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Giacomo Leopardi e Alessandro Manzoni

Vita e pensiero
Leopardi nacque a Recanati il 29 giugno 1798 da famiglia nobile ma con problemi finanziari, nelle Marche che in questo periodo erano sotto lo Stato Pontificio. Già da piccolo iniziò a studiare con un precettore e poi continua da autodidatta studiando dai libri della grande biblioteca del padre. Questo impegno nello studio fa si che la sua debole salute sia compromessa per sempre. Nel 1819 cercò di suicidarsi ma non riuscendo progetta di fuggire ma viene scoperto dal padre e pochi mesi dopo scrisse l’infinito e successivamente gli altri Piccoli Idilli. In queste poesie si nota il pensiero di L; chiamato pessimismo storico, lui pensava che l’uomo è necessariamente infelice e la natura che in questo periodo è immaginata da Leopardi; come benigna a creato sin dall’origini un rimedio all’uomo: l’immaginazione e l’illusione.
Nel 1822 andò a Roma da uno zio e lì rimase deluso perché non riuscì a trovare persone di grande cultura. Dopo 6 mesi ritorna a Recanati e scrive lo Zibaldone una specie di diario personale dove scrive i suoi pensieri le sue riflessioni. Nel 1825 si trasferisce a Milano, Bologna, Firenze e Pisa e nel 1829 compose i grandi Idilli come ecc. In questo periodo il suo pensiero mutò e la concezione della natura benigna entrò in crisi infatti L; pensa che la natura è crudele e la colpa dell’infelicità non è più dell’uomo ma solo della natura stessa e per questo tutti gli uomini sono infelici.
A Firenze fece amicizia con Antonio Ranieri qui si innamoro di una donna che poi morì.
Nel 1833 si ritira a Napoli con il suo amico Ranieri e qui muore per un’epidemia di colera il 14 giugno 1837.
Leopardi tra tutte le varie forme poetiche privilegia il canto. Dato che il poeta visse tra l’età del Romanticismo e Classicismo pensò ad una unione di due correnti letterarie e creò il classicismo romantico. Che non era ne molto fantasioso ne molto eroico e ne molto passionale. Nel pensiero di Leopardi non esiste la felicità si può sentire questo sentimento al termine di un dolore o durante l’attesa di un piacere. All’inizio il poeta pensava che gli unici ad essere felici erano gli animali ma capisce che erano solo sciocchi e non capivano i loro sentimenti infatti all’animale basta coccolarlo ed è felice.
Un’altra occasione in cui si prova felicità e quanto si rammenta cioè quando si ricorda il passato anche se doloroso questo è presente anche nelle sue poesie come alla luna.
In questo periodo risalta anche Manzoni, sono autori del risorgimento che prendono il movimento del romanticismo: Manzoni, fu sia romanziere che poeta mentre L; viene ricordato soprattutto come poeta anche se nella sua vita a scritto anche un romanzo. Per l’opera d’arte doveva trarre aspirazione dalla realtà, doveva essere utile per la vita, e doveva attrarre il lettore con elementi fantastici e passionali.
Per L: invece le caratteristiche della sua poesia erano che quanto più un immagine è lontana tanto più è poetica, sceglie sempre come luogo per ambientare le sue poesie la notte e l’infinito che fa pensare a ciò che è irraggiungibile. La poesia per il poeta è il canto di un uomo solo davanti all’infinità dell’universo ed deve essere ricca di illusioni.
Un’altra differenza è che Manzoni: si converte al Cristianesimo vedendo nella religione la verità, mentre L: rimarrà ateo e vedrà nella religione la menzogna. Una differenza importante M: trovò l’amore il due matrimoni mentre L; rimase solo ed scuso per tutta la sua breve vita.

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