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Italo Calvino

Italo Calvino nasce nel 1923 nell'isola di Cuba da genitori docenti universitari di materie scientifiche. Visse in Liguria a San Remo in un clima familiare amante della scienza e dei valori laici. Durante la guerra interrrompe gli studi e partecipa attivamente alla Resistenza. Dopo la Liberazione si laureerà in lettere a Torino e proprio qui incontrerà Vittorini e Pavese. Il suo esordio narrativo avvenne nel 1947 con la pubblicazione de Il sentiero dei nidi di ragno (opera vicina al Neorealismo). Nel '56 , dopo i fatti di Ungheria, rompe con il PCI e si dedica intensamente all'attività letteraria, come scrittore (trilogia I nostri antenati del '52/'59 e Le fiabe italiane del '56) e collaboratore della casa editrice Einaudi. Attento alla politica e alla società e soprattutto al dibattito sul ruolo degli scrittori, testimone dei problemi causati da rapidi mutamenti sociali, collaborò a varie riviste. Diresse con Vittorini Il Menabò sul quale pubblico diversi saggi tra cui La sfida al labirinto ('62). Ricordiamo inoltre, in una fase successiva, l'impegno di Calvino ad un'analisi più diretta e precisa della società e del ruolo dell'intellettualenella cosiddetta "trilogia industriale": La formica argentina ('52), La speculazione edilizia ('57), La nuvola di smog ('58) e La giornata di uno scrutatore ('63).
Grazie ad un lungo e paziente lavoro di raccolta delle fiabe popolari italiane, si orientò verso il romanzo filosofico-allegorico e pubblicò Il visconte dimezzato ('52), Il barone rampante ('56), Il cavaliere inesistente ('59), un racconto surreale come Marcovaldo ovvero le stagioni in città ('60) e racconti fantascientifici (Le cosmicomiche nel '65 e Ti con zero nel '67).
Dal 1964 al 1980 vive a Parigi, dove inteccia stretti rapporti con la cultura francese ed è sensibile alla produzione europea, coltivando anche interessi scientifici, filosofici e antropologici. Sperimenta allora nuove strade narrative in cui il punto fondamentale è la stessa struttura del romanzo, il gioco infinito delle combinazioni che può contenere. Risalgono a questo periodo romanzi come Il castello dei destini incrociati ('69), Le città invisibili ('72) e se una notte d'inverno un viaggiatore ('79) in cui emerge chiaramente il divertito pessimismo di Calvino rappresentato qui da figure della apocalittica e impossibile città moderna.
Nel 1980 si trasferisce a Roma e raccoglie una serie di interventi sul dibattito letterario nel saggio Una pietra sopra. Discorsi di letteratura e società. Nel 1983 raccoglie con Palomar una serie di prose autobiografiche e un anno dopo pubblicò anche una raccolta di prose: Collezione di sabbia.
Atteso negli Stati Uniti per tenere una serie di conferenze all'università di Harvard, morì improvvisamente senza poterle tenere (Siena 1985) e verrà pubblicato postumo, tre anni dopo, Lezioni americane. Postumi uscirono anche Sotto il sole giaguaro dell'86 (tre racconti sui sesnsi dell'odorato, della vista e del gusto), Sulla fiaba ('88) e Perché leggere i classici ('91)
Pur evolvendosi nella sua produzione Calvino rimane sempre fedele all'idea della letteratura derivata dall'Illuminismo, che fonda le sue radici in una ricerca razionale laica che fa parte di un più grande progetto di conoscenza teso ad una precisa volontà di cambiamento. In questa cornice ideale si collocano le tre fasi della sua crescita come scrittore, senza passaggi bruschi né imprevedibili.
La prima fase, quella neoralistica, presenta già una certa tendenza verso la fiaba. Basti pensare alla Resistenza nel Sentiero di nidi di ragno vista da un bambino che sogna un modo fraterno nonostante gli sia offerto solamente il comportamento violento degli adulti.
Allo stesso modo le narrazioni fiabesche non sono semplice fantasia perché forte è il legame con la realtà. Realtà che si fonde alla comicità. Egli affrontà più volte la crisi del presente: l'uomo alienato contemporaneo e la distinzione fra bene e male ne Il visconte dimezzato, i problemi della città moderna con il candore di Marcovaldo o l'uomo-robot che perde la sua umanità e simboleggia il fallimento di chi si accosta al mondo solo con la ragione ne Il cavaliere inesistente.
Nella terza fase invece, Calvino si dedica puramente all'arte stessa dello scrivere intesa come abilità combinatoria come se il romanzo fosse formato dalle tessere di un enorme mosaico e le possibilità di combinazione fossero infinite.
Lo stile di Calvino è limpido ed elegante per la sua ricerca costante di chiarezza e semplicità nell'esprimersi. Anche l'uso dei dialettismi per adeguarsi meglio alle vicenda narrate non intralcia la lettura che scorre pulita e lineare in tutta la sua semplicità.
Importante è ricordare la particolare tecnica narrativa usata dall'autore nelle opere che vanno dalle Cosmicomiche a Palomar, in cui il racconto diventa oggetto di se stesso in un ottimo virtuosismo e il lettore è coinvolto in una sorta di gioco di scatole cinesi.
In conclusione, possiamo affermare che Italo Calvino è un esmpio di grande mediazione culturale tra la tradizione e il moderno e che il motivo dell'infazia, la comicità, la fiaba e la narrazione agile tipiche della novella italiana, si fondono senza problemi con le esigenze della migliore cultura internazionale del tempo e dei giorni nostri.

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