Giacomo Leopardi in breve

Vita, formazione e personalità

Leopardi scrive della sua vita ed è per questo che si hanno tante informazioni su di lui (Zibaldone). Lo Zibaldone non ha carattere sistematico. Giacomo Leopardi è un filosofo – poeta. Oltre a scrittore, è pittore e musicista. E’ consapevole di essere intellettualmente superiore agli altri ma fisicamente inferiore. Nasce a Recanati, possedimento dello Stato Pontificio, ovvero un ambiente culturalmente chiuso e reazionario. Leopardi odia Recanati ma fatica a distaccarsene. Leopardi è nobile e lo stile di vita dei nobili è poco aperto ad altre classi. Tutta la vita di Leopardi si svolge nel suo palazzo e non gli è concesso di stare con i suoi coetanei: per molti questo è normale ma Giacomo si sente in gabbia. Il padre, il conte Monaldo, è molto colto e non è in grado di gestire i propri possedimenti perciò è aiutato dalla moglie, la nobildonna Adelaide, la quale si occupa della gestione economica. Adelaide è una donna forte e concreta e non è affettiva nei confronti dei figli, è bigotta. La madre di Giacomo non loda mai i figli che sono però molto intelligenti e meriterebbero riconoscimento da parte di Adelaide, la quale ritiene che il suo atteggiamento serve per renderli più forti e meno superbi. I fratelli di Giacomo sono Carlo, Luigi e Paolina. Per gioco i fratelli Leopardi ricreavano un altare e facevano una messa. Leopardi è stato molto condizionato dalla famiglia. Giacomo ha un’intelligenza fuori dal comune: la madre lo denigra, il padre se ne vanta. Leopardi si sente gratificato dal padre ma d’altra parte è difficile per lui essere all’altezza delle aspettative del padre. Leopardi è sempre alla ricerca di qualcuno che lo ami e non lo sfrutti. Giacomo non è solo estremamente intelligente ma anche altrettanto sensibili. Da solo Giacomo impara greco, latino, inglese, francese e tedesco al punto di leggere, capire e tradurre perfettamente. Il suo precettore lo lascia quando ha 14 anni perché ritiene di non dovergli insegnare più nulla. Una personalità così geniale non può che sentirsi “stretta” nel piccolo mondo di Recanati. Non è fisicamente sano, ha problemi agli occhi. Il male agli occhi lo fa soffrire fisicamente ma anche perché non può leggere facilmente. Ha ossa deboli e il troppo studio lo fa ingobbire. Nessuna donna si innamora mai del tutto di lui ma al massimo solo del fascino della sua intelligenza. Gli manca una vera esperienza d’amore. Nelle poesie del ciclo di Aspasia parla della sofferenza dovuta all’amore ma questi sono gli unici componimenti in cui ne parla. Leopardi è consapevole che le sue mancanze fisiche gli hanno impedito di provare l’amore corrisposto. Il suo primo innamoramento è per una cugina ospite da loro per un giorno: non è amore vero ma è la scoperta dell’amore. Silvia è la figlia del cocchiere di casa Leopardi e il suo vero nome è Teresa Fattorini. Nelle poesie di Leopardi Teresa non è Teresa, è la figura allegorica di Silvia, simbolo della giovinezza. Teresa muore giovane di tisi. Nel 1819 c’è il primo tentativo di fuga di Leopardi. I genitori non lo lasciavano andare via perché il padre egoisticamente non se ne voleva separare e la madre non voleva spendere soldi. Dopo la fallita fuga, Leopardi va in depressione. Leopardi ha modo di iniziare uno scambio epistolare con il classicista progressista Pietro Giordani e dopo il loro incontro c’è un cambiamento nella sua vita e nei suoi studi, perché si apre anche ad altri studi classici. Nel 1822 visita Roma ma ne rimane deluso e la definisce una grande Recanati. Visita anche Pisa, Venezia, Firenze, Milano tornando periodicamente a Recanati anche a causa dei suoi problemi di salute. Diventa storpio a causa della malattia. E’ invitato e apprezzato in molti salotti tranne da Tommaseo, il quale ritiene che il dolore di cui parla Leopardi nelle poesie corrisponda al suo dolore ma Leopardi dà importanza alla distinzione tra i dolori. Incontra Antonio Ranieri, con il quale stringe amicizia. Leopardi ha sempre problemi economici e vive a volte di elemosina, un po’ dei soldi dei genitori, un po’ lavorando come traduttore. Ranieri è amante di diverse donne tra cui Fiammetta. Si pensa ad un amore omosessuale tra Giacomo e Antonio. Fanny si innamora di lui solo per il suo aspetto intellettuale e Leopardi ne rimane deluso. Quando supera il trauma si trova a Napoli, dove inizia il suo periodo del titanismo. Un anno dopo la composizione della Ginestra, Leopardi muore. Leopardi stima Manzoni ma non condivide le sue idee. Nel 1816 avviene la prima conversione di Leopardi, dal’erudizione al bello: la prima parte della sua vita è occupata dallo studio erudito e dalla filologia, in seguito alla conversione Leopardi scopre la lirica (poesia), ovvero ciò che non è frutto di ragione ma di emozione. Nel 1917 avviene la seconda conversione di Leopardi, dal bello al vero: si rende conto che il bello è illusione e il vero è la scoperta della ragione. Non è democratico né rivoluzionario e non è aperto nei confronti del popolo. Scrive canzoni civili e politiche come “All’Italia” e “Ad Angelo Mai” perché non può sottrarsi all’attualità storica. Scrive anche un poemetto satirico in versi, ovvero “I paralipomeni della batracomiomachia”. Le opere civili e patriottiche di Leopardi sono sempre e comunque legate a lui e alla sua visione del mondo. Dallo spunto politico offertogli dalla storia di Bruto si evidenzia il titanismo alfieriano di Leopardi (infatti Bruto si era ucciso per non essere riuscito a combattere la tirannide). Le opere politiche di Leopardi sono splendide ma non si possono considerare propriamente politiche perché è sempre molto presente l’elemento autobiografico.

Il pensiero

In Leopardi si va da pessimismo a titanismo: supera i limiti dell’uomo, l’uomo è parte di tutto e per vivere bene deve stare con gli altri (social catena). La vita è sofferenza e illusione. L’uomo ha la ragione e con essa deve rendersi conto che la vita è fatta di illusioni e l’uomo per andare avanti ha bisogno di esse; tuttavia con la ragione deve essere in grado di ponderarle. La storia ha dimostrato che la sofferenza non si può evitare. L’antagonista di Leopardi è la natura perché è la natura che lo ha fatto nascere in quel luogo e con quelle caratteristiche fisiche. Pessimismo di Leopardi: individuale, cioè guarda a sé; storico, cioè ritiene che la sofferenza c’è sempre stata; cosmico, cioè crede che tutto ciò che nasce è destinato a soffrire. Fase del pessimismo storico: la sofferenza è nella vita di tutti gli uomini. Pessimismo cosmico: non soffre solo chi ha la ragione ovvero l’uomo, ma tutto è sofferenza. Il dolore è una condizione universale (cosmica). La natura è la causa della sofferenza. Leopardi si paragona a Saffo perché la natura li ha fatti nascere brutti ed entrambi sono poeti innamorati e non ricambiati. La natura è matrigna nel momento in cui dona la ragione all’uomo. Leopardi supera la fase del pessimismo cosmico e afferma che la ragione è un dono ed è l’unico strumento posseduto dall’uomo per evitare di soffrire perché è grazie alla ragione che si può capire che in realtà la natura è indifferente nei confronti dell’uomo: ogni cosa segue il suo corso (meccanicismo illuministico). La visione della natura in Leopardi è in evoluzione: prima madre, poi matrigna, infine indifferente. L’uomo è consapevole di non poter mai essere felice. Nonostante tutto il dolore, Leopardi sceglie di reagire. L’unica possibile soluzione all’individualismo e alla sofferenza è la comunanza tra gli uomini. L’uomo, unito agli altri nella social catena, diventa grande (titanismo). Il titanismo, o pessimismo eroico, è l’ultima fase del pensiero di Leopardi. La ginestra è il primo fiore che rinasce dalla lava: quando c’è un’eruzione, accetta di andare incontro alla morte resistendo fino a quando si può; poi rinasce più forte di prima dal terreno divenuto fertile. L’uomo deve essere come la ginestra e accettare razionalmente il dolore. Appena un uomo raggiunge l’oggetto del desiderio, comincia a desiderare qualcos’altro. La felicità è un momento tra il dolore precedente e quello successivo. Il piacere non è una condizione permanente. Si desidera sempre il piacere ma non si raggiunge mai: inutilità del desiderio. Quando non si desidera più nulla subentra uno stato di noia. Il pensiero di Leopardi è parallelo a quello di Schopenhauer. La salvezza non viene da Dio ma da noi qui ed ora, tuttavia la sofferenza è una costante. L’immaginazione è diversa dalla fantasia perché l’immaginazione è più legata alla realtà ma non vincolata ad essa. Leopardi prende le immagini dalla realtà e le traspone sul piano dell’immaginazione.

Leopardi tra Classicismo e Romanticismo e il ruolo della poesia

Da giovane il suo unico modo per evadere è la lettura e si fa comprare dal padre tanti libri. Nel periodo a Recanati lo studio è un’ossessione. Leopardi si schiera con i classicisti perché appartiene ad una famiglia reazionaria e Recanati era nello Stato Pontificio e la Chiesa remava contro ogni tipo di innovazione. Successivamente si ha un Leopardi romantico ma supera anche questo periodo: è senza tempo. Non è romantico perché segue la corrente del Romanticismo, è romantico perché lo è dentro. Leopardi condivide con i romantici l’idea di non imitare sterilmente i classici e di non abusare della mitologia. Conosce tutto il mondo classico e anche la filosofia antica. Studia il mondo classico perché è l’unico che possiede la vera poesia. Fa una distinzione tra mondo classico, caratterizzato dall’ingenuità del bambino, e età moderna, “contaminata” dalla ragione dell’adulto. Il mondo classico è depositario della poesia vera perché è incontaminato e ingenuo come un bambino e non segue la ragione. La poesia non è fatta con la ragione. La ragione porta dolore perché toglie le illusioni. Le illusioni che avevano gli antichi sono state eliminate dalla ragione del mondo moderno. La ragione non può entrare nella poesia. La poesia deve dare felicità. Con Leopardi si può parlare di sensismo: le percezioni sensoriali ispirano poesia. Doppia sensazione: dal senso vero e proprio (vista, udito, ecc) scaturisce un’altra sensazione come ad esempio un ricordo. I sensi non sono veri ma evanescenti: secondo Leopardi la poesia è sfumata. Dalle descrizioni di oggetti materiali si passa ad un ricordo, ad una fantasia, ad un’immagine (sfumato). Nella sfumatura è fondamentale il ricordo. Alla sfumatura contribuisce anche il lessico: si parla di termini “peregrini”, cioè desueti, che aiutano a sfumare. La poesia è canto dell’anima, difatti chiama i suoi componimenti “Canti”. Il canto è un’espressione non contaminata dalla ragione e il canto è qualcosa di immediato per cui non serve studiare e lo stesso vale per la poesia in quanto tutti hanno in sé la tensione alla poesia. La migliore poesia è quella antica e ingenua ma non si può più tornare indietro perché l’uomo, entrato nella fase della civiltà e della ragione, ha perso la sua ingenuità. I canti di Leopardi vengono chiamati “Idilli”. Gli idilli si rifanno ad un ideale mondo pastorale. La poesia romantica, opposta a quella antica ingenua , è sentimentale, ovvero riflessiva. La poesia è infinita e sfumata.

Le operette morali

Le Operette Morali si possono assimilare alle “Epistulae Morales ad Lucilium” di Seneca, in cui l’obbiettivo è far vivere meglio gli uomini e liberarli dalle paure, in particolare quella della morte, che rende gli uomini infelici. Secondo Leopardi il cristianesimo ha reso la morte paurosa. Seneca combatte la paura della morte dicendo che essa è irrazionale perché l’ultima morte non è sentita da noi e l’unica morte di cui bisogna avere paura è quella di tutti i giorni. Si giunge alla felicità se non ci si fa sopraffare dalle illusioni. Le Operette Morali sono scritte prima della Ginestra ma trattano le stesse tematiche. La prosa, la lingua e lo stile non sono mai stati ripresi: non ha né precedenti né continuatori. La lingua è un misto in cui figurano sia termini dialettali sia latinismi. I personaggi sono presi da ambiti diversi: non si parla di qualcuno in particolare, l’importante non è il personaggio ma il tema affrontato.

“L’infinito”

E’ la poesia emblema del Romanticismo. Tendenza all’infinito (Sensucht). Sonetto scritto da Leopardi a Recanati. Sensazione di desiderio inappagato. La siepe è un elemento fondamentale. La siepe impedisce di vedere: è il finito che genera l’infinito. L’unico modo per cogliere l’infinito è non vederlo: l’infinito si coglie con l’immaginazione. La siepe perde le sue caratteristiche fisiche reali. “Sempre” vuol dire infinito ed è l’avverbio del cuore. Tempi e modi verbali che danno l’idea della continuità. L’infinito non ha niente di divino o metafisico perché Leopardi è ateo. Come per Foscolo, anche per Leopardi l’uomo è materia. Leopardi vede il singolo proiettato nell’universale. L’infinito è ciò che viene dopo la vita, ma solo dopo una vita vissuta per e con gli altri e una vita in cui si è costruito qualcosa. Per dare l’idea dell’infinito Leopardi usa situazioni e parole sfumate come “ermo”, parola desueta. Usare parole desuete dà l’idea dell’evasione nel tempo. Nella poesia c’è l’io: individualismo. Senso del sublime. Linguaggio apparentemente semplice ma in realtà estremamente curato e studiato. Lo sfumato è creato anche dalla memoria.

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