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Lo Zibaldone

Lo Zibaldone, compilato tra il 1827 e il 1832, è un diario e autobiografia, raccolta di appunti e pensieri di vario genere.
Il manoscritto è di circa 4000 pagine, raccolte in sette taccuini, e fu lasciato in eredità da Leopardi a Ranieri che però non lo pubblicò. Oggi è proprietà dello stato Italiano ed è conservato nella Biblioteca Nazione di Napoli.

Diario intellettuale e spirituale

L’opera testimonia lo sviluppo intellettuale e spirituale di Leopardi:
- Gli appunti iniziali (1819-1821) contengono le più significative enunciazioni della poetica leopardiana;
- Tra il 1822 e il 1824 aumentano le annotazioni filologico-linguistiche e compaiono gli scritti destinati a fornire materia per le Operette morali;
- Tra il 1826 e il 1828 è approfondito il problema dell’infelicità dell’uomo.

Lo stile del non finito

Lo stile è scorrevole e dinamico, a volte schematico. Ogni articolo è contrassegnato dall’anno, dal mese e dal giorno in cui è stato scritto, con abbreviazioni, annotazioni, frasi sospese, elementi tipici di una scrittura non rivista, a scopo personale e non interessata alla forma.

Diario del primo amore

Scritto tra il 14 dicembre 1817 e il 2 gennaio 1818, sotto forma di diario. Racconta l’innamoramento del poeta per “una Signora Pesarese”, Gertrude Cassi, cugina di Monaldo. La forma del diario è un dialogo interiore del poeta stesso.
Costituisce un componimento verso la poesia degli Idilli, che avrà al centro la storia “sentimentale” dei suoi pensieri. L’amore, per Leopardi, non coincide mai perfettamente con una singola donna. Diventa un’avventura della mente, che accarezza un’idea e ne insegue la purezza.

Troviamo:
- Il sonno come strumento per affievolire i pensieri e la sofferenza;
- I ricordi che si affievoliscono con il passar del tempo;
- La ricordanza.

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