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Leopardi: Dialogo della natura e di un'anima

Riassunto
Leopardi analizza in questo dialogo le ragioni della sua infelicità, e ne ricava una teoria dell’incapacità delle anime grandi e nobili a integrarsi nella società. Tutti gli uomini sono condannati a soffrire; incomparabilmente maggiore è, però, l’infelicità delle creature più sensibili. Amaro, inutile e spesso incerto compenso alle amarezze della vita è la fama decretata loro dai posteri dopo la morte. L’uomo illustre, perseguitato in vita dall’invidia o dalla noncuranza dei suoi simili, viene esaltato dopo la morte: si erigono statue che ne riproducono le sembianze fisiche, se ne scrive la biografia. È preferibile allora una vita simile a quella dei bruti, una vita puramente vegetativa. L’accettazione del proprio destino e la pietà per la condizione umana si traducono in un tono pacato e solenne, senza ironia.

La Natura augura all’Anima di essere infelice, rivestendo così il ruolo di una grande madre che nega alla figlia la felicità alla quale essa tende per istinto, in misura alla sua grandezza.
Gli uomini sono infelici poiché è lo stesso fato a volerlo. Gli uomini più sensibili ed intelligenti percepiscono maggiormente questa condizione di infelicità poiché, non riuscendo a fare cose semplici, non riescono ad instaurare un rapporto con gli altri e sono così condannati all’esclusione.

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