La poetica leopardiana


L’originalità della poetica leopardiana nasce dalla fusione di istanze romantiche, quali l’accettazione della condizione dolorosa dell’esistenza e lo “stare nella disperazione” a testa alta, e le certezze materialistiche di derivazione illuminista e settecentesca, fondare sulla concezione di una natura in perenne movimento e tale da travolgere affetti, bellezza, giovinezza, virtù, poesia e ogni più alto valore. È questo l’”arido vero”, rivelato all’uomo dalla ragione, a cui però Leopardi invita a reagire guardando, senza infingimenti e senza illusione consolatorie, il desolato nulla che si apre davanti a noi, vivendo fino in fondo la nostra infelicità.
Questo “stare nella disperazione” è, come già detto, tipicamente romantico, ma non costituisce una condizione d’immobilità, in quanto comporta un complesso processo psicologico, consistente, da un lato, nell’avvertire e riconoscere le ragioni del cuore, le gioie e le speranze della giovinezza, i sogni, i ricordi, e , dall’altro lato, nel comprendere la loro caducità ed infondatezza, al di là dell’indubbio fascino che esercitano su di noi. Ne deriva un’oscillare del Leopardi tra cuore e sentimento, disponendosi certo non ad “imitare”, ma a “cantare” i moti dell’animo umano in questo perenne oscillare tra speranze e delusioni. È del tutto superata pertanto la poetica neoclassica di rivestire di belle forme tali moti del cuore, che invece il Leopardi rende mirabilmente nella loro intima connessione con la componente rende mirabilmente nella loro intima connessione con la componente concettuale. Così il poeta esprime sempre insieme il bello ed il vero, i miti dell’esistenza ed il loro inevitabile negarsi. Il momento della meditazione e quello dell’illusione o della rimembranza s’intrecciano componendosi in un’espressione lirica che appare sempre misurata, lontana da eccessi emotivi o fantasiosi, sia da sofisticati razionalismi. Coerentemente con l’originalità della poetica, Leopardi si è allontanato anche dalla metrica tradizionale, ricorrendo all’endecasillabo sciolto ed allo schema della canzone, ma usandola in grande libertà. Anche il linguaggio poetico è straordinariamente innovativo, poggiando su parole di uso comune, fuggendo da ogni compiacimento letterario, ma anche su parole arcaiche, pur sempre senza preziosismo, vedendovi piuttosto un modo per accentuare quel senso di vago che, a giudizio del poeta recanatese, costituisce la misura della poeticità.
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