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Il dialogo di un venditore di almanacchi e di un passeggere

È una scenetta dialogica (botta e risposta). Il venditore di almanacchi rappresenta il punto di vita ingenuamente ottimistico sulla vita, mentre il passante ha una visione più amara, più pessimistica, anche se non esprime quell'ironia pungente quel sarcasmo presente nelle altre. C'è la malinconia nel passante che c'era di far ragionare il venditore di almanacchi in modo malinconico e anche con atteggiamento bonario, benevolo, altre volte è molto duro, aspro pungente. Qui c'è questo atteggiamento malinconico commosso.
Il passante con le sue domande vuole fare dire al venditore che nessuno degli anni precedenti non è stato un anno positivo è che quindi la vita non è felice. Arriva a far dire al venditore che non vorrebbe ripercorrere rivivere la vita già passata, nel passato non c'è mai stato un anno felice. Sono stati più numerosi i momenti tristi che i momenti felici durante la vita. Non sa dire che vita vorrebbe.

Il dialogo di Plotino e Porfiro

Porfiro vuole suicidarsi e Plotino spiega che il suicidio è una cosa contro natura, perché nell'uomo è connaturato lo spirito di autoconservazione. I due concordano sul giudizio sulla vita, che è vana e concordano sul l'unico modo per sfuggire ad essa: il suicidio. Plotino però lo considera come un atto di debolezza nei confronti di quelli che soffrono e cercano di spiegare i problemi. Inoltre il suicidio provoca dolore agli amici  ed è considerato un gesto egoistico. Il motivo della fraternità e dell'aiuto reciproco sarà uno dei tempi principali nella Ginestra. La morte è un bene, ma deve giungere naturalmente.

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