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Le fasi del pessimismo leopardiano

Giacomo Leopardi
Leopardi, con la “conversione filosofica”, passa dalla Letteratura alla Filosofia. Nel 1819 conosce Giordani e con lui si sfoga per l’insofferenza verso Recanati, si apre alle idee progressiste e nel 1817 inizia a scrivere lo Zibaldone.

ZIBALDONE: miscuglio e fedele specchio della filosofia di Leopardi.
In esso Leopardi riporta meditazioni brevi o estese e qui si forma il suo pensiero filosofico che viene diviso in:
- PESSIMISMO STORICO;
- PESSIMISMO STORICO-INDIVIDUALE;
- PESSIMISMO COSMICO
.
Il pessimismo STORICO affronta la motivazione del perché l’uomo è infelice. All’inizio per Leopardi l’infelicità umana non dipende dalla natura, che di per sé non dà all’uomo la felicità, ma soltanto delle illusioni che lo spingono a sopportare l’infelicità della vita. L’uomo diventa infelice per colpa della ragione (prerogativa umana) che fa scoprire la vanità delle illusioni. Secondo il poeta più l’uomo avanza col progresso, più la civiltà diventa infelice.

Conclusione: Si parla di pessimismo storico, perché è basato sull’idea dell’infelicità che diventa un dato storico. Leopardi afferma che la poesia, l’eroismo (“le urne dei forti” di Foscolo) sono illusioni che consentono all’uomo di ricercare la felicità e richiamano l’ideologia foscoliana.

Nello Zibaldone Leopardi oppone natura e ragione. Leopardi afferma che la natura è grande, la ragione è piccola; la natura ha creato uomini felici, la ragione è il principio dell’infelicità degli uomini; la natura è il regno del bello, degli eroici entusiasmi, della poesia, la ragione è il regno del vero, demolisce i sogni, inaridisce la poesia.

Il pessimismo storico è detto individuale. E' storico, perché stabilisce l’infelicità come frutto del progresso della civiltà che coinvolge l’intera società umana. È la storia della società umana che porta a questa conclusione. E' individuale, perché il poeta vive il contrasto tra i sogni di bambino e la verità (“arido vero”) che scopre avvicinandosi all’età adulta. Un individuo da piccolo è meno infelice che da adulto e la colpa dell’infelicità è della ragione umana.
Le illusioni per il poeta sono favole che svaniscono quando subentra la ragione.
Nel congedo del Sabato del villaggio, Leopardi invita il “garzoncello scherzoso” a godere della sua infanzia e delle sue illusioni. Nel Discorso di un italiano intorno alla poesia romantica egli dichiara che la ragione è nemica della vita umana.

Tra il 1819 e il 1823 Giacomo Leopardi:
* aderisce al pieno materialismo e si stacca dal cattolicesimo;

* Entra a far parte del sensismo illuministico;

* Svanisce l’unica illusione dell’eroismo civile (falliscono i moti rivoluzionari);

* Fugge da Recanati (lettera al Giordani);

* Si reca a Roma, dove si trova male.
Questi cinque punti sono le cause che gli procurano una tremenda depressione. Rivolgendosi allo studio di filosofi e sensisti definisce la sua idea di piacere, ossia di felicità.
In sintonia col sensismo del 1700 crede che la ricerca del piacere sia insita nella natura umana e continua per tutta la vita. Siccome l’uomo ha un infinito bisogno di felicità e i piaceri umani sono tutti finiti, ovvero limitati, da questo contrasto nasce l’infelicità dell’uomo.
Essa deriva dall’impossibilità di soddisfare il piacere dal momento che l’uomo è in grado di soddisfare soltanto un piacere. Quindi la natura (“natura matrigna”) diventa colpevole dell’infelicità umana, diviene carnefice della sua famiglia. Per Leopardi adesso l’infelicità dell’uomo non è più un dato storico, ma individuale, costitutivo dell’uomo.
Tutto ciò che compone l’universo soffre. Avviene il superamento del pessimismo storico e individuale (tutti soffrono). I mondi “sono infelici di necessità”.

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