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Dialogo della Natura e di un Islandese

La natura viene personificata. Dialogo tra l’islandese (punto di vista di un cittadino comune di media cultura) che pone domande alla natura ed essa risponde. Una natura che si presenta matrigna. In Leopardi non c’è una visione religiosa, si basa su quelle che sono le discipline materialistica. Dietro l’islandese si nasconde Leopardi. Natura come grande donna spietata che si pone come nemica dell’uomo. Nel brano c’è la tecnica dell’accumulo (= enunciare uno dopo l’altro diverse situazioni, stagioni, sofferenze, disgrazie, impegni ecc)
Iniziamo il testo. Ricerca paragonata a Vasco De Gama. Come Vasco De Gama anche l’islandese nel suo viaggio ha incontrato la Natura (-> donna seduta in terra appoggiata con la schiena e i gomiti alla parete della montagna. Volto bello e terribile con occhi e capelli nerissimi). Leopardi mette in luce la motivazione per la quale si è messo in viaggio -> è andato via per la stoltezza degli uomini perché litigano per acquistare piaceri, acquistare diletti. E’ andato via non per sottrarsi al lavoro ma perché gli da fastidio la società di uomini che si perdono nella futilità. Si è ridotto in solitudine. E’ andato via anche perché era stanco di patire le stesse stagioni. Lui si trova in difficoltà e per non creare una situazione di disagio agli altri decide di partire. Invece di mettere in discussione le cose che non gli stanno bene fugge. L’islandese ha girato diversi paesi sempre senza dar molestia agli altri. Lui osserva e tiene sempre buono il proposito iniziale cioè di non infastidire gli altri. I fiumi lo inseguivano come se fosse vittima di qualcosa (personificazione). In questa fuga c’è il pericolo imminente in ogni parte del mondo. La natura è crudele e maligna, l’uomo continua a scappare ma in nessun angolo trova pace. Quando nomina il filosofo parla di Seneca. Nella riga 85 mette in luce che tra gli uomini c’è una cosa imperfetta come questo desiderio del piacere condotto agli eccessi che diventa un vizio che può portare al pericolo. Lui si è astenuto ma comunque è andato incontro alle malattie perdendo la vista. Mette in evidenza che è stato anche in Lapponia dove le nevi sono tanto forti e il bianco è accecante. “Io non mi ricordo aver passato un giorno solo della mia vita senza aver passato qualche pena” il patire e il godere sono due cose dell’uomo alla quale non può sottrarsi. La natura è matrigna contro tutto e contro tutti. C’è un’anafora con “ora”. Un terzo della vita è destinato alla gioia. Dalla fanciullezza alla vecchiaia è un contino scadere. La natura fa tutto in modo ordinario e non si accorge se fa male o bene


all’uomo. Leopardi fa l’esempio della villa. C’è un amico che mi invita nella sua villa e non mi offre una stanza ma una cella che cade a pezzi, maleodorante, senza finestre o porte. I suoi figli mi scherniscono, mi minacciano e anche i figli dei suoi vicini mi trattano male. Se così fosse io mi arrabbierei e lamenterei. Il padrone mi risponderebbe che non ha costruito una villa per me e non ha istruito i figli per me. Quindi se questa non è facoltà del padrone poteva anche non invitarlo. Tu natura mi hai posto in questo mondo a mia insaputa. Visto che hai sistemato i tuoi figli in questo mondo trattali bene. Non creare tribolazioni, non straziarci, non nuocere alla nostra personalità. La natura spiega il suo ciclo materialistico: nascita e morta. Non c’è un’interruzione, è l’ingranaggio del mondo. L’infelice situazione dell’universo non giova a nessuno. Per il finale ci sono due versioni: una dice che arrivano due leoni che sbranano l’islandese; l’altra dice che viene un forte vento, l’islandese viene steso al suolo e costruiscono sopra di lui un gran mausoleo.

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