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Giacomo Leopardi - La poetica

Leopardi nasce a Recanati nel 1798 e muore a Napoli nel 1836. La poetica di Leopardi è come se andasse avanti e indietro con la letteratura. Lui è pensatore e poeta allo stesso tempo. Con Leopardi si modificano i generi letterari. Per il poeta i lettori devono sentire le sue sensazioni. Quindi la poesia deve essere evocativa di sentimenti. Leopardi considera Recanati come un borgo selvaggio, tanto da tenersi a distanza da tutti. Il padre, il Conte Monaldo, ha fatto troppi errori nell’investire i soldi. Infatti, egli prova a sposare una donna, ma lei lo lascia sull’altare. Cosi il padre di Leopardi si avvicina ad Adelaide Antici (la mamma di Leopardi). Adelaide avrà tre figli, i quali sono trattati con freddezza, perché loro non sono anche dei conti come i genitori. Infatti non gli è concesso di fare nulla, solo di stare a casa. Verso i 14 anni Giacomo, crescendo, inizia ad avere i primi problemi di salute. Principalmente il giovane ha la tubercolosi ossea, da cui derivano tutte le altre malattie. Lui sa di non star bene, ma in fondo non si cura, perché pensa che sia stato Dio a dargli queste malattie. Per questo motivo, studia da solo principalmente il mondo antico, la poesia neoclassica, la filosofia illuminista.

Leopardi studia chiuso dentro casa tutto ciò che gli capita di leggere. Effettua uno studio matto e disperato che dura per 7-8 anni. Riesce a leggere anche i testi greci a soli 9 anni. Lui si definisce un poeta classico, ma in realtà è l’unico poeta romantico. Per Giacomo Leopardi gli antichi erano felici, perché a diretto contatto con la natura. Gli uomini della sua epoca no, perché vivono in una società moderna. L’uomo, con l’immaginazione, costruisce all’infinito. Leopardi, a soli 15 anni, scrive la “Storia dell’Astronomia”, dove spiega cos'è riunendo tutti i più grandi scienziati dell’epoca. Per Leopardi, gli antichi hanno la capacità di scrivere poesia, l'“Idillio” che è la poesia dell’immaginazione. Perciò l’uomo entrava in contatto con la natura, creava miti, ovvero delle invenzioni grazia all’immaginazione. Il poeta afferma che la poesia antica è la migliore e ha rovinato tutto il progresso. La natura è benigna e l’uomo è spinto dalla ricerca del piacere che è l’origine dell’infelicità. Il piacere indica che l’uomo desidera cose infinite all’infinito, quindi non le avrà mai. Il piacere e la noia si trovano insieme e rappresentano il male più assoluto. L’unica via di fuga è la poesia. L’ultima fase della poetica leopardiana è il titanismo. Per Leopardi la natura in realtà è malvagia, perché è disinteressata a noi, segue un corso proprio. Perciò per ottenere la salvezza, tutti devono soffrire e resistere al dolore.

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