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1 - La storia

La poesia è una lirica composta il 20 aprile del 1828, anche se la forma definitiva verrà poi scritta il 29 settembre dello stesso anno.

Leopardi scrisse questa poesia a Pisa, appena reduce da un periodo della sua vita in cui si era dedicato unicamente alla composizione in prosa. La sua ispirazione giunse durante la composizione de Il Risorgimento (composizione appena antecedente a questa), con cui diede inizio ai Grandi Idilli.

2 - La poesia

La prosa è senza dubbio ambientata nella città natala di Leopardi, Recanati, è ciò è notabile dalla presenza di un edificio che rappresenta un chiaro rimando alla casa del poeta. La critica poetica ha, da sempre, attribuito la figura di Silvia a Teresa Fattorini, la figlia del cocchiere di casa Leopardi e quindi anche lei risiedente a Recanati.

Nella poesia, il poeta si trova nel mese di maggio, mese in cui lui sentì cantare il suo amore, facendo provare al poeta una fiducia nel futuro, facendolo risorgere dal periodo di blocco poetico.

Sia la figura di Leopardi, che quella di Silvia sono accomunate dalla natura tipica dalla giovinezza, caratterizzata da illusioni, fiducia nell'avvenire che sembra promettere gioie. Quel momento passato fa spazio, poi, alla figura del fiore stroncato dalla morte (infatti Teresa morirà giovane di tisi) e la sua morte rappresenterà anche la morte di ogni speranza che il poeta rappresenterà come l'apparir del vero.

Quindi, Silvia, nella poesia, rappresenta la speranza giovanile, che poi volge il secondo lato, quello reale, della medaglia personificandolo con la morte della fanciulla.

Analisi metrica

Il componimento è detto canzone leopardiana, componimento tipico del poeta formato da sei strofe di lunghezza variabile. In questa poesia vi sono 27 versi senza rima, mentre gli altri rimano liberamente e in stili differenti.
L'ultimo verso di ogni strofa rima sempre con uno di quelli precedenti della stessa strofa e sono sempre settenari. Gli enjabement presenti risaltano le parole chiave, soprattutto il termine quiete ai versi 7 e 8.

Vi sono diverse allitterazioni, come quella del suono vi che ricorda il nome della protagonista, e anche dalle lettere t ed l. Inoltre sono presenti delle anafore ai versi 28-29 e 49--52.

Inoltre sono segnalabili due metafore (Sudate carte e Faticosa tela), una metonimia (man veloce) e, ai versi 29 e 30, un Climax.

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