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Operette morali di Leopardi

È una raccolta di 24 prose in forma di dialoghi, parabole, brevi racconti, che hanno per protagonisti personaggi storici, mitologici, letterari, personificazioni di concetti astratti e sviluppano in forme fantastiche i temi principali della riflessione leopardiana. 20 sono state composte nel 1824, le altre tra il 1825 e il 1832.
Il ricorso alla fantasia della rappresentazione non si scontra mai con l'analisi della realtà, non è
un'operazione dell'immaginazione, ma della logica seguendo strutture di ragionamento diverse, come diverse sono le epoche in cui sono collocati i personaggi, come diversi sono i modi di pensare e di vedere: ma tutti dovrebbero condurre a una sola visione, agli stessi valori ed ideali, eliminando e-goismi che distruggono tutto. Le Operette esprimono la meditazione leopardiana sulla condizione umana sospesa tra passato e presente, sul destino, sull'aspirazione di ogni uomo a una felicità che sembra raggiungibile nella prima giovinezza ma che si rivela ad ogni anno che passa (Dialogo di un venditore di almanacchi e di un passeggere) sempre più un sogno impossibile.

La raccolta è aperta dalla Storia del Genere Umano, che ha carattere di “introduzione” all’opera in-tera e ne anticipa i motivi conduttori. Il racconto avviene in un tempo remotissimo in cui ci sono dei riferimenti alla mitologia. La storia del genere umano si rivela nella sostanza una storia fantastica dell’infelicità umana, definitivamente imposta quando alla fantasia e all’ignoranza si sostituiscono la ragione e la conoscenza.
Segue il Dialogo d’Ercole e di Atlante che è ricco di spunti polemici contro il “secol morto”, ma si incontra anche il tema, della fine dell’umanità e del mondo, considerati come un nulla nell’immensità del tempo e dello spazio.
Il Dialogo della Moda e della Morte è una meditazione sulla fragilità delle cose umane, di cui la Moda è espressione tra le più significative.
Nella Proposta di premi fatta dall’Accademia dei Sillografi, una confraternita di fanatici sostenitori del progresso, convinti che il 18°secolo possa definirsi “età delle macchine”, promette premi a chi ne costruisce per il miglioramento morale dell’uomo. Il significato è sempre quello di dimostrare come i progressi scientifici possono cambiare poco o nulla della condizione immutabile dell’uomo.
Il Dialogo di un Folletto e di uno Gnomo ripropone in toni fiabeschi il motivo dell’estinzione dell’umanità e dell’incoscienza del genere umano, che da un momento all’altro potrebbe sparire senza lasciare segno.

Il Dialogo di Malambruno e Farfarello: un mago evoca un diavolo egli pone domande sulla felicità dell’uomo. Torna il grande tema del piacere, negato al genere umano: la privazione dell’infelicità è sempre meglio dell’infelicità e dunque la morte è meglio della vita, conclude Farfarello, il diavolo, invitando Malambruno a seguirlo nell’oltretomba.
Nel Dialogo della Natura e di un’Anima l’Anima chiede inutilmente ragione alla natura dell’incomprensibile suo destino, che è quello di dare la vita a esseri di necessità infelici.
Il Dialogo della Terra e della Luna: la terra e la luna si interrogano, ma parlano un linguaggio diver-so, sono e restano due estranei, due realtà incomunicabili.
La scommessa di Prometeo è un’operetta mista di dialoghi, scene mitologiche, paesaggi primitivi e ambienti di vita moderna. Ma solo uno è il filo conduttore e solo una la conclusione: l’ignoranza e la malvagità contraddistinguono il genere umano, sia antico che moderno, senza risparmiare neppure le società primitive.
Nel Dialogo di un Fisico e di un Metafisico si discute degli sforzi intrapresi dalla scienza per pro-lungare la vita umana. Il parere del Metafisico è del tutto negativo, e dice che “la vita deve essere vera vita e che la morte viene superata con incomparabile pregio”.
Dialogo di Torquato Tasso e del suo Genio familiare: con questa operetta entra in scena un perso-naggio storico (poeta), chiuso in un ospedale come pazzo, e confortato dal suo Genio che promette sogni in cambio dell’oscura e ingrata realtà e suggerisce, quale rimedio all’infelicità, il ricorso a qualche “liquore generoso” che lo inebria.
Dialogo della Natura e di un Islandese: un islandese desideroso di trovare un posto sulla terra dove la vita umana possa risultare meno felice, appare improvvisamente, in un deserto africano, la Natura in persona, con il suo “bello e terribile”. Ma alle sue accurate domande sul senso della vita e del do-lore la Natura non oppone che la sua suprema indifferenza.
Con Il Parini, ovvero della gloria. un altro poeta è messo in scena (Foscolo) per rinnegare il mito della gloria che dona immortalità, i doni dell’intelligenza e della sensibilità sono una maledizione per chi li riceve e conduce a vivere una “vita simile alla morte”; e tuttavia a chi sono destinati questi doni deve affrontare la vita con animo forte e grande.
Nel Dialogo di Federico Ruysch e delle sue Mummie il risveglio delle mummie allo scadere del mi-sterioso “grande anno matematico” dà occasione allo scienziato di approfondire il tema del trapasso e del rapporto tra la vita e la morte.
I Detti memorabili di Filippo Ottonieri si presentano come la bibliografia di un “prodigo di massime bizzarrie e di giudizi pessimistici del mondo” in cui è facile riconoscere un alter ego dell’autore.
Il Dialogo di Cristoforo Colombo e di Pietro Gutierrez dice che l’attesa di rivelazioni e di scoperte è incomparabilmente migliore della scoperta, della conoscenza concreta di nuove terre e di nuovi mondi.
L’Elogio degli uccelli è una prosa fantastica sul mondo dei volatili come sfera di una perfetta felici-tà, forse l’unica presente in natura, e però completamente impedita dall’uomo.
Il Cantico del gallo silvestre è un’operetta in cui un misterioso portavoce del fato annuncia agli uo-mini, riposati dal sonno, la loro condanna alla vita.
Il Frammento apocrifo di Stratone da Lampsaco: in questa operetta, a Stratone, Leopardi attribuisce una concezione materialistica e di ascendenza illuministica e ne fa un profeta della fine del mondo, non già della materia, destinata a perpetuarsi in nuove forme e in nuovi “ordini delle cose”.
Il Copernico torna a toccare il tema della nullità del genere umano, qual è una volta di più dimostrata dalle scoperte del grande scienziato, che svela una pluralità di mondi non più soggetti alla centralità della terra.
Il Dialogo di Plotino e di Porfirio tocca il tema del suicidio per negare il valore di atto di ribellione alla condizione imposta dalla natura all’uomo. “La vita è cosa di poco rilievo che l’uomo, in quanto a sé, non dovrebbe essere molto sollecito né di ritenerla né di rilasciarla”.
Dialogo di Timandro e di Eleandro
Dialogo di un venditore di almanacchi e di un passeggere
Dialogo di Tristano e di un Amico

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