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La sera del dì di festa


La notte è dolce, chiara e senza vento, attraverso le finestre, trapela qua è là la luce della lampada accesa. Tu dormi, non ti tormenta alcun affanno, non sai e non immagini quale ferita apristi nel mio petto.
Nei primi versi la natura ed il paesaggio notturno sono i protagonisti, è un momento di grande pace e di idilliaco e autentico rapporto con la natura stessa, che infonde serenità.
O donna mia: apostrofe
Già: metonimia
Tu dormi motivo della donna che dorme indifferente alle sofferenze di chi la ama è un motivo classico.
Tu dormi: anafora, ripropone il tema dell'indifferenza, inoltre il contrasto tra i due, sottolineato, dall'uso dei pronomi Tu ed Io. Tu dormi io mi affaccio a salutare questo cielo così benigno in apparenza.
Dal V. 13 inizia un ribaltamento totale del conforto della natura: essa viene definita antica, per evidenziare la precarietà della vita umana rispetto al cosmo, e onnipossente, può infatti creare o distruggere a suo piacimento, non è più madre, ma matrigna, lo generò per farlo soffrire.
Nego...Speme: prosopopea, è la natura stessa che parla, personificata dal poeta, e che, come una maledizione, afferma di avergli negato anche la speranza Speme, e che gli occhi del poeta non brilleranno d'altro, se non di pianto.
Questo è stato un giorno festivo Si rivolge alla donna, ora riposati dagli svaghi. La immagina mentre sogna tutti gli uomini su cui ha fatto colpo e soprattutto quanti le sono piaciuti e l'autore con più negazioni ribadisce la sua convinzione di non essere tra questi, non può nemmeno sperarlo. Si domanda quanto gli resti da vivere e a questo pensiero subentra l'angoscia vera e propria del poeta, giorni orrendi in anni così giovani, In così verde etate = metafora = gioventù.
AHI: con questa esclamazione passa da considerazioni sul proprio dolore a riflessioni più generali, sulla nullità di tutte le cose e racconta di udire il canto dell'artigiano che a tarda notte dopo il divertimento, torna nella sua povera casa, e così come tutto il resto il suo canto di allontana sempre di più, tutto passa, tutto è fugace e quasi non lascia traccia.
Il tempo tiranno porta via ogni accadimento umano. Si domanda che fine abbiano fatto i popoli gloriosi antichi, le battaglie famose, e il grande impero di Roma, Domanda retorica sulla condizione di dimenticanza.
Tutto, si riferisce a mondo.
C'è un ritorno all'infanzia, nella quale, come ora, non riusciva a dormire nel dì di festa.
L'affievolirsi della voce, a causa della lontananza, gli fa stringere il cuore. Al canto dell'artigiano associa la caducità della vita. Consapevolezza del dolore dell'uomo.
La contemplazione notturna si unisce al tema della disperazione del poeta.
E' notte e il poeta contempla il paesaggio illuminato dalla Luna, che si presenta dolce, chiaro e senza vento, mentre da lontano appare nitido il profilo delle montagne. All'incanto della pace notturna fa contrasto, l'angoscia del poeta consapevole, che la sua donna dorme tranquillamente, dopo aver trascorso con gioia il giorno di festa, durante il quale si è lasciata corteggiare da tanti giovani. Ella non sa quale profonda piaga ha aperto nel cuore del poeta, il quale deve amaramente constatare, che la natura onnipotente lo ha destinato alla sofferenza, per lui non c'è neppure la speranza. Si chiede quanto tempo gli rimarrà ancora da vivere, getta un grido di dolore.
Intanto ode da lontano il solitario canto dell'artigiano, che ritorna alla sua povera casa dopo i divertimenti della giornata festiva. Ciò fa pensare come tutto al mondo passa, e quasi non lascia traccia. Del dì festivo, più nulla rimane, così come intere epoche della storia, pur splendide un tempo per civiltà e valore, non hanno lasciato che tenui memorie, destinate anch'esse a scomparire. Già da fanciullo, quando al giorno festivo bramosamente atteso subentrava la notte, egli giaceva insonne nel letto ad ascoltare, a tarda notte, un canto che lentamente si spegneva in lontananza, mentre nel cuore penetrava una profonda tristezza, al pensiero che tutte le cose umane, finiscono nell'oscurità e nel silenzio.
Oscillazione costante tra presente e passato e rifluisce del motivo dell'infinità del tempo che vanifica tanto le grandi imprese quanto il dolore e l'infelicità individuale.
Silenzio = Pace
Vita dolorosa, senza speranze
Intera vicenda umana, il tempo cancella e distrugge ogni opera dell'uomo.
Attesa del dì di festa: speranza di un domani più felice
Osserva la donna: meditazione
Fine di un giorno di festa atteso con il carico di speranze tipico dei giovani, segna la disillusione dell'io, divenendo metafora del nulla eterno a cui ogni cosa è destinata.
Notte placida, rapporto tra l'io lirico e luoghi familiari che suscitano emozioni.

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