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Il sabato del villaggio (G.Leopardi)


La ragazza viene dalla campagna al tramonto e porta in mano un mazzolino di rose e viole, con il quale, come al solito, si orna il petto e i capelli. Siede insieme alle compagne su una scala e, una vecchierella, aspettando il tramonto, si mette a raccontare di quando era giovane, quando si ornava i capelli per la festa e quando era solita danzare con i suoi compagni. Svanito il crepuscolo, torna l’azzurro. La campana annuncia l’inizio della festa e, con quel suono, il cuore si conforta. I fanciulli gridano e saltano sulla piazzola. Intanto lo zappatore torna alla sua povera mensa dopo una giornata di lavoro e pensa al suo giorno di riposo. Quando arriva la notte e tutto tace, si sente il rumore del martello del falegname che si sbriga per finire il lavoro prima dell’alba.
Di tutta la settimana il sabato è il giorno più gradito, pieno di speranza e di gioia, mentre il domani (la domenica) si pensa alla fatica che si farà il giorno successivo.

Ragazzo scherzoso, questa età è come un giorno di allegria, che precede e preannuncia l’età adulta. Goditi quindi questa età; non ti dirò più niente, tranne che non devi volere l’età adulta, ma devi invece vivere pienamente i tuoi anni.


Questa poesia è scritta da Giacomo Leopardi (1798-1837), ed è tratta dal gruppo dei cosiddetti canti pisano-recanatesi (1828-1831) ai quali fanno parte tutte le opere e i testi più noti dell’autore.
La poesia è formata da 4 strofe di varie lunghezze e che non seguono un preciso schema.
Per il poeta la gioia sta solo nell’attesa, perché la festa, come la vita, recherà solo delusioni e affanni.

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