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Il dialogo della natura e di un islandese

Rappresenta l'apice del pessimismo cosmico in prosa di Leopardi, per la poesia il canto notturno di un pastore. Si tratta di una riflessione sul rapporto uomo natura. Per sottolineare meglio questa condizione dell'infelicità si sceglie un islandese, perché è una terra ostile, non accogliente, non semplice in cui vivere. Il gelo e i vulcani sono le minacce della vita dell'uomo. L'islandese non è altro che la proiezione dell'autore. È un personaggio colto, venuto da lontano dove la natura imperversa sull'uomo mettendolo costantemente in difficoltà con il gelo e con i vulcani. Questo islandese fugge dall'isola da alla ricerca di un luogo dove poter vivere senza soffrire e si imbatte nella natura, cioè in colei che aveva cercato di evitare. La natura lo interroga e l'islandese dice di essere un islandese che fugge la natura e la natura gli dice che è lei la natura. Espone alla natura la sua concezione di natura. È un lungo monologo dell'Islandese con qualche intervento della natura che espone lo suo stupore di fronte alle accuse che gli fa l'islandese, la natura è indifferente alla sorte dell'uomo. L'islandese illustra il percorso della sua vita. L'islandese aveva deciso di estraniarsi dal società. L'islandese dice che dovunque è andato non ha mai trovato un luogo adatto all'uomo. La natura si presenta come indifferente e crudele nei confronti dell'uomo stesso. C'è tutta l'amarezza dell'individuo dell'uomo. Dopo aver fatto tutto questo elenco di sofferenze. La natura è nemica indifferente nei confronti di tutte le creature, è crudele: siamo nel pessimismo cosmico. Un'altra sofferenza che incombe sull'uomo è la vecchiaia. A partire dai 25 anni comincia il declino dell'uomo: un declino fisico e non solo fisico. Immaginavi che il mondo fosse per voi dice la natura qui appare evidente l'indifferenza della natura. L'islandese vuole allora sapere qual è il fine. Visto che è la natura che ha messo l'uomo al suo regno perché non fa si che non ci sia sofferenza per tutte le specie non solo per l'uomo. L'islandese ancora replica non è una novità, ma dimmi quello che nessun filosofo mi Sa dire. Se tutti soffrono per gli altri, chi è che trae vantaggio? È la stessa domanda che pone alla luna il pastore del canto notturno: Per me la vita è male. (La domanda di pag.397) rimane senza risposta, anche se la risposta c'è alla fine dell'opera con la morte dell'Islandese. Viene ucciso divorato da due leoni. Un fortissimo vento lo stese a terra e sopra gli edifico un mausoleo di sabbia sotto il quale l'islandese diventato una mummia fu ritrovato da dei viaggiatori e fu portato in qualche museo d'Europa. L'islandese si disperde: diventa una mummia in un qualunque museo.

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