresso e la civiltà, si sono allontanati dalla natura. Corrotti dalla ragione gli uomini hanno abbandonato la strada indicata dalla Natura benigna e sono diventati egoisti. Gli antichi, al contrario, vivendo in comunione con la natura erano stati capaci di azioni eroiche e disinteressate.

4)Terzo momento creativo (1825-1829)
• Nel 1822 Leopardi aveva ottenuto il permesso dal padre di trasferirsi a Roma, ma la città l’aveva deluso profondamente. L’ambiente letterario gli era apparso mediocre, chiuso e arretrato.
Nel 1823 ritorna a Recanati con la consapevolezza di non poter sfuggire alla propria condizione.
Tra il 1825 e il 1828 viaggia per l’Italia spostandosi da Bologna, Milano, Firenze e infine Pisa dove ritrova l’ispirazione poetica: nel 1827 escono a Milano le Operette Morali e nel 1828 scrive “A Silvia” con cui si apre il ciclo dei Canti pisano-recanatesi (i Grandi Idilli).
• questi sono per Leopardi gli anni della poetica dell’indefinito e del vago
• il pessimismo di Leopardi diventa PESSIMISMO COSMICO, come testimoniano lo Zibaldone e le Operette Morali  la natura da madre amorevole diventa una “matrigna” cattiva e malvagia. La causa dell’infelicità dell’uomo è la Natura stessa che lentamente insinua nell’uomo il desiderio della felicità per poi negargliela costantemente. In questo nuovo sistema l’uomo non riesce più a rendersi conto del fine dell’esistenza.

La scoperta della natura maligna è contenuta nelle Operette Morali, in particolare nel “Dialogo della Natura e di un Islandese” che è il primo esempio di Pessimismo Cosmico

5) Periodo della disillusione (1830-1837)
1831 Leopardi si trasferisce definitivamente a Firenze dove stringe amicizia con Antonio Ranieri.
Nel 1833 si trasferisce a Napoli da Ranieri e la sorella.
Nel 1836 per sfuggire ad un’epidemia di colera scappa con Ranieri e la sorella in una cittadina vicino al Vesuvio.

E’ in questo periodo che Leopardi risolve il problema del Pessimismo sviluppando la concezione del SOLIDARISMO ATTIVO, concetto che viene espresso nella canzone
“La Ginestra”

Ideologia e poetica

La Poesia degli antichi e dei moderni:
Nel discorso di un italiano intorno alla poesia romantica (1818)i Leopardi, al contrario dei romantici, non condivide l’introduzione dei modelli della letteratura nordica e, diversamente dai letterati classici, respinge il principio di imitazione, falso, l’abuso della mitologia, le regole dei generi letterari ed esalta ciò che è spontaneo. (pensiero di leopardi sulla questione del dibattito culturale).
Con il Discorso Leopardi, quindi, polemizzò con i romantici, anche se in realtà le sue posizioni e la sua sensibilità erano affini alle loro: non difendeva gli antichi come modelli letterari di razionalità ma in quanto modelli morali, creatori di una poesia spontanea.
• Gli antichi e la poesia “di immaginazione”
Nel Discorso Leopardi distinse tra poesia antica e poesia moderna e affermò la superiorità della Poesia antica, considerata come espressione di fantasia e di immaginazione, qualità tipiche dei primitivi e dei fanciulli.

Gli antichi, vicini alla natura incorrotta e liberi dalla costrizione della ragione, avevano potuto creare i miti e le favole, cioè quelle “illusioni” che nascondono agli uomini il vero.
• I moderni e la poesia “di sentimento”
Con l’avvento della modernità invece l’equilibrio tra l’uomo e la natura si è rotto a causa della ragione che ha fatto cadere le illusioni e svelato la vanità dell’esistenza e degli sforzi per raggiungere la felicità. I poeti romantici hanno distrutto quindi la poesia antica fondata sull’immaginazione e ai moderni non resta che una poesia sentimentale legata alla realtà interiore che, attraverso il ricordo può ricreare la poeticità delle sensazioni percepite nella fanciullezza.
• La poetica dell’”indefinito” e della “rimembranza”
Gli elementi ricorrenti nella poetica di leopardi sono:
1) La teoria del piacere  elaborata nel 1820 da Leopardi all’interno dello Zibaldone
2) Il concetto di rimembranza
3) Il concetto di indefinito  (La poetica dell’’Indefinito e della rimembranza si ricollegano al sensismo secondo cui le sensazioni uditive visive etc stimolano la sensibilità dell’autore). La poetica della rimembranza e quella dell’indefinito sono presenti per la prima volta nel “Diario del primo amore”. Leopardi elabora il “Diario del primo amore” nel 1817 in età giovanile, dove l’autore, a partire dall’innamoramento della cugina già sposata (Gertrude Cassi Lazzari) e nella seguente delusione riflette sul suo dolore e fissa i punti base della sua poetica: vago, indefinito e rimembranza.

1) La teoria del piacere  il piacere più dolce è dopo una sofferenza, (ex. la quiete dopo la tempesta) e c’è più gioia nell’attesa di un avvenimento che nell’avvenimento stesso. (ex. il sabato del villaggio), tuttavia nella realtà il piacere infinito è irraggiungibile, e l’unico modo che ha l’uomo per raggiungere piaceri infiniti è mediante l’immaginazione
2) Rimembranza  quindi, Leopardi sostiene l’importanza del sottile e piacevole gusto nel ricordare cose passate, anche se filtrate dalla memoria (rimembranza).
Ciò che viene ricordato, tuttavia, può essere a) piacevole o b) negativo  in questo caso solo il sonno può dare sollievo e il momento migliore è il risveglio ricordo di una cosa spiacevole segue il risveglio alla mattina e solo il sonno da sollievo da questi brutti ricordi.
La realtà immaginata costituisce la compensazione, l'alternativa a una realtà vissuta che non è che infelicità e noia.
Quindi, per Leopardi la rimembranza è essenziale nel sentimento poetico e si fonde con la poetica dell’indefinito, conferendo “vaghezza” alla realtà vissuta (indefinito) e rende poetica persino un’esperienza dolorosa.
3)Indefinito e vago  Ciò che stimola l’immaginazione a costruire questa realtà parallela, in cui l’uomo trova l’illusorio appagamento al suo bisogno di infinito, è tutto ciò che è <<vago e indefinito>>, lontano, ignoto.

• Leopardi e l’ “Antologia”: rifiuto dell’idea di progresso
Secondo Leopardi il progresso è impossibile. La società del tempo era corrotta ed egli credeva che il progresso non fosse possibile, e che ci si dovesse rifugiare nella letteratura dei classici. ( ideologia ripresa dall’ antologia). Secondo Leopardi quindi il progresso porta all’allontanamento dell’uomo dalla natura.

Le opere
1) ESperimenti giovanili(1809 – 1815)
2) Opere giovanili:
a. Lo Zibaldone (1817 – 1822)
b. Diario del Primo Amore (1820)
3) L’epistolario (1816 -1837)
4) I canti
a. Le Canzoni civili e Filosofiche
b. I Piccoli Idilli
c. Dopo i piccoli idilli segue un periodo di “silenzio poetico”
d. I Grandi Idilli (o i Canti Pisano – Recanatesi)
e. Il Ciclo di Aspasia e le poesie satiriche
5) OPERETTE MORALI (1824)

1) Esperimenti giovanili (1809 -1815)
a) sonetti b) tragedie c) traduzioni di testi classici
d) opere erudite e filologiche  Tra le opere filologiche ed erudite spicca: Storia dell’astronomia, che pone sullo stesso piano superstizione e religione.

2) Opere giovanili
A) LO “Zibaldone”  è un’opera che è insieme diario e autobiografia, raccolta di appunti e pensieri di vario genere, abbozzi di componimenti poetici etc.
Nonostante il carattere frammentario dello Zibaldone, l’opera testimonia lo sviluppo intellettuale e spirituale di Leopardi. Lo stile è scorrevole e a volte schematico e ogni articolo è contrassegnato dal mese e dal giorno in cui è stato scritto. Sono presenti molte annotazioni, abbreviazioni ed elementi tipici di una scrittura non rivista e non interessata alla forma.
Il manoscritto ha circa 4000 pagine raccolte in 700 taccuini che fu lasciato da Leopardi in eredità ad Antonio Ranieri che, però, non lo pubblicò. Ora è di proprietà dello Stato italiano ed è conservato nella Biblioteca Nazionale di Napoli.
• Nello Zibaldone analizzando il rapporto uomo-natura si nota che in una prima fase la natura è vista come portatrice di valori positivi: è benigna e protettiva ed è contrapposta alla ragione corruttrice e alla società corrotta dominata dall’egoismo e dalla ricerca dei beni materiali.
• Nello Zibaldone, inoltre, Leopardi precisa queste riflessioni sull’infelicità dell’uomo aderenza al sensismo e alla formulazione dal luglio 1820, della TEORIA DEL PIACERE  il materialismo negava l’esistenza di un’entità spirituale, Leopardi al contrario avverte l’esigenza di conciliare la realtà biologico - materiale dell’uomo con la tensione verso l’infinito e la felicità assoluta. La Natura genera nell’uomo l’amore di sé e l’uomo, quindi, aspira a un piacere infinito, mentre i momenti di felicità sono brevi, illusori e poco appaganti.
Il vero piacere consiste nell’immaginare più che nel vedere realizzato un desiderio. La conseguenza è la noia, il senso di vuoto dato da una tensione inappagata.
In questa fase la natura è ancora vista positivamente poiché concede benevolmente illusioni all’uomo.
Le cause dell’infelicità, tuttavia, non sono più da attribuire alla storia, ma alla condizione psicologica ed esistenziale dell’uomo, animato da un desiderio inappagabile di piacere.

B) Diario del 1° amore  ”. Leopardi elabora il “Diario del primo amore” nel 1817 in età giovanile dove, a partire dall’innamoramento verso la cugina già sposata (Gertrude Cassi Lazzari) e nella seguente delusione, riflette sul suo dolore e fissa i punti base della sua poetica: vago, indefinito e rimembranza.

3) Epistolario : Il rapporto con il padre
L’Epistolario è una raccolta di lettere scritte da Giacomo Leopardi nella quale l’autore racconta le vicende della sua vita. Molto importante è il rapporto con il padre che viene descritto e messo in evidenza nella Lettere.
I temi che predominano nelle lettere sono due:
a) Il senso di oppressione e dell’impossibilità della fuga dall’ ambiente provinciale di Recanati
b)La progressiva perdita delle speranze

All’isolamento geografico del luogo in cui è nato e cresciuto Leopardi, si aggiungeva la severa figura paterna. Monaldo ebbe un ruolo importante per Recanati perché permise l’istruzione in tutto il paese ed era indubbiamente una persona colta che si rifiutò di lasciare al figlio la possibilità di vivere autonomamente e non si preoccupò di trovargli un’occupazione. Il titanismo (aspetto fondamentale della vita Leopardiana) ovvero l’atteggiamento, tipico del Romanticismo, di ribellione contro ogni tirannide e contro il destino che grava sulla condizione umana.
(la lettera “L’aspirazione all’autonomia” è uno dei documenti più drammatici dei suoi rapporti con il genitore).
Nell’800 il comportamento del padre nei confronti del figlio era molto oppressivo (es. i figli davano del voi al padre) ma nel 900 il rapporto cambia, e il figlio si ribella al comportamento del padre.
<< .. Io so che la felicità dell’uomo consiste nell’esser contento, e però più facilmente potrò esser felice mendicando, che in mezzo a quanti agi corporali..>>  mostra il disinteresse per le cose materiali.
Alla fine della lettera afferma che solitamente i padri giudicano più facilmente i figli degli altri, ma Monaldo giudica male lui più di ogni altra persona.


4) I Canti
Troviamo una prima formulazione teorica dei Canti già nello Zibaldone.
Edizioni e struttura 
La 1° edizione, stampata a Firenze nel 1831 presso l’editore Piatti, conteneva 23 testi. . Antonio Ranieri curò la raccolta definitiva, uscita con 41 testi presso l’editore Le monne. Le liriche sono distribuite dall’autore sia in base all’ordine cronologico di stesura dei componimenti sia in base al genere.

a) Le canzoni civili e filosofiche  la raccolta si apre con le canzoni civili e filosofiche in cui il poeta esalta le età antiche e condanna l’epoca presente.
Prevale un lessico ricercato
(All’Italia,Sopra il monumento di Dante, Ad Angelo Mai, Bruto minore e Ultimo canto di Saffo)
Negli anni tra il 1818 e il 1823 Leopardi affrontò il problema dell’infelicità dell’uomo nell’ottica del pessimismo storico. Secondo il poeta, il genere umano si è allontanato da una condizione originaria di felicità in cui la natura era una natura benevola, e l’uomo dopo essersi allontanato diventa infelice. Scrive poesie filosofiche poiché la poesia è fatta solo per le persone più colte.

Il componimento All’Italia (1818) affronta il tema civile delle tristi condizioni dell’Italia soggetta al dominio straniero. Leopardi inizia un ideale pellegrinaggio attraverso la storia umana, alla ricerca del tempo delle nobili illusioni.

La canzone sopra il monumento di Dante (1818) parla delle misere condizioni in cui si trova l’Italia e sollecita gli italiani a prendere esempio dai grandi del passato.

L’educazione civile è al centro delle due canzoni: Nelle nozze della sorella Paolina in cui Leopardi affronta il motivo dell’educazione dei giovani ai valori antichi e invita la sorella e le donne italiche a preferire figli infelici, purché forti, nobili d’animo e pronti a combattere per la libertà della patria. (A un vincitore nel pallone).

Bruto Minore e Ultimo Canto di Saffo sono i canti del suicidio:
le due canzoni Bruto Minore e Ultimo canto di Saffo si collocano proprio negli anni in cui Leopardi passa dall’idea della natura madre benigna all’idea di natura matrigna. L’uomo è vittima innocente di un inganno crudele.
- Bruto: guida la congiura uccide Cesare e si suicida davanti al crollo dei suoi ideali
- Saffo: donna greca di sgradevole aspetto, probabilmente omosessuale, ma con un animo stupendo che, non vede ricambiato il suo amore da Faone e sentendosi esclusa dal mondo si suicida (per Leopardi è un componimento molto importante in quanto si sente legato a Saffo per via della sensazione di sentirsi escluso dal mondo)

Ultimo canto di Saffo: (1822)
Nel componimento Leopardi utilizza uno stile alto anche perché si parla di una poetessa greca. Saffo, una poetessa greca, innamorata di Faone e non ricambiata, esprime la propria sofferenza rivolgendosi alla natura. Nel poema alla contemplazione di un sereno paesaggio notturno si contrappone l’immagine di una natura sconvolta dall’uragano, che Saffo predilige perché rispecchia il suo stato d’ animo. La poetessa, come se fosse sgradita nel regno si sente respinta da tutto ciò che è bello. Saffo si chiede quali siano i motivi della sua condanna di tanta infelicità. La conclusione è sconsolata: tutto è mistero, il destino è inesplicabile e la sola certezza umana è la legge del dolore. L’unico mezzo dato all’uomo per ribellarsi contro un cieco destino è il suicidio.


E’ importante notare come in questa prima fase della poetica di Leopardi, l’autore sembra avere la consapevolezza che davanti alle difficoltà della vita (in particolare la caduta degli ideali o l’inadeguatezza) la soluzione sia il suicidio.

• Suicidio secondo Leopardi 
morte vista come il modo per risolvere un dissidio con l’esterno.

• Suicidio secondo Foscolo
la morte è la via d’uscita da qualsiasi tipo di sofferenza.

• Suicidio secondo Alfieri  La morte è la soluzione per risolvere dei dissidi interiori molto forti.

• Suicidio secondo Manzoni La morte è vista come una soluzione positiva che serve per un bene superiore ed è, quindi, frutto di una provvida sventura.


B) Piccoli idilli  Leopardi abbandonò l’ispirazione storico-mitologica per temi più personali. Sono quadretti poetici definiti dal poeta come “esperimenti, situazioni e avventure storiche del suo animo”, ricche di riflessioni di carattere universale e autobiografico.
La sintassi è piana, scorrevole e talvolta colloquiale.
(L’infinito, Alla luna, La sera del dì di festa,Il sogno e La vita solitaria.)

I piccoli Idilli sono stati composti tra il 1819 e il 1821.
IDILLIO  il termine “Idillio indicava brevi componimenti lirici di tematica pastorale di poeti greci. Leopardi, invece, tramite la percezione visiva ed uditiva della realtà creava una poesia dell’immaginazione, del sentimento, della rimembranza e dell’indefinito.
Si crea, così, un discorso lirico- soggettivo, il poeta mette in scena se stesso, luoghi familiari.
Caratteristiche principali Piccoli Idilli:
1) il sensismo, che deriva dall’osservazione che porta a delle sensazioni uditive, visive, olfattive
2) Infinito ed Indefinito
3) Le conseguenti riflessioni esistenziali.
Il paesaggio della e la contemplazione della natura offrono al poeta lo spunto per riflessioni esistenziali
Gli aspetti della realtà sensibile suscitano sensazioni visive e uditive indefinite:
• Nell’Infinito : una siepe che impedisce di vedere l’orizzonte spinge il poeta a immaginare un mondo lontano sconfinato.
• Alla luna: è l’idillio della ricordanza, la luna abbellisce il passato anche se è stato triste.
• La sera del dì di festa: si sviluppa il motivo dell’infelicità e della solitudine
• Il sogno: il poeta sogna l’incontro con una fanciulla morta e amata in passato (potrebbe essere Silvia)
• La vita solitaria: descrive l’io lirico


L’Infinito
Composto nel 1819, apparve insieme ad altri piccoli idilli sulla rivista bolognese “Il Nuovo Ricoglitore”. È formato da endecasillabi sciolti,
• la poesia è ricca di deittici , i pronomi dimostrativi vogliono significare qualcosa che è vicino al poeta (questo) o qualcosa al di là della siepe (quello) e vi è una continua tra deittici.
 Nei versi 1-3  gli aggettivi questo e quella sono riferiti al colle e alla siepe la siepe impedendo allo sguardo di spingersi fino all’estremo orizzonte stimola l’immaginazione.
 Nei versi 4-8  il pronome “quella” riferita alla siepe, indica che l’Io lirico si sta allontanando dagli oggetti concreti.
 Nei versi 8-13  questa è opposto a quello, ciò il finito è contrapposto all’infinito.
• Il ritmo è veloce nel primi versi, esso dà senso di staticità e finito (es. “sedendo” “questo colle”) mentre rallenta, anche a causa della presenza delle cesure, nei versi successivi dando il senso di infinito (es. “interminabili”, sovrumani”).
• L’infinito è rappresentato da aggettivi lunghi (es. profondissima) in veste di enjambement. Gli infiniti presenti nella poesia sono quello fisico e interiore.
• Il vento, presente nella poesia, è l’elemento sonoro che riporta alla realtà il poeta e lo aiuta a riflettere sulla vita. Vi è , quindi, la presenza dei dati sensoriali oggettivi (uditivi e visivi).


La lirica esprime il tema romantico della tensione dell’io verso l’infinito. L’impossibilità di vedere l’orizzonte sollecita l’immaginazione del poeta, che inizialmente si immerge nell’idea di infinito però in seguito il vento lo riconduce al limitato presente e infine si annulla con piacere nel mare dell’infinito.


Alla luna
Poesia composta nel 1819, pubblicata inizialmente con il titolo “La ricordanza”, nei Canti compare con il titolo “Alla Luna”

Il tema della lirica è quello della rimembranza. Il poeta osserva la luna, simbolo della forza rasserenatrice della natura, e le parla come a una creatura cara. Il poeta ricorda che l’anno prima era salito su quel colle (facendo riferimento all’Infinito), ma il volto della luna era apparso tremolante perché il poeta aveva gli occhi velati dal pianto. E anche se nulla è cambiato e il suo animo è ancora pieno di sofferenza, ricordare il dolore di allora gli provoca sollievo.
Ripensare al passato, infatti, anche se è doloroso è a) fonte di piacere perché alimenta le illusioni ed è b) fonte di consolazione perché sembra allontanare l’idea della distruzione e della morte.

La Poesia può essere divisa in 3 parti:
 Dal VV. 1-5 Il poeta si rivolge alla Luna
 Dal VV. 6-10  Il poeta ricorda la propria esistenza dolorosa e travolgente
 Dal VV. 11- 15  Il poeta parla delle illusioni giovanili.

Elementi stilistici:
• Vi è un rapporto intimo tra la luna e il poeta, infatti vi è una continua alternanza di io (poeta) e tu (luna) mentre in “la sera del dì di festa” la luna è distaccata ma aiuta il ricordo del poeta.
• Troviamo la presenza di deittici e di cesure
• il “colle” riporta alla poesia “infinito”.
• La parola “affanno” fa riferimento al “la sera del dì di festa” poiché in entrambe si parla della luna e nella teoria del piacere si afferma che “il piacere è figlio di affanno” la sofferenza ci porta al godere/piacere


La sera del di’ di festa
Composta a Recanati nel 1820.
TEMA  I nuclei tematici della lirica partono da immagini visive ed uditive del mondo esterno e si sviluppano poi per associazioni emotivo-affettive che accostano la sera e il giorno di festa, l’infanzia del poeta e l’angoscia del presente.

La Poesia può essere divisa in 4 parti:
1) (vv 1-15) Paesaggio notturno e donna nel contesto notturno 
Il poeta contempla il paesaggio lunare nella sera di un giorno di festa e lo interiorizza. La quiete evoca in lui il ricordo dell’amata, che a quell’ora sta già dormendo.
• le negazioni (non ti morde, non sai, né pensi…) contrappongono la spensieratezza della donna all’angoscia del poeta, escluso dai sogni e dai pensieri della fanciulla e destinato ad un’esistenza di dolore.
• (..”già tace ogni dolore”)  è una sinestesia ( si utilizzano percezioni sensoriali che non sono adatte agli elementi)
• La parola “affanno” riporta alla poesia “Alla luna” poiché il piacere è figlio d’affanno (teoria del piacere) la sofferenza ci porta al piacere. Si fa rifermento a Silvia poiché in entrambe si parla di speranza (“speme”).
2) (VV. 15-23) La festa degli altri e la disperazione del poeta (dal generale al particolare)  La quiete e la donna sono in sintonia tra loro ma in contrasto con il poeta poiché la natura apparentemente benigna è in realtà crudele l’ha condannato a una vita dolorosa, privandolo persino della speranza.
3) (VV. 23-39) Il canto dell’artigiano e i grandi imperi dimenticati ( dal particolare all’universale, gioventu’ e vecchiaia) Il canto dell’artigiano che rientra a casa interrompe d’improvviso la meditazione del poeta: la sensazione uditiva mette in moto nuovi e più disperati pensieri sulla caducità della vita umana. Così come è passata la festa, allo stesso modo il tempo porta via ogni cosa: anche gli eventi gloriosi dell’impero di Roma appartengono solo al passato e non contano più niente.
4) (VV. 39-46) Dal giorno di festa ad una sensazione infantile (conclusione simile al Sabato del villaggio)  Il canto che si perde in lontananza nella notte ricorda al poeta un altro canto udito da fanciullo, quando, insonne, rimaneva sveglio deluso e pieno di angoscia, dopo aver tanto atteso il giorno di festa: allora, come adesso, la sensazione era di dolore, quando un canto si diffondeva in lontananza nel silenzio della notte. Anche se il mondo esterno si è arricchito di particolari, di figure e di voci, su tutto domina il dramma del poeta: il ricordo della fanciullezza gli fa avvertire ancora di piu’ la sua solitudine.

Il filo conduttore del componimento  anche l’infelicità del poeta è destinata ad annullarsi nello scorrere del tempo. Ciò fa si che la sua disperazione iniziale si rassereni, e che egli si senta parte di un destino universale.

C) Silenzio poetico 
Compreso tra il 1823-1828 inizia un periodo di silenzio poetico. C’è una nuova visione pessimistica della natura avvertita come matrigna che impedisce l’immaginazione.  nascono le Operette morali.

D) i grandi Idilli (o canti pisano – recanatesi) 
tra i Piccoli Idilli e i Grandi Grandi Idilli (1828-1830) Leopardi vive alcune esperienze umane e professionali: l’allontanamento da Recanati, l’incontro con Pietro Giordani e l’amore per Teresa Carniani Malvezzi, LA rinascita della sua ispirazione, di sentire e immaginare  in questo nuovo contesto, la prima fonte del sentimento poetico è ancora la RIMEMBRANZA : alla dolcezza del ricordo, si unisce ora la consapevolezza del presente e delle illusioni giovanili perdute. Per questo motivo i Grandi Idilli sono attraversati da immagini liete, create dalla memoria, ma accompagnate costantemente dalla crudezza del vero, da un pessimismo cosmico.

Il fascino della rimembranza: è presente in “A Siilvia”  sintesi di autobiografia e meditazione che rievoca una fanciulla contenta che però è morta diventando simbolo di speranza di felicità di Leopardi poi delusa dalla dolorosa realtà. E in ”le ricordanze “ dove il poeta è assalito dai ricordi dell’infanzia.
La vita pisana e piacer figlio di affanno: li troviamo in “la quiete dopo la tempesta” rappresentazione della teoria del piacere.
Magia del paesaggio e rimpianto della giovinezza: li troviamo in “il passero solitario” canto della solitudine giovanile, si gioca tra la corrispondenza dell’ambiente esterno e la condizione dell’animo del poeta.
Quadro idillico e pessimismo: li troviamo in “il sabato del villaggio” riprende il tema del piacer figlio di affanno per affermare l’idea che il piacere non è mai attuale ma solo futuro o passato (felicità del sabato). E in “Canto notturno di un pastore errante dell’Asia” l’uomo si interroga sul significato dell’esistenza. Un pastore domanda alla luna che senso ha la sua vita e la vita dell’uomo. Si chiede anche se l’uomo sarebbe stato più felice se fosse nato uccello del cielo ma tutti gli esseri viventi sono condannati a compiere un viaggio senza senso in un universo indifferente.


A Silvia
E’ la prima canzone libera da rime poiché si dà più valore al contenuto, composta nel 1828.
Tema dominante  sono la rimembranza e la caduta delle illusioni giovanili. Il poeta pone a confronto il destino della fanciulla (morta prematuramente ed è la speranza di felicità del poeta) e del poeta (vede cadere le sue illusioni).
La lirica si apre con il ricordo di Silvia, compagna di giovinezza del poeta, il quale nel tracciarne il ritratto aveva in mente probabilmente Teresa Fattorini, figlia del cocchiere, morta di tisi appena ventenne.

La poesia è costituita da 6 strofe. Ogni strofa può essere suddivisa in sviluppi tematici

La quiete dopo la tempesta
Composta nel 1829, rientra nella riflessione di Leopardi sulla teoria del piacere: Si afferma che c’è più gioia dopo un dispiacere;
- la tempesta fa riferimento alla natura maligna (pre- pessimismo cosmico).
- Questa poesia si associa “al sabato del villaggio” per la presenza della teoria del piacere tornano gli elementi visivi (es. la montagna, il sereno) e quelli uditivi ( romorio, ripete il suo verso).
- Si fa riferimento anche al “dialogo di un islandese” e la “ginestra” dove la conclusione è il solidarismo attivo. - Il poeta ironizza sulla natura maligna chiamandola “natura cortese”.
- La parola affanno (piacer figlio di affanno teoria del piacere” fa riferimento alle poesie “Alla luna” e “la sera del dì di festa” poiché in entrambe è presente questo elemento.

Canto notturno di un pastore errante dell’Asia
• La canzone fu composta nel 1829, sottolinea il pessimismo cosmico.
• Il poeta aveva letto alcune notizie relative all’opera di un viaggiatore russo,il barone Meyendorff ,in cui si descrivevano le usanze dei pastori kirghisi dell’Asia centrale, ed era rimasto colpito dal fatto che, durante la notte questi pastori improvvisavano parole tristi guardando la luna.
• Questo viene anche definito il canto delle “Grandi domande profonde dell’uomo”.
• Diversamente dagli altri Canti Pisano – Recanatesi, qui manca il tema della rimembranza e dell’illusione e prevale la riflessione filosofica fondata sul “Vero”.
• Anche l’ambientazione è diversa: Non è incentrata su Recanati, ma il luogo è lontano, sconfinato. Il protagonista è un pastore anonimo, solitario, al quale il poeta affida il proprio messaggio di dolore universale.
• E’ un componimento costituito da 6 strofe a cui corrispondo sviluppi tematici differenti:

• La luna in questa poesia è completamente indifferente nonostante le domande a essa presentate collegamento alle altre poesie: “ la sera del dì di festa” la luna è distaccata ma aiuta il ricordo del poeta invece in “alla luna” c’era un rapporto intimo tra essa e il poeta, in “il sabato del villaggio” la luna guarda con assoluto distacco.
• Il poeta afferma che il bambino appena nasce piange come se sapesse che la vita è sofferenza, l’infinito che prima era positivo diventa negativo e la vita è maligna.
• Nella conclusione il pastore si chiede se è forse lui a sbagliare tutto, pensa che le pecore non soffrano ma in realtà soffrono Pessimismo cosmico (si chiede il significato dell’esistenza).
• La vita del pastore è simile a quella della luna, essa sorge alla sera e lui all’alba, mentre la differenza è che la vita umana non è immortale mentre quella degli astri si. Afferma che la vita è un viaggio senza senso , persino venire al mondo è pericoloso  i genitori ti devono consolare.
• Il pastore ipotizza che la luna conosca il mistero dell’esistenza, e lui sa solo che l’uomo nasce per soffrire.

E) Il ciclo di aspasia e le poesie satiriche 
L’ultima fase della produzione di Leopardi si colloca dopo l’allontanamento definitivo da Recanati (1830).
Il ciclo di Aspasia è un ciclo di cinque canti. Aspasia era il nome della celebre cortigiana amata dall’ateniese Pericle, che leopardi attribuì alla Targioni Tozzetti.
- “il pensiero dominante” dove l’amore è l’unica potenza per sconfiggere il tempo
-“Amore e morte” dove si presentano due entità che generano coraggio e determinazione e la morte è una fanciulla che fa cessare ogni dolore
- “Consalvo” dove si registra una caduta della tensione espressiva
- “A se stesso” che rappresenta un’interruzione del sentimento verso una donna concreta
- “Aspasia” dove l’autore si rivolge alla donna amata un tempo ed evoca il suo volto ma emerge la consapevolezza di aver amato solo una sua immagine creata dal cuore e non una donna vera.

Poesie satiriche 
Nella sua ultima fase dell’esistenza, trascorsa a Napoli,Leopardi si dedica alle poesie satiriche per criticare l’ottimismo ideologico del suo tempo “superbo e sciocco”: la satira politica e la satira metafisica contro la fede appaiono in due componimenti non conclusi dei Canti dove sono presi di mira alcuni esponenti dello spiritualismo cattolico napoletano. La tensione agonistica è già presente nelle due canzoni sepolcrali e negli ultimi due canti “il tramonto della luna “ e “la ginestra”.

Crisi della visione antropocentrica: La ginestra
Leopardi si distaccò dalla religione e aderì al sensismo, riteneva che il Cristianesimo non ha reso l’uomo meno infelice. Il suo pessimismo si diresse così verso la scoperta della natura negativa.
Da qui nasce “la ginestra” che critica qualsiasi forma antropocentrica. Il poeta afferma un’idea di progresso fondata sul pessimismo, animato da una nuova volontà di lotta siccome l’infelicità è immutabile l’unica soluzione è accettare coraggiosamente la verità della propria insignificanza nell’universo, stringersi insieme in un patto di solidarietà contro la minaccia della natura  SOLIDARISMO ATTIVO concetto laico.
L’allegoria del fiore del deserto: la ginestra è allegoria della vita che resiste alla distruzione, sommersa dalla lava accetta con dignità la morte ma sa tornare a fiorire dove nessun altro fiore è capace di attecchire. Questo è il testamento poetico di Leopardi.

La ginestra
La canzone è stata composta nel 1836, viene considerato il “Testamento Poetico di Leopardi”
STILE:
- La struttura ci riporta ai Sepolcri.
- La frase posta come “introduzione” è una critica al progresso e alla società: Leopardi critica anche il secolo superbo perché crede di trovare una soluzione nel progresso.
- Si accostano termini comuni ad altri illustri.
Il tema  è l’uomo contro la natura.
Leopardi narra che sulle pendici del Vesuvio, dove la vita è impossibile per via delle continue eruzioni, cresce il fiore della Ginestra, un fiore giallo che cresce solo negli ambienti aridi, inospitali.
Quando il vulcano erutta la ginestra oppone alla lava una coraggiosa e fragile resistenza. Il fiore coraggiosamente risorge sulla, e con il suo profumo sembra rallegrare le vallate desolate.

Con questa allegoria Leopardi invita l’uomo a comportarsi come la Ginestra e quindi a resistere contro la sofferenza, ma per farlo l’uomo deve unirsi ad altri uomini. Solo così nasce la solidarietà e dal male si ricava il bene.
Questa morale di solidarietà rivela un pessimismo combattivo di fronte all’esistenza: il poeta critica gli intellettuali che si rifugiano in illusioni politiche e religiose e ribadisce il valore della ragione. Per Leopardi, infatti, è la ragione stessa che davanti al potere distruttivo della natura e del tempo, fornisce agli uomini uno strumento di consapevolezza della verità del loro nulla.
Leopardi, così,
1- testimonia il vero, l’insignificanza del genere umano rispetto al cosmo
2- sostiene l’idea utopistica di una fraternità su cui costruire una società nuova contro la vera nemica, la natura.
3- questo solidarismo è un solidarismo laico  si sta insieme per la sopravvivenza (a differenza del solidarismo religioso secondo il quale si sta insieme per una concezione religiosa di base).


Confronto Leopardi e Voltaire


Questa concezione leopardiana è in contrasto con la concezione di Voltaire della vita,
del “coltivare il proprio orticello”, infatti:
Leopardi  preromantico, cerca un colpevole tra la natura e l’uomo, rimane nascosto nel suo pessimismo
Voltaire  Preilluminista. Il Candido cercava un mondo migliore spinto dal suo precettore Pangloss (come Leopardi che vuole uscire da Recanati pensando che fuori sia tutto migliore) ma arriverà ad una sofferenza generale. Ma è un pessimismo diverso da quello di Leopardi poiché parte da un concetto positivo “il migliore dei mondi possibile, Leopardi invece partirà da una negatività di base, da un pessimismo che da individuale diventerà poi cosmico e, quindi, generalizzato.
I due autori arriveranno, poi, a conclusioni diverse:
Voltaire  “coltivare il proprio orticello” e vivere nel proprio piccolo
Leopardi  la sofferenza è comune e tutti gli uomini devono unirsi.

5) Operette morali(1824)
Leopardi compose le Operette morali nel 1824.
Sono 20 testi in prosa di argomento filosofico e satirico, scritti in forma di dialogo.
Il poeta già da tempo meditava di dedicarsi alla composizione di “dialoghi” e “novelle”.
Edizioni 
La prima edizione dell’opera , pubblicata dall’editore Stella, comprendeva venti operette ; ma se ne aggiunsero altre quattro nel 1832.
Ci furono due edizioni successive: 1834 e quella definitiva del 1845.
Fonti 
Le fonti dell’opera furono le ispirazioni dovute alla tradizione satirica e greca dello scrittore Luciano di Samòsata (Leopardi riprese il suo sarcasmo pungente), venne però influenzato anche dalla narrativa degli illuministi francesi (es. Voltaire).
Temi 
a) elogio del mondo antico b) la ricerca della felicità c) la consapevolezza della natura matrigna
d) l’impossibilità di soddisfare l’aspirazione al piacere (teoria del piacere), d) la noia e) la morte f) la solidarietà tra gli uomini accumunati dall’infelicità (non suicidarsi è un atto di solidarietà verso gli altri  si passa dall’accettazione del suicidio al suo rifiuto).
Molteplicità di personaggi 
Per comunicare il proprio pensiero, Leopardi si serve di personaggi sia reali sia del mondo letterario, ma utilizza anche creature fantastiche, scrittori (es. Parini), scienziati (Es. Copernico) e storici (es. Colombo). E infine utilizza anche personificazioni ( natura, moda, morte).
• Storia del genere umano : narrazione allegorica e mitica delle vicende dell’umanità
• Dialogo della moda e della morte: morte e moda, sorelle, fanno patire l’uomo con torture
• Dialogo di un folletto e di un giorno: vi è l’illusione antropocentrica criticata da un folletto e uno gnomo che osservano che l’estinzione degli uomini non ha prodotto conseguenze catastrofiche e la vita della natura prosegue come se nulla fosse accaduto (folletto e gnomo discutono sulla centralità dell’uomo e della sua esistenza)
• Dialogo della Natura e di un islandese: pessimismo cosmico, un islandese attraversa il mondo cercando di sfuggire al dolore della Natura
• Dialogo di Plotino e di Porfirio: morale solidaristica, Plotino cerca di convincere l’amico Porfirio ad abbandonare i progetti suicidi, la vita è dolore e noia ma gli uomini devono rendere sopportabile l’esistenza
• Dialogo di un venditore d’almanacchi e di un passeggere: un viaggiatore dimostra che il solo piacere possibile si trova nel futuro, quello provocato dall’attesa
• Dialogo di Tristano e di un amico: è ironica,accusato da un amico di essere troppo pessimista, Tristano finge di cambiare opinione e di accettare l’ottimismo delle filosofie egemoni
• Parini ovvero della gloria: trattatello, Parini mostra l’insensatezza della realtà
• Dialogo di Cristoforo colombo: in viaggio verso l’America

Dialogo della natura e di un islandese
Il protagonista è un islandese che decide di allontanarsi dagli uomini e dalla società a causa della loro aggressività e competitività.
Una volta trovato riparo dalla società gli si pone un nuovo problema che turba la sua esistenza: la natura inospitale della sua nazione.
Si mette dunque in viaggio per il mondo ma in ogni luogo dove va trova condizioni climatiche sempre diverse ma pur sempre nocive per la natura umana;
Così il suo vagare diventa una impossibile fuga dalla natura; questa fuga, paradossalmente, lo porta al cospetto della sua acerrima nemica che cercava di evitare.
Inizia così una discussione nella quale la natura spiega che le leggi della fisica (sulle quali si basa il “funzionamento” dell’ universo) non sono fatte per il bene dell’ uomo.


Questo è il primo esempio di Pessimismo Cosmico.

Personaggi
- L’islandese  uomo stravagante che viaggia in tutto il mondo e incontra la Natura in una zona inesplorata dell’Africa
- Natura  rappresentata come una donna gigantesca, seduta per terra, con il busto eretto e il gomito appoggiato ad una montagna.

STILE  Linguaggio ricercato, struttura elaborata, presenza di frasi negative.

Dialogo di un venditore d’almanacchi e di un passeggere
Dialogo scritto nel 1832.
- L’acquisto di un calendario diventa l’occasione per ribadire un aspetto centrale del pensiero di Leopardi. l’unico piacere a cui l’uomo può aspirare si trova nel futuro ed è frutto delle attese e delle illusioni che rendono sopportabile l’infelicità del presente.
- Un viaggiatore, invitato ad acquistare un calendario, dimostra che il solo piacere possibile si trova nel futuro: è quello provocato dall’attesa e dalla speranza, dalle illusioni che alleviano la condizione di infelicità del presente.

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