La vita
Giuseppe Ungaretti nacque ad Alessandria nel 1888 da genitori toscani. Nel 1912 sì
trasferì a Parigi dove frequenta l’università e gli ambienti d’avanguardia letteraria ed
artistica. Nel 1914 Scoppiata la prima guerra mondiale, Ungaretti è interventista e si
arruola da volontario come fante, partecipando alla battaglia sul Carso, un’esperienza che
si rivela fondamentale per la sua poesia: basti pensare ai versi de L’allegria. Nel 1916
viene pubblicato una sua prima opera il Porto sepolto , nel 1919 verrà pubblicato l’opera
“Allegria dei naufragi ’’, che comprende anche le poesie della raccolta precedente ,
dall’edizione del 1931 il titolo verrà cambiato in L’Allegria. Dal 1918 al 1921 torna a vivere
a Parigi , dove sposa Jeanne Dupoix. Dopo un paio di anni torna in Italia, Ungaretti lavora
a Roma presso il Ministero degli Esteri,è nella capitale che nel 1933 pubblica la sua
seconda raccolta , Sentimento del tempo . Nel 1936 è chiamato in Brasile a tenere la
cattedra di lingua e letteratura italiana all'università di San Paolo, dove conosce anche il
dolore per la perdita del figlio di 9 anni. Tornò in Italia nel 1942 fù accolto con
tutti gli onori dal fascismo . Nel 1943-44 la grande occupazione di Roma lo impressiono
profondamente. L’eco di tanta sofferenza ispirò i nuovi versi della nuova raccolta ‘‘Il
Dolore’’. Ungaretti sfiorò per ben due volte il premio Nobel , uscirono le sue due ultime
raccolte poetiche nel 1950 e 1952 (La terra promessa , Un grido e paesaggi ) .
Ungaretti morì a Milano nel 1970.
Opere

La sua prima significativa raccolta poetica è Il porto sepolto, apparsa nel 1916, che
costituisce il primo nucleo di una nuova raccolta uscita qualche anno dopo col titolo di
Allegria di naufragi e definitivamente nel 1931 col titolo di L’allegria. Questa costituisce la
prima fase dell’esperienza poetica ungarettiana, caratterizzata dalla composizione di versi
brevi, i cosiddetti “versicoli”, in cui il tema dominante è quello dell’uomo di fronte alla
morte, che riflette le personali esperienze vissute dal poeta in trincea durante la prima
guerra mondiale. Subentra quindi la seconda fase dell’esperienza poetica di Ungaretti,
contrassegnata dalla raccolta Sentimento del tempo (1933), dove, oltre che al passaggio
dai “versicoli” all’uso di una metrica più tradizionale, viene proposta la meditazione sui temi

esistenziali dell’uomo e del ministero della vita, della natura e di Dio.
La terza fase dell’avventura ungarettiana è contrassegnata da Il dolore (1947), La terra

promessa (1950), Il taccuino del vecchio (1960), in cui la poesia ungarettiana si
caratterizza per dar voce a vicende autobiografiche e politiche del tempo.


Importanza di Ungaretti nella letteratura italiana

La poesia di Giuseppe Ungaretti è stata la prima espressione dell’ermetismo, senz'altro la
più significativa e prestigiosa corrente della poesia italiana che si sia affermata nel periodo
compreso fra le due guerre mondiali. Ungaretti, protagonista di una straordinaria
avventura letteraria, è stato pertanto un significativo punto di riferimento per tanti altri poeti
che si sono riconosciuti nella sua poetica.


L’allegria

L’allegria è il titolo scelto da Ungaretti per la raccolta delle poesia scritte dal 1914-1919 ,

l’edizione definitiva è del 1931 subendo dei cambiamenti e degli approfondimenti nel corso

del tempo.

La raccolta è divisa in cinque sezioni:
- La prima si intitola ‘‘Ultime’’ (Contiene i testi più antichi)

- Le tre sezioni centrali “ Il porto sepolto’’ , “ Naufragi’’ e “Girovago’’ ( Contengono le
poesie composte durante la guerra)

- L’ultima sezione s’intitola “Prime’’ (Comprende gli ultimi testi).

In queste poesie prevalgono i temi drammatici della guerra e della morte, quelli della

sofferenza e del dolore, ma contemporaneamente c’è l’avvertimento potente del richiamo

della vita in quanto proprio la tragedia della guerra stimola il bisogno di amore e di

fratellanza. Accanto a questi temi, si può notare anche lo stupore del poeta dinanzi alla

natura, una sorta di sintonia che il poeta stabilisce con le cose, per cui egli si riconosce

essere una docile fibra dell’universo.


Stile delle poesie

Le poesie di Ungaretti sono brevissime, talvolta di un solo verso ma sempre sollecitano il

lettore a meditare. In tali poesie è essenziale il titolo, che concorre a determinare il senso

e le parole sono pausate, fortemente scandite. Esse sembrano evocare un messaggio

antico e nuovo nello stesso tempo , sono parole poetiche che, nella loro essenzialità,

suscitano una varietà di emozioni e di affetti, caricandosi di tutto il senso del dolore e della

pena di vivere dell’uomo.

Sentimento del Tempo

In Sentimento del tempo si assiste a un’evoluzione dello stile poetico ungarettiano in

direzione della riscoperta della metrica classica, soprattutto dell’endecasillabo. E’ una

poesia quindi che vuole raccordarsi alla più alta tradizione lirica italiana, ai classici e

soprattutto al Leopardi. Nelle poesie che sono state scritte tra il 1919 e il 1935 (la prima

edizione della raccolta è stata pubblicata nel 1933, la seconda nel 1935), il poeta

approfondisce il tema religioso. Insieme alla meditazione sulla morte è avvertito, in modo

accentuo, il senso del rapido fluire delle cose, un senso che si rivela ora attaccamento alla

vita, ora nostalgia, ora sgomento, ora desiderio di oblio.


Poesie principali

Tra alcune delle poesie del poeta ne ricordiamo due molto importanti e piene di significato

come “ Soldati’’ e “ San Martino del Carso’’:


Soldati

Si sta come
d'autunno
sugli alberi
le foglie


Il testo Soldati fu pubblicato nel 1918, chiude la quarta sezione del libro “Girovago’’

appartenente nella raccolta “Allegria’’ .

La poesia fa un paragone tra le foglie in autunno ed i soldati in guerra: le foglie sono così

deboli nella stagione autunnale che basta un colpo di vento per farle cadere mentre ai

soldati basta un colpo di fucile per essere uccisi. In entrambi i casi le due vite sono

attaccate a un filo rendendo meglio il concetto di precarietà delle condizione umane

durante la guerra.
San Martino del Carso

Di queste case
non è rimasto
che qualche brandello di muro

Di tanti
che mi corrispondevano
non m'è rimasto
neppure tanto

Ma nel mio cuore
nessuna croce manca

E' il mio cuore
il paese più straziato


Anche qui solo parole essenziali, per esprimere, con ritmo spezzato, il senso tragico della

distruzione di un paese e dell’animo del poeta, il paese più straziato. Un paesino del

Carso, San Martino, viene distrutto dalla furia selvaggia della battaglia. La case ridotte a

qualche brandello di muro e tanti cari amici dissolti dalle cannonate. Ma tutti sono presenti

e vivi nel cuore del poeta straziato dai ricordi brucianti di quei giorni di morte e di rovina.

La critica

La critica letteraria ha in genere apprezzato di Ungaretti la creazione di un linguaggio

poetico nuovo, lontanissimo dai modi della poesia aulica e compiaciuta di un certo

decadentismo ed invece molto aderente alle cose che costituiscono i suoi contenuti.

E’ stata apprezzata, dopo tanta esaltazione della parola retorica, la restituzione del valore

primitivo dell’espressione: la poesia ungarettiana non si presenta come un gioco letterario,

ma come una sofferta ricerca di ogni possibile risonanza della parola che serva a

richiamare l’essenza dolorosa del vivere. In particolare, il critico letterario Squarotti

ha voluto ribadire la non catalogazione di Ungaretti fra i decadenti perché la poesia di

Ungaretti rispecchia l’eterno lamento dell’uomo e si riallaccia al patrimonio della tradizione

poetica italiana da Petrarca a Leopardi. Proprio per questo il mondo linguistico di Ungaretti

è l’ultima altissima costruzione poetica entro la tradizione.
erisci qui il titolo dell'appunto

Registrati via email