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Giacomo Leopardi

La vita


Leopardi nasce a Recanati il 29 Giugno del 1798. È il primo figlio della Marchese Adelaide e del conte Monaldo. La conduzione economica del padre, sta per portare la famiglia al completo fallimento, poi però la gestione passa in mano alla madre, permettendo alle finanze familiare, di risollevarsi. La durezza e il completo disinteresse del padre e della madre nei confronti del figlio, saranno decisivi per il pensiero e per la poesia Leopardiana. La formazione culturale di Giacomo viene affidata ai precettori, ma ben più importante del solo insegnamento, è per Giacomo la vastissima biblioteca del padre. Tra il 1806, ed il 1816 cominciano quegli anni che l'autore stesso definisce come "Anni di studio matto e disperato", che però consentono al Leopardi di possedere una vastissima e solidissima cultura in tutti i campi del sapere. In questi anni cominciano a nascere le prime composizioni poetiche, tragedie e traduzioni di molte opere classiche. Nel 1816, per stessa confessione del poeta avviene la "Conversione letteraria", cioè una più accesa consapevolezza dei propri valori artistici; periodo in cui Leopardi entra in profonda crisi, per la ristrettezza culturale e affettiva dell'ambiente familiare che lo circonda. Il 1817, è un anno decisivo per Giacomo: comincia lo scambio culturale con il piacentino Giordani, comincia la stesura dello Zibaldone, e soprattutto trova il primo amore verso la cugina Gertrude Lazzari. L'amicizia con Giordani, produce in Leopardi una profonda rottura con la famiglia, tanto che nel 1819, in preda alla disperazione, prova la fuga, ma il fallimento di questa lo butta in uno sconforto ancora più profondo. Tra il 1819 e il 1822 continua così a vivere a Recanti, dove le tensioni con la famiglia si fanno sempre più presenti. Continua attivamente la stesura dello Zibaldone, a cui affida numerose riflessioni filosofiche che lo conducono ad una vera e propria "conversione filosofica", con un'adesione al materialismo ed all'ateismo. In questo periodo la ricerca poetica si snoda in due strade: da una parte vi è la poesia sentimentale, dall'altra una poesia fortemente impegnata. Finalmente nel 1822 Giacomo riesce ad abbandonare Recanati per recarsi a Roma. Qui però subisce un ulteriore delusione; tutto infatti lo lascia indifferente. Così nel 1823, avviene il ritorno a Recanati, dove si abbandona ad una grande riflessione filosofica, che lo porta ad una visione fortemente pessimistica della vita. Nel 1825, lascia nuovamente Recanati, per andare questa volta a Milano, dove si lascia coinvolgere da progetti editoriali che lo portano ad un continuo spostamento Milano e Bologna. In questo periodo avviene la frequentazione di Monti, e l'innamoramento della contessa Malvezzi. Nel 1826 si stabilisce a Firenze, dall'ambiente fiorentino però lo separano non solo le diverse posizioni ideologiche e religiose, ma anche le diverse posizioni artistiche, Leopardi è infatti un forte antiromantico. Nel 1827, si sposta a Pisa, città di cui rimane incantato. Questo nuovo momento rasserenante, lo porta ad un nuovo avvicinamento alla scrittura. Le condizioni economiche, però lo costringono nel 1828 al ritorno a Recanati, dove rimane sino al 1830, passando un periodo di depressione assoluta, la quale però non gli impedisce di essere particolarmente attivo dal punto di vista creativo. Nel frattempo gli amici toscani, riescono a racimolare un somma di denaro, che consentirebbe a Giacomo di potere soggiornare a Firenze per un anno. Leopardi, così accetta e nel 1830 lascia Recanati, per non tornarvi mai più, per andare nuovamente a Firenze. In questi mesi, si innamora per la terza volta, questa volta dell'affascinante Fanny Tozzetti, per la quale scrisse diverse composizioni di vario tipo. Sempre in questi mesi, porta al termine la composizione dello Zibaldone, il quale ormai conta quasi 5000 pagine. Nel 1833, assieme all'amico Ranieri si trasferisce a Napoli. Qui però le condizioni di salute di Leopardi peggiorano sempre di più, senza però intaccare il suo desiderio di essere fortemente attivo nella vita culturale. In quest'anno diversi progetti di pubblicare tutte le proprie opere falliscono a causa della grande censura del tempo. In quest'ultimo periodo della sua vita Leopardi, compone numerose opera dalla grande perfezione stilistica, prima di morire a Napoli il 14 Giugno del 1837.

Il sistema filosofico Leopardiano

Sino alla seconda guerra mondiale, il pensiero filosofico di Leopardi, fu fortemente screditato anche perché in contrasto con la chiesa e con le correnti filosofiche allora esistenti. È invece di fondamentale importanza chiarire le coordinate del pensiero filosofico di Leopardi, analizzandolo nelle sue varie fasi; prima di fare ciò è però importante chiarire che sono due i criteri di funzionalità sui quali Leopardi tenta di adeguare le proprie riflessioni. Leopardi si fa sostenere del fatto che ogni verità deve essere prima comparata dall'individuo stesso, e poi essere adeguata per la collettività.
Le fasi del pensiero filosofico:
* 1817\18: In questa prima fase, Leopardi affronta il problema dell'infelicità umana, che per adesso non dipende dalla natura. La natura viene infatti considerata un entità benefica e positiva, non perché assegni all'uomo una condizione realmente felice, ma piuttosto poiché da all'uomo delle illusioni che gli rendono la vita sopportabile. La civiltà umana ha però distrutto tutte queste illusioni, ed ha reso l'uomo privo di queste, che gli permettevano di vivere felicemente. L'infelicità dell'uomo non è dunque un dato costitutivo, ma storico, infatti Leopardi, in questa prima fase, pensa che al tempo dei classici gli uomini erano più felici, poiché meno civili: "Pessimismo Storico".
* 1819\24: Nella seconda fase il sistema della natura e delle illusione comincia ad entrare in crisi. Infatti in questo periodo, Leopardi consolida un punto di vista fortemente materialistico e meccanicistico, arrivando alla conclusione che la causa dell'infelicità umana è data dal rapporto tra il bisogno dell'individuo di essere felice e la possibilità di soddisfacimento oggettivo. Nasce così quella che lo stesso Leopardi definisce: "Teoria del piacere", secondo cui: L'uomo aspira naturalmente al piacere, ma il piacere desiderato è sempre superiore a quello raggiungibile. Il desiderio è così illimitato ed irraggiungibile. L'uomo così deluso dagli insufficienti appagamenti reali, ne cerca di illusori, sperando sempre di raggiungere la felicità. Questa teoria comporta una nuova definizione del concetto di natura. Ora è la natura la causa principale dell'infelicità dell'uomo, poiché è essa stessa che da all'uomo la tendenza alla ricerca della felicità, senza poi dargli la possibilità di raggiungere la felicità vera e propria; e dandogli addirittura solo illusioni, sofferenze e delusioni. Ora quindi non sono più le condizione storiche a dettare l'infelicità dell'uomo, ma bensì è la natura, quindi si parla di "pessimismo cosmico". La civiltà viene adesso intesa da Leopardi in una duplice maniera: da una parte è vista come l'arma attraverso la quale l'uomo può recuperare la coscienze smarrita, dall'altra è considerata come segno di in autenticità ed egoismo.
* 1824\27: Periodo di saggezza distaccata e scettica.
* 1830\37: In quest'ultima fase torna in primo piano l'impegno civile; viene sottolineata con forza l'importanza della dimensione sociale dell'essere umano. Inoltre vi è una particolare riflessione sul suicidio, argomento sul quale Leopardi ha dibattuto diverse volte: Il suicidio secondo il poeta è un profondo errore, perché provoca dolore nei superstiti, rendendo loro più insopportabile la vita. (Anche in questo caso, conferma comunque la regola del non essere è meglio dell'essere, in quanto non si interessa del dolore provato da lui, ma dagli altri per lui).

La poetica. Dalla poesia sentimentale alla poesia-pensiero

Il primo pronunciamento di Leopardi per ciò che concerne la poetica, risale al 1818, nello scritto: "Discorso di un italiano intorno alla poesia romantica", dove viene affrontato il rifiuto per il romanticismo. I romantici, secondo Leopardi, sono colpevoli di aver reciso quel legame che fino ad allora esisteva tra poesia e natura, egli invece intendeva proporre una poesia capace di servirsi soprattutto dei sensi, in modo da poter provocare nel lettore delle grandi emozioni. Le origini di queste emozioni, infatti secondo Leopardi, stanno proprio nella natura. La poesia, per Leopardi ha innanzitutto la funzione di ristabilire sul piano dell'immaginazione quel rapporto primitivo e diretto con la natura che la civiltà ha fatto si che si perdesse con il passare degli anni. L'unico modo a disposizione dell'uomo per recuperare l'immaginazione persa, è imitare gli antichi. Il classicismo Leopardiano, dunque si fonda essenzialmente su questa condanna del presente, in quando la modernità rappresenta l'allontanamento dell'uomo dall'immaginazione. La poesia, come per i romantici, anche per Leopardi, deve avere una funzione sociale; funzione sociale che però è vista in modo differente tra i romantici ed il poeta; per i romantici deve avere funzione di propaganda, mentre per Leopardi deve essere lo strumento il quale gli uomini del presente possano riprendere l'immaginazione ed i valori del passato. È inoltre importante notare come Leopardi prende da Vico la concezione che la massima affermazione della poesia corrisponde al potere dell'immaginazione nell'infanzia del singolo e della collettività. Nonostante queste grandi differenze con il romanticismo italiano, vi sono però parecchi punti in comune con i romanticismo europeo dell'epoca. Leopardi infatti come diversi autori dell'epoca come: Coleridge, Wordsworth ecc. affronta come tematiche principali, la scissione io-mondo, la tensione tra uomo e natura, l'angoscia, il dolore e la sofferenza, dell'infinito e del mistero.
Altra importante funzione della poesia è quella che deve riuscire a condurre il lettore al piacere. A partire dal 1823, vediamo però che la crisi che Leopardi affronta nel sistema della natura e delle illusioni, provoca un grave senso di sfiducia nei confronti della poesia. La rinascita della poesia, ritorna a partire dal 1828 quando avviene la fusione tra filosofia e poesia.

Le operette morali. Elaborazione e contenuto

Le operette morali sono scritte da Foscolo nel 1824, per poi trovare la pubblicazione definitiva dopo la morte di Leopardi da parte di Ranieri, che conta di 24 prose di argomento filosofico.

* Storia del genere umano: In questa operetta sono raccontante le varie vicende del genere umano, le quali sono tutte segnate dalla disperata ricerca da parte dell'uomo di trovare la felicità. Posti dagli Dei in un mondo sempre uguale gli uomini si annoiano al punto di uccidersi. Gli dei allora rendono più svariato l'aspetto delle cose, ottenendo un effetto provvisorio. Giove allora decide di infondere sulla terra malattia e dolore e alcuni "fantasmi" quali la Giustizia, la Virtù, la Gloria e l'Amor Patrio. Tutto ciò ottiene risultati migliori ma gli uomini si stancano anche di questo stato, divenendo crudeli e malvagi e desiderando di conoscere la Verità. Allora Giove manda tra gli uomini la Verità e per addolcire la sorte all'uomo lascia sulla terra Amore. Consolati dall'Amore dunque, gli uomini vivono nella più completa infelicità.
* Dialogo di un folletto e di uno gnomo: Critica all'antropocentrismo.
* Dialogo di Malambruno e di Farfarello: Viene trattato il tema dell'infelicità umana e lo squilibrio esistente tra desideri e loro realizzabilità. Il diavolo Farfarello nega a Malambruno che lo invocato la possibilità di dargli la Felicità anche solo per un attimo. Confermando così la natura infelice dell'uomo.
* Dialogo della Natura e di un anima: Anche qui viene trattato il tema dell'infelicità umana: La natura dialoga con un anima destinata ad essere nella vita terrena molto importante e grande. La natura allora le annuncia che si dovrà aspettare tanta infelicità, poiché più è grande l'anima, tanto è maggiore la sua sensibilità e più è destinata ad essere infelice, poiché a sempre più voglia di trovare il piacere.
* Dialogo della Terra e della Luna: Argomento è la critica all'Antropocentrismo: i due astri confrontano i loro due punti di vista: La terra si illude che tutto ciò che esiste debba essere conforme a se. In seguito però i due astri capiscono di avere una cosa fondamentale in comune: l'infelicità delle forme di vita che ospitano.
* La scommessa di Prometeo: Prometeo sostiene che l'uomo è l'essere più perfetto dell'universo. Momo invece non è d'accordo, e nasce così una scommessa tra i due, di cui si sarebbe scoperto il vincitore dopo aver visitato tutti e cinque i continenti e aver visto la condizione dell'uomo. Per primo si va in America, dove si trovano un gruppo di indigeni Antropofagi che mangiano i propri figli, poi ci si sposta in Asia dove vedono un rito funebre che costringe alla moglie del morto di essere bruciata viva con il corpo morto del marito, il terzo luogo è Londra, dove i due incontrano un servo che gli racconta che il suo padrone ha ucciso i suoi figli e se stesso. Così Prometeo paga Momo, senza vedere gli altri due continenti.
* Dialogo di Torquato Tasso e del suo Genio familiare: Il tema è quello dell'infelicità: Il piacere cui l'uomo aspira non è mai proiettato nel presente, ma sempre al passato o al futuro. Il maggior bene, per gli uomini è immaginarsi la realizzazione di quelle cose a cui aspirano piuttosto che vederle realizzate.
* Dialogo della Natura e di un Islandese: Un Islandese è sempre fuggito per tutta la vita dalla Natura, reputandola malvagia e causa dell'infelicità umana. Poi un giorno ci si imbatte e costata la totale indifferenza della natura riguardo alla vita dell'uomo.
* Dialogo di Federico Ruysch e delle sue mummie: In quest'operetta è trattato il tema della morte in relazione alla teoria del piacere: Dei morti che compaiono allo scienziato Federico dichiarano di fuggire alla vita come da vivi fuggivano alla morte, con la differenza che adesso sono al sicuro dai mali dell'esistenza, dichiarano poi che la morte coincide con la cessazione di tutte le sofferenze umane. Dunque quest'operetta è in relazione con la teoria del piacere poiché la morte è visto come un evento piacevole, poiché riduce le possibilità dell'uomo di cercare la felicità togliendogli il desiderio.
* Dialogo di Cristoforo Colombo e di Pietro Gutierrez: si svolge ne corso della navigazione, nel corso della quale i due esploratori arrivano alla conclusione che essendo l'uomo la più piccola parte dell'universo, egli non può far altro che cercare di fuggire alla noia della vita.
* Cantico del Gallo silvestre: in quest'operetta si fondono una forma lirica, rivendicata dal titolo, e un contenuto di pessimismo cosmico. Nell'opera si fondono tutti i vari temi del libro: assenza della felicità, materialità dell'esistenza, prevalere del dolore sul bene.
* Dialogo di Timandro e di Eleandro: Leopardi dichiarò di considerare tale poemetto come una sorte di prefazione e di apologia per i filosofi moderni. I nomi dei due protagonisti hanno radice greca e vogliono dire, Timandro (Colui che onora l'uomo), ed Eleandro (Colui che ha pietà dell'uomo). Il primo rappresenta il punto di vista delle ideologie moderate, il secondo il pessimismo leopardiano. Eleandro, inoltre sostiene il dovere da parte dell'uomo di conoscere, e condanna le misere forme attraverso cui l'uomo cerca di trovare la felicità con illusioni puerili.
* Dialogo di Plotino e di Porfirio: In questo dialogo convergono due caratteristiche principali del pensiero di Leopardi: l'infelicità dell'uomo e la questione del suicidio. Plotino si è reso conto che il suo amico vuole suicidarsi, e allora cerca in tutti i modi di dissuaderlo. I due dialogando arrivano ad una considerazione fortemente negativa della vita: sola la noia da il vero senso della vita e della sua insensatezza. Plotino cerca ancora di convincere l'amico, ma quello smonta tutti i suoi tentativi dicendo che non è vero che il suicidio è contro natura, in quanto contro natura è la condizione stessa dell'uomo che ha un inesauribile bisogno di felicità ma è destinato ad essere infelice. L'ultimo tentativo di Plotino consiste nel cercare di convincere Porfirio facendogli capire che il suicidio non risolve nulla poiché non fa altro che accrescere l'infelicità dei viventi. Qui si vede il carattere fortemente sociale della poesia di Leopardi: Proprio perché vivere è doloroso occorre che tutti gli uomini collaborino affinché l'esistenza sia più felice.
* Dialogo di un venditore di almanacchi e di un passeggere: È la descrizione di un dialogo tra venditore di calendari e un passante. Il venditore rappresenta una persona dall'ingenuo ottimismo, dicendo che l'anno venturo sarà il più bello di tutti. Il passante invece incarna il pessimismo Leopardiano, e infatti gli risponde che l'unico piacere sta nel futuro, poiché il piacere stesso coincide nella speranza.
* Dialogo di Tristano e di un amico: Nella figura di Tristano appare la incarnazione perfetta del pensiero pessimistico del Leopardi. Tristano finge, dialogando con un amico che lo accusa di esser troppo pessimista, di aver cambiato idea. Ma poi, a poco a poco, la Palinodia si rivela apparente, infatti il dialogo si conclude esaltando la morte a cui è attribuita la funzione di liberazione dal dolore.

- Lo Zibaldone dei pensieri. Un diario del pensiero
A 19 anni Leopardi comincia a depositare in un quaderno le proprie riflessioni filosofiche, letterarie ecc. Questo quaderno, prenderà per stessa volontà dell'autore il nome di "Zibaldone dei pensieri", ad indicare il carattere frammentario e non omogeneo dell'opera, che conta 4526 pagine. Esso non nasce come opera per il pubblico, ma come una specie di diario, dove l'autore annotava alcune impressioni filosofiche, e anche cenni autobiografici; comunque più che sfoghi o confessioni Leopardi, annotava appunti di studio. In quanto depositario della ricerca continua dell'autore, lo Zibaldone, è il componimento perfetto per potere cercare di comprendere affondo il pensiero dell'autore. La varietà e la disorganicità dell'opera permettono comunque di potere individuare temi principali e ricorrenti. Infine dal punto di vista tecnico, lo Zibaldone resta molto lontano dall'alto livello letterario raggiunto da Leopardi nelle opere destinate al pubblico.

I Canti: Composizione, struttura e titolo

La più significativa produzione poetica di Leopardi, è contenuta nel libro dei "Canti". Raccolta che conta 41 testi composti nell'arco di tempo che va dal 1816 ed il 1837. È utile però sottolineare che il grosso di tale produzione si concentra nel quinquennio iniziale (1818 -22) e negli 8 anni finali della sua vita. Nel periodo centrale, vediamo invece che la produzione poetica di Leopardi si concentra nella stesura delle "Operette Morali". Dell'opera ne sono uscite tre edizioni: 1831, 1835, 1845, quest'ultima conta l'aggiunta di parecchi testi rispetto alle precedenti quali la "Ginestra" e "Il tramonto della Luna". Non sono ben chiare le ragioni della distribuzione dei canti all'interno del testo, per due ragioni fondamentali:
1. Leopardi non segue l'ordine cronologico di composizione
2. Il poeta non attua una suddivisione per generi
È comunque importante dire, che la struttura finale dei Canti, è il risultato di varie esigenze ed intenzioni dell'autore: il criterio cronologico, quello tematico e di genere si incrociano nella stesura del libro. A questo proposito è importante sottolineare la completa autonomia dei vari testi. Infine, il titolo "Canti", persegue l'unificazione dei due filoni fondamentali del libro: le canzoni e gli idilli.

La prima fase della poesia Leopardiana (1818-1822)

Gli anni che vanno dal 1818 al 1822 sono caratterizzati da una forte evoluzione nel pensiero e nella poetica di Leopardi. Il distacco dalla formazione cristiana, il bisogno di nuovi valori, e l'adesione ad una prospettiva materialista e pessimistica producono nella poesia Leopardiana di questo periodo due direzioni di produzione:
* Da una parte vi sono le Canzoni Civili, nelle quali Leopardi tenta una poesia impegnata, fortemente patriottica, quindi civile, per le quali ricorre alla struttura tradizionale della canzone petrarchesca.
* Dall'altra parte vi sono gli Idilli, nei quali invece Leopardi sperimenta un poesia lirica di tipo sentimentale
Tra questi due orientamenti poetici, vi è però una importante comunanza: il bisogno di un espressione di tipo esistenziale e la forte tendenza alla riflessione filosofica. Un posto a parte meritano le due canzoni del "Suicidio", delle quali "Bruto Minore", segna la fine dell'impegno patriottico Leopardiano, in quanto l'eroe romano sconfitto, dichiara inutile l'impegno civile e si uccide. L'altra canzone del suicidio è invece "L'ultimo canto di Saffo". Questa prima fase della poesia Leopardiana è inclusa nei Canti nei primi 18 testi dell'opera.

Le canzoni civili del 1818-1822

I Canti, si aprono con 9 canzoni: due composte nel 1818, una nel 1820, e sei nel 1822. In queste si può riscontrare la scelta Leopardiana di misurarsi con un tipo di poesia alta ed ispirata ai modelli classici, tenendo come tema principale quello del "Patriottismo". Nel 1818, Leopardi scrive "All'Italia" e "Sopra il monumento di Dante che si preparava in Firenze". Entrambe le composizioni affrontano il tema del decadimento Italiano, ma oltre alla tematica civile possiamo riscontrare una tematica esistenziale: infatti alla crisi italiana il poeta fa corrispondere una propria crisi. Al 1820 risale "Ad Angelo mai, quand'ebbe ritrovato i libri di Cicerone della Repubblica", in cui troviamo nuovamente il tema patriottico, affiancato questa volta da problematiche filosofico-esistenziali. Inoltre qui, possiamo assistere ad un contrasto tra la grandezza degli antichi e la degenerata civiltà moderna, attraverso il confronto con i più grandi intellettuali italiani. Tutte e tre queste canzoni, sono accomunate da un linguaggio aulico ma allo stesso tempo moderno capace di conciliare la Classicità e la modernità. Il tema civile è anche affrontato nelle due canzoni successive: " Nelle nozze della sorella Paolina" e " A un vincitore nel pallone", in cui viene ampliamente spiegata la degenerazione della società moderna, ma dove però si può vedere uno spiraglio di riscatto. Infine seguono due canzoni dedicate al tema della natura e del suo rapporto con la civiltà: "Alla Primavera" e "Inno ai Patriarchi". Nella prima viene esaltata la funzione dell'immaginazione, nella seconda il tema è quello della felicità primitiva e naturale dell'uomo che viene a degradarsi con l'evolversi della società.

Le canzoni del suicidio 1818-22

Legate al tema del suicidio sono le due composizioni "Bruto Minore" del 1821 e "Ultimo canto di Saffo" del 1822. Del "Bruto minore", il protagonista è proprio Bruto il quale deluso dai valori repubblicani, e travolto dalle avversità del proprio destino, rinnega la virtù, e accusa l'indifferenza degli Dei nei confronti delle sofferenze dell'uomo, ed esprime il desiderio di morire dimenticato da tutti. Leopardi sempre nella sua vita si riferirà a questa poesia per indicare la sua filosofia atea e materialista.
Nell'"Ultimo canto di Saffo", invece il conflitto è tra la poetessa bella spiritualmente ma fisicamente brutta e l'armonia della natura. Anche qui, nasce un'accusa al destino dell'uomo e agli dei.

Gli Idilli

Parallelamente alla stesura delle canzoni avviene la stesura da parte di Leopardi degli Idilli, che egli stesso definirà come "Situazioni, affezioni, avventure storiche del mio animo", rimarcando così il carattere fortemente soggettivo ed esistenziale di questi testi, in contrapposizione con il carattere civile delle canzoni; proprio per questa ragione gli Idilli presentano un punto di vista lirico-soggettivo; ciò tuttavia non esclude un orientamento riflessivo filosofico. Un'altra importante differenza con le canzoni, riguarda il linguaggio, che abbandona completamente la forma aulica, per abbracciare un lessico più comune. Infine dal punto di vista metrico, viene abbandonata la struttura della canzone, per prendere quella dell'Endecasillabo sciolto. Gli Idilli sono:
* L'Infinito: L'infinitamente grande nello spazio e nel tempo viene definito attraverso una condizione finita, data dai sensi umani: la visione di un colle e di una siepe.
* La sera al dì di festa: Confronto con un paesaggio notturno dominato dalla luna e dalla distanza indifferente della donna, e vi è una riflessione sul passato che viene considerato irrecuperabile.
* Alla Luna: Vi è un paesaggio notturno, ma un anniversario rende più mite la solitudine del poeta.
* Il Sogno: Incontro di una giovane morta, amata in passato.
* La vita solitaria: Il poeta si immerge in paesaggio naturale, da un lato visto con affetto dall'altro con dolore.

La seconda fase della poesia Leopardiana (1828-1830). I Canti Pisano-recanatesi

L'epistola "Al Conte Carlo Pepoli", del 1826, aveva sancito da parte di Leopardi il suo addio alla poesia; addio deciso per ragioni storiche, esistenziali ed ideologiche. Nel 1828 tuttavia, Leopardi durante il suo soggiorno a Pisa, ricomincia la stesura delle sue poesie. È da respingere l'ipotesi che identifica questi componimenti, come "Grandi Idilli", segnando così una continuità con gli Idilli giovanili, è più invece giusta la strada che porta alla definizione di "Canti Pisano-Recanatesi".
I testi sono:
* Il Risorgimento: Riprende il discorso del suo abbandono alla poesia, giustificando la sua decisione. Reso insensibile alle bellezze della natura e della vita il poeta aveva perso ogni capacità di appassionarsi ed illudersi. Queste capacità ora rinascono, benché nella perfetta coscienza dell'insensibilità della natura nei confronti dei sentimenti umani. Ancora una volta, dunque per Leopardi, le illusioni che l'uomo crea sono destinate ad essere distrutte.
* A Silvia: È il primo esempio Leopardiano di Canzone Libera; il tema è quello della giovinezza recanatesi. La malattia che uccide Silvia e la delusione che colpisce tutte le speranze di Giacomo, sono le dimostrazioni di un destino generale dell'uomo caratterizzato dall'infelicità e dalla mancanza di realizzazione di tutte le sue illusioni. Nessun altro poeta come Leopardi in quest'opera è stato capace di esaltare la giovinezza evidenziandone la sua crudeltà.
* Le Ricordanze: Affine al tema di A Silvia, questo poemetto in endecasillabi sciolti, è uno dei canti più affini agli idilli giovanili, dove ritorna nuovamente la rievocazione del passato, delle sue attese e delle successive delusioni.
* Canto Notturno di un pastore errante dell'Asia: Nella struttura dei componimenti, vediamo che questa poesia occupa un ruolo centrale, essendo posta al centro tra le poesie sopraccitate e quelle che successivamente vedremo. La poesia, parla di un uomo vissuto lontano dalla società occidentale, a caratterizzare la semplicità dei suoi interrogativi, il quale in un colloquio con la Luna sulla condizione umana in generale e sulla sua vita, dopo aver formulato varie ipotesi, arriva a tracciare una visione della vita fortemente inutile e pessimistica. È importante, inoltre, notare come il suo desiderio di sapere le risposte si scontra fortemente con la grande indifferenza della natura.
* La quiete dopo la Tempesta e il Sabato del Villaggio: Questi due componimenti rappresentano due importanti momenti della vita Recanatesi del poeta, che hanno un grande significato simbolico: il ritorno del sereno dopo un temporale, e la vigilia di una festa. Ad una lettura disattenta i due testi, potrebbero sembrare un descrizione delle piccole gioie di cui l'uomo può godere, ma ad uno sguardo più attento emerge che gli unici piaceri dei cui l'uomo può godere consistono nella cessazione di un dolore. Dunque, se la fine di un dolore, sarà esso stesso piacere, allora la morte sarà il piacere più grande poiché mette fine al più grande dolore, la vita.
* Il Passero Solitario: Questo componimento rappresenta il rimpianto da parte del poeta, verso gli anni della giovinezza che ha perso. Paragonando la propria vita a quella di un passero, Leopardi evidenzia delle similitudini con l'uccello, quali: l'amore della similitudine, la propensione al canto, il rifiuto dei piaceri della giovinezza. Ma anche un'importante differenza, mentre il passero non rimpiangerà mai i giorni persi, Leopardi, al contrario porterà sempre con se il rimpianto di non aver goduto dei suoi giorni di giovinezza.

La terza fase della poesia Leopardiana (1831-1837)

Il definitivo abbandono di Recanati nel 1830, l'incontro con i religiosi moderati fiorentini, le nuove esperienze esistenziali soprattutto amorose, e l'incontro con la cultura napoletana, spinse Leopardi in questa sua ultima fase a tentare un radicale rinnovamento poetico. Sul piano tematico i resti di questo periodo si orientano in 3 direzioni fondamentali: l'Amore inteso come passione concreta (il "Ciclo di Aspasia"), la riflessione filosofica in ottica duramente negativa, e l'intervento politico. Sul piano metrico, persiste la scelta della canzone libera quale strumento di massima incisività espressiva; ma accanto ad essa compaiono anche tentativi poetici nuovi, come la brevissima " A se stesso", dove viene abbandonato il canto aperto, per attribuire alla sintassi una grande concentrazione espressiva. Infine, anche il lessico Leopardiana, muta sostanzialmente a termini duri, finora assenti dal repertorio di Leopardi. Ma la novità sostanziale, come evidenzia il critico Binni è che alla valorizzazione ed al rimpianto del passato, Leopardi in quest'ultima fase sostituisce la scelta del presente.

Il "Ciclo di Aspasia"

A mettere in moto il rinnovamento poetico di Leopardi, fu l'esperienza amorosa, vissuta a Firenze tra il 1830 ed il 1833 per la bellissima Fanny Targioni Tozzetti, la quale però non ricambiò l'amore del poeta. La donna in una delle sue poesie viene chiamata "Aspasia", nome di una prostituta amata da Pericle. Questo amore, fa si che si apri un vero e proprio ciclo poetico, composto da 5 poesie:
* Il pensiero dominante: Lirica dedicata ad una rappresentazione e definizione dell'esperienza amorosa. La struttura e lo stile vedono un'originale ripresa della poesia stilnovista, facendo vedere così l'amore come una sfida estrema contro la negatività del mondo.
* Amore e Morte: Il tema principale è romantico. In questa lirica la morte è raffigurata come una "Bellissima Fanciulla", che fa vedere l'amore come un "Antitesi" al mondo cattivo e malvagio, e quindi l'amore e la morte vengono ad assumere il ruolo di uniche consolazioni per gli uomini.
* Consalvo: È una narrazione in endecasillabi sciolti che rappresenta in Consalvo la figura del poeta e in Elena l'amata. Per Consalvo però l'unico momento di gioia della sua vita coincide con la sua morte, Elena allora venendo a sapere di essere l'oggetto dell'amore di Consalvo copre il volto del morente di baci.
* A se stesso: È una lirica di grandissima modernità espressiva, che denuncia la grande negatività dell'esistenza umana. La fine dell'amore per Fanny coincide con una disillusione nei confronti dell'esistenza umana.
* Aspasia: La vicenda amorosa per Fanny viene rievocata nella lirica "Aspasia". Qui è ricordato l'incontro con la donna, e la sensazione di dolore quando il poeta ha capito di aver fallito.
Come abbiamo potuto vedere nelle 5 liriche vi è una rappresentazione originale dell'amore, che sebbene non di molto si discosta dalla tradizione petrarchesca. Da un punto di vista filosofico, invece l'amore, viene visto da Leopardi come una sorta di illusione, non smascherabile dalla ragione umana. Esso e dunque la dimostrazione più profonda dell'infelicità umana, dato che amando si immagina la felicità, felicità che però non è mai realizzabile.

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