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Operette morali

Nel 1824 scrive le prime 20 operette morali che vengono poi pubblicate nel 1827. Leopardi con quest'opera Leopardi sperava di vincere il premio dell'Accademia della crusca. Il 1827 è l'anno della pubblicazione della prima edizione dei promessi sposi. Nel 1825 ne scrive un'altra e nel 1827 ne scrive altre 2. Nel 32 ne scrive altre due : dialogo di un venditore di almanacchi e di un passeggere e il dialogo di Tristano e un amico. Le operette però sono 24 perché ne viene eliminata una. Nel 1850 verrà messa all'indice dei libri proibiti. 
Leopardi le aveva definite dialoghi satirici alla maniera di Luciano. Si tratta di dialoghi in genere abbastanza brevi e dialogici, anche se alcuni sono narrativi/ discorsivi. Si tratta di una prosa che oscilla tra l'ironia e tra la riflessione. Sono testi in cui troviamo descritti situazioni e personaggi appartenenti al mito, alla storia oppure sono personaggi appartenenti alla fantasia. Questi personaggi famosi non sono descritti nel loro aspetto eroico, ma sono immersi calati nella banalità della vita quotidiana, vita che la natura assegna a ciascun uomo. Operette perché c'è un abbassamento alla dimensione satirica. Sono i temi cari a Leopardi: rapporto uomo natura, il piacere, la morte il suicidio. Il piacere esiste o come negazione di qualcosa o come attesa di un piacere futuro. Sono tutti i temi su cui Leopardi riflette nello Zibaldone. Nelle operette morali questi temi sono espressi attraverso la fantasia, racconti fantastici, non c'è la trattazione e la riflessione filosofica. Leopardi si propone di svelare all'uomo il vero, di irridere alla fiducia nel progresso e vuole proporre dei nuovi comportamenti di vita che siano coerenti con questa consapevolezza del vero: questo si rea a MORALI, i nuovi costumi, modelli di vita, da adottare tenendo conto del vero. Per quanto riguarda lo stile si può parlare di una prosa d'arte. È una prosa molto varia, nei toni, nel linguaggio. Lo stile varia dallo stile aulico/elevato, allo stile filosofico/medio, allo stile colloquiale. Prevale la paratassi, evita discorsi complessi. Non sono le frasette accostate una all'altra, evita la confusione dell'ipotassi. Ha una ricchezza di vocaboli straordinaria, queste scelte linguiste segnano la lontananza tra le opere di Leopardi e i promessi sposi. È un esempio unico in tutto il panorama del tempo. Si tratta di una prosa filosofica d'arte. Non vuole proporre una lingua indirizzata ad un pubblico vasto: pur nella sua semplicità della struttura paràtattica è complessa e non scontata.

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