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Dialogo di un venditore d’almanacchi e di un passeggere
Il tono di questo dialogo è diverso da quello sarcastico e amaro di tante Operette: le considerazioni sulla irrimediabile infelicità umana sono pacate, quasi serene. Al venditore di calendari che gli offre la sua merce, un passante chiede se egli preveda un anno più lieto di quello che sta per finire. La ri-sposta è affermativa; ma a una nuova domanda “a quale degli anni che avete vissuti vorreste che somigliasse questo nuovo?” l’altro si smarrisce e, alla fine, deve ammetter che, dovendo rivivere esperienze identiche a quelle che ha vissuto, non vorrebbe ritornare indietro negli anni. Il carico dei dolori e delle disillusioni che tocca a ognuno di noi è assai più gravoso di quello delle gioie.
Conclusione: la vita futura è attraente, perché ce la fingiamo lieta con l’immaginazione.

o In questo dialogo un passeggere ed un venditore di almanacchi affrontano il problema di come l’uomo si mostra sempre più scontento degli anni passati. Viene invece evidenziata dal venditore la speranza che l’anno venturo non somigli assolutamente ad uno appena trascorso. Emerge così il tema della desiderio di una vita migliore, che viene interamente riposto in un futuro sconosciuto, e di una felicità che però non avrà mai posto nell’esistenza umana.

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