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Giacomo Leopardi, con il Discorso di un italiano sopra la poesia romantica, si schiera contro il Romanticismo. La sua polemica nasce in seno alla concezione negativa della realtà che in quanto tale non può perseguire il fine dell’arte, cioè la bellezza. L’opposizione al realismo romantico ha un fondamento ben diverso da quello dei classicisti. Essa, si fonda su una concezione congeniale alla condizione dei popoli nella fase iniziale della propria cultura. D’altra parte “storicizzando” l’essenza della poesia, Leopardi finirà per ammettere che la poesia “fantastica” antica non può essere riproposta nell’età razionalistica moderna, a cui si addice la poesia “sentimentale”, affermazione di fatto pienamente romantica.
La posizione di Alessandro Manzoni: Adesione piena alla poetica romantica esprime viceversa negli stessi anni, Alessandro Manzoni, con la Lettera al signor Chauvet e la lettera a Cesare D’Azeglio Sul Romanticismo contribuisce a definire i caratteri, toccando i temi principali della battaglia romantica contro il classicismo. Nella prima argomenta che esse limitano l’ispirazione e l’espressione dell’artista. Importante è soprattutto l’affermazione per la quale il giudizio sull’opera letteraria non deriva dal confronto con le regole esteriori, ma da quello tra le intenzioni dell’autore e la loro effettiva realizzazione. Nella lettera Sul romanticismo Manzoni polemizza l’uso della mitologia respingendo l’idea che essa sia necessaria a rendere poetico il contenuto dell’opera letteraria.

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