Marcovaldo - Sintesi di dieci racconti in non più di dieci righe

Funghi in città
Andando alla fermata del tram che tutte le mattine lo porta al lavoro, Marcovaldo s’accorge che in un’aiuola circostante stanno spuntando dei funghi. Questa è una cosa rara in città, e per Marcovaldo miracolosa, quindi decide di non rivelare a nessuno la loro esistenza. Giunto il giorno in cui i funghi sono maturati, Marcovaldo, impegnato nella loro raccolta, si accorge che non è l’unico ad andare per funghi: anche Amadigi, lo spazzino, s’è accorto della loro esistenza, e vedendo Marcovaldo raccoglierli è si curò che non siano velenosi. Lui e Marcovaldo mantengono rapporti di inimicizia, ma quella stessa sera si rivedono nella stessa corsia dell’ospedale, dopo la lavanda gastrica che aveva salvato (oltre a loro) anche altra gente dall’avvelenamento dei funghi.

La villeggiatura in panchina
Ogni giorno Marcovaldo, avviandosi al lavoro, passa sotto il verde di una piazza alberata nella quale si trova una panchina appartata che egli ha prescelta come di sua proprietà. Tutte le volte che vi passa accanto immagina di svegliarsi con gli occhi rivolti verso il cielo seminascosto dalle foglie, e pensa a quanto gli piacerebbe passare anche una notte sola sulle comode assi della “sua” panchina. Così una notte, mentre tutta la famiglia è assorta in sonni tranquilli, Marcovaldo con il suo guanciale esce di casa e si dirige verso la piazza, ma trova la panchina occupata da due innamorati che discutono. Quando finalmente la panchina si libera, Marcovaldo si trova alle prese con semafori lampeggianti, rumori e cattivi odori che disturbano il suo sonno, e, una volta riuscito a coprirli e ad addormentarsi, giunge l’alba; il povero Marcovaldo deve quindi correre al lavoro.

La cura delle vespe
Marcovaldo, durante le pause di lavoro, trascorre il tempo seduto su una panchina, dove un certo signor Rizieri, afflitto da reumatismi, si accomoda spesso per tenergli compagnia. Marcovaldo porta sempre al lavoro il pranzo avvolto in una vecchia carta di giornale, che il signor Rizieri legge sempre con molto interesse, anche se risalente ad anni prima. Accade che un giorno vi trovano un articolo su come guarire i reumatismi per mezzo del veleno d’api. Marcovaldo vuole collaudare la cura sull’amico pensionato, quindi cattura una vespa e gli fa l’iniezione direttamente dal pungiglione dell’insetto. La cura ha effetto sull’ anziano, che rende l’attività di Marcovaldo redditizia. Ma Michelino, suo figlio, andando per vespe, ne fa infuriare un intero sciame, che lo segue fino a casa dove una folla di persone afflitte dai reumatismi viene aggredita dagli insetti.

La pietanziera
Il manovale Marcovaldo, durante la pausa pranzo, mangia dalla pietanziera, un recipiente dal coperchio avvitabile che funge anche da piatto. Accade che un giorno, dalla finestra di una ricca villa, un bambino propone di scambiare la sua frittura di cervella con la salsiccia e rape del manovale, che accetta molto volentieri. Ma d’un
Tratto, alle spalle del bambino compare una governante, che getta sul marciapiede la pietanziera di Marcovaldo, che è costretto a restituire la frittura lasciata, purtroppo, a metà e se ne torna al lavoro.

Un viaggio con le mucche
In una calda notte d’estate, Marcovaldo e la sua famiglia escono dalla loro casa per assistere al passaggio delle mucche nel loro viale. Però il figlio Michelino, trotterellando al fianco della mandria, si allontana troppo da casa, tanto da arrivare al pascolo. Marcovaldo parte alla sua ricerca, ma non lo riesce a trovare. Può quindi solo aspettare che torni. Qualche settimana dopo, infatti, Michelino fa ritorno a casa in groppa a una mucca, e Marcovaldo, che credeva si fosse divertito e avesse oziato all’ombra di una quercia con un filo d’erba in bocca, rimane deluso nel sentirsi raccontare che il figlio non ha fatto altro che lavorare, e che oltretutto è stato pagato pochissimo.

Il coniglio velenoso

Il giorno in cui Marcovaldo deve essere dimesso dall’ospedale, scopre nel laboratorio del proprio medico un coniglio bianco, dal pelo lungo e piumoso. L’uomo decide di portarlo a casa per ingrassarlo e mangiarlo, ma al lavoro viene raggiunto dal medico, padrone del coniglio, il quale gli rivela che l’animale è infetto da una terribile malattia. Intanto Domitilla, moglie di Marcovaldo, ha mandato i bambini a portare il coniglio dalla signora Diomira perché lo uccida e lo spelli, di modo che loro lo possano mangiare. Ma i bambini vogliono salvare la vita al povero animale,quindi lo abbandonano su un terrazzo in balia del destino. Ma il coniglio decide di farla finita con la vita, e si getta da una grondaia, cadendo tra le braccia guantate di un pompiere, mentre Marcovaldo e la sua famiglia vengono portati in ospedale.

Dove è più azzurro il fiume
In un bel giorno di primavera, Marcovaldo col suo ciclomotore esplora i tratti del fiume cercando un posto ideale alla pesca, magari sconosciuto a tutti tranne che a lui. Ebbene, quello stesso giorno il manovale trova uno slargo del fiume dove l’acqua pare un laghetto di montagna, tanto è azzurra. Marcovaldo decide che sarà quello il posto dove getterà l’esca, e, una volta che riesce a farsi prestare tutto l’equipaggiamento necessario, parte alla volta del “laghetto di montagna”. Qui pesca una quantità enorme di tinche, ma, mentre si accinge a tornare a casa, incontra un vigile che gli spiega il perché dello straordinario colore dell’acqua, ovvero la fabbrica di vernici che vi scarica i suoi colori.

Fumo, vento e bolle di sapone

I volantini per un campione gratuito di detersivo sono diventati una preda ambita nel quartiere da parte dei ragazzini, soprattutto dai figli di Marcovaldo, che hanno riem- pito la casa dapprima di foglietti colorati, poi di flaconi di detersivo di tutti i tipi. Infatti i bimbi hanno intenzione di vendere le polveri nel quartiere. Ma, naturalmente, tra le ditte non tarda a spargersi la voce di questi venditori. La polizia, convinta che ci siano dietro ricettatori di merce rubata,ha cominciato a battere il quartiere in cerca dei “ladri”. I figli di Marcovaldo, dovendo sbarazzarsi dei detersivi, decidono di buttarli nel fiume. Ma non hanno previsto le rapide: le polveri colorate, miscelate dall’acqua, danno sfogo alla loro effervescenza tramutandosi in bolle di sapone che volano per il cielo della città. Ma una cortina di fumo nero delle ciminiere, purtroppo, le fa sparire.

La città tutta per lui
In vista del 15 agosto, la città si svuota dei suoi abitanti, che partono tutti per le mete più disparate. Tutti tranne Marcovaldo, che durante questo mese ha la città tutta per se e può fare quello che gli va: passare i semafori col rosso, fermarsi al centro delle piazze, attraversare in diagonale. E, proprio mentre infrange quest’ultima regola, una Spider lanciata a cento all’ora gli arriva a un millimetro da un’anca.
Il povero Marcovaldo, in preda allo spavento, quando si vede piazzare di sotto il naso un microfono per l’intervista da parte da parte del programma “Follie di Ferragosto”
si sente mancare. Ed ecco che tra i riflettori, i microfoni e le telecamere la città riacquista il suo lato caotico, che fino a quel momento aveva abbandonato.

Il giardino dei gatti ostinati
Marcovaldo è affascinato dal mondo dei gatti, e talvolta, per passare il tempo, ne segue uno. In una giornata d’autunno, gli appare un soriano che lo conduce nei pressi del lussuoso ristorante Biarritz, dove il buon uomo riesce a catturare una trota dall’acquario. Il micio appena la vede gliela ruba di mano, e Marcovaldo, determinato a riprendersela, segue il gatto traditore sino ad una palazzina apparentemente abbandonata, circondata da un ampio giardino. Qui la trota gli viene tolta di mano un’altra volta, ma da un essere umano: la vecchia marchesa che abita nel villino. La donna ospita nel suo giardino rane, gatti, uccellini e persino topi. Qualche giorno dopo, la vecchia muore e al posto della casa viene stabilita un’impresa edilizia, nella quale gli animali ostacolano i lavori e mandano in collera gli operai.

Marcovaldo è il manovale della ditta “Sbav”, un uomo onesto, buono, curioso, sognatore e con pochi soldi in tasca. Parte con tutte le buone intenzioni per realizzare le sue idee, che però non porta quasi mai a buon fine.

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