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Ungaretti

Vita

Giuseppe Ungaretti nasce ad Alessandria d’Egitto nel 1888 da emigrati italiani. (Ungaretti: “naufrago del mondo in cerca di approdo”).
A soli due anni perse il padre, morto in un incidente sul lavoro.
Grazie alla madre poté frequentare la scuola superiore di Alessandria, dove entrò in contatto con i fuoriusciti anarchici e si appassionò alla poesia di Leopardi, Carducci, Pascoli e D’Annunzio.
Nel 1912 fece il suo primo viaggio in Italia continuando a lavorare come corrispondente per “La Voce”.
Stabilitosi a Parigi studiò al Collége de France e alla Sorbona dove si appassionò allo studio della poesia simbolista e decadente e alle avanguardie europee. Collaborò con “Lacerba” (è il giornale degli interventisti) sulla quale pubblicò le prime poesie.
Allo scoppio della prima guerra mondiale Ungaretti si trasferì a Milano. Fu un deciso interventista che vedeva la guerra come un mezzo per trasmettere i propri ideali patriottici, ed un modo per rafforzare il legale con l’Italia, per avvicinarsi ad una patria e per acquistare un’identità nazionale e per condividere ideali comuni.

Così Ungaretti fu un volontario della guerra (così come Montale), arruolato nel 1918 mandato a combattere sul fronte francese.
Ungaretti dichiarò che la guerra è un processo mirato ad “eliminare la guerra”.
Finita la guerra, si stabilì a Parigi e cominciò a lavare come corrispondente per il “Popolo d’Italia”, lo stesso giornale fondato da Mussolini.
Nel 1921 Ungaretti tornò in Italia con la moglie, Jeanne Dupoix, dove si aprì un periodo di riconoscimenti ufficiali, dalla nascita dei figli Anna Maria e Antonietta, e dalla crisi religiosa che lo accostò alla fede cristiana e che lo portò a rivalutare il suo approccio con la vita e la poesia.
Dal 1931 al 1935 fu un inviato speciale della “Gazzetta del Popolo”. In questi anni organizzò le sue prime raccolte.
Nel 1936 si trasferì in Brasile, dove rimase fino al 1942 dove occupa una cattedra di lingua e letteratura italiana.
Nel 1943 rientra in Italia dove ottiene la cattedra di letteratura italiana all’Università di Roma.
Morì a Milano nel 1970.

Opere

L’Allegria

Nel 1916 Ungaretti pubblica Il porto sepolto, che comprende le poesie scritte dal 1914, durante la prima guerra mondiale, in poi.
Solo nel 1919 la raccolta fu inglobata in una più ambia, l’Allegria di naufragi, il cui titolo allude al naufragio del popolo europeo travolto dalla guerra.

La raccolta fu ripubblicata nel 1931 con molte modifiche e con il nuovo titolo L’Allegria, mentre l’edizione definitiva uscì nel 1942.
Quest’opera dunque rappresenta il risultato di una lunga gestazione e riflessione durata quasi vent’anni, nel quale il poeta svolge una complessa rielaborazione sui testi con dei risultati a volte molto diversi da quelli originali.
La dimostrazione di questo processo di cambiamento interiore di Ungaretti stesso è dato dal titolo stesso: Allegria di naufragi diventa semplicemente L’allegria.
“Allegria” come ossimoro della forza di vita positiva che nasce anche nei naufragi desiderosi di vita nonostante la guerra. Eliminando il termine “naufragi” il poeta vuole mantenere un sentimento positivo e vitale come se volesse sottolineare l’approdo a una nuova concezione dell’esistenza e la partecipazione ad una patria.
L’allegria è suddivisa in cinque sezioni: “Ultime” (titolo che indica il superamento dei modi poetici giovanili; questi componimenti infatti non erano inseriti nelle precedenti raccolte, ma sono una delle aggiunte successive nelle ultime edizioni), “Il porto sepolto”, “Naufragi”, “Girovago” e “Prime” (allusione al nuovo modo di poetare).
All’interno della raccolta vi sono certi componimenti, che, seppur non possono essere considerati vere e proprie dichiarazioni di poetica, esplicano la concezione di poesia sostenuta da Ungaretti. Per esempio:
• In memoria. Scritta nel 1916 ed è la lirica che apre “Il porto sepolto” ed è dedicata a Moammed Sceab, un amico d’infanzia di Ungaretti che, come lui, aveva lasciato Alessandria ed era emigrato a Parigi, dove, però, non era riuscito ad integrarsi e a trovare una propria identità. Una condizione, in parte simile a quella di Ungaretti, il quale però era riuscito a superare questo senso di sradicamento grazie all’attività poetica, ed era riuscito ad acquistare consapevolezza di se stessi e ad acquistare una propria identità.
• Il porto sepolto. Da il nome all’omonima sezione dell’allegria. Riflette sull’origine della poesia e dell’ispirazione poetica, riallacciandosi alla poetica del simbolismo, e, ovvero ad una ricerca laboriosa.
• Allegria di naufragi. Attraverso immagini analogiche e simboliche il processo che è a base della creazione poetica, poesia come viaggio senza fine, ed il poeta è colui che anche dopo il naufragio riprende il cammino senza timore come un “lupo di mare”.
La maggior parte delle liriche furono scritte nel periodo in cui l’autore prestava servizio militare e dunque hanno come sfondo la guerra.
Questi testi, infatti, recano la data e il luogo di composizione come se fossero un diario, o meglio, un esame di coscienza quotidiano.
Uno dei temi fondamentali è la vita del soldato vista come una drammatica e sofferta lotta per sopravvivere (Soldati). Il secondo tema presenta è la volontà di vita di soldati che lottano per la propria vita (Veglia). Terzo tema è il valore della fratellanza generata dalla vicinanza con la morte (Fratelli). In queste opere Ungaretti non riguarda solo l’esperienza della guerra, ma affronta anche ricordi lontani, spesso paesaggi carsici aridi e desolati che rispecchiano l’animo straziato di un soldato volenteroso di vita (San Martino del Carso). Vi è spesso un’identificazione con la natura che ricorda il panismo dannunziano e il simbolismo decadente (I fiumi).
La ricerca di questi valori, temi, la patria che non sente ancora sua sono simboli di un’analisi interiore e di una ricerca della purezza e dell’essenzialità della parola. Frasi semplici, brevi, privi di punteggiatura, ma che impressionano e che lasciano un senso di vuoto e suspence.
Ungaretti si rivede in una duplice rivelazione: il poeta, il quale ricerca l’essenza pura delle cose, e il lato umano, nel quale, l’uomo, come poeta ricerca il senso stesso della propria vita all’interno della poesia. L’uomo infatti si deve calare nella realtà liberandosi dalla sovrastrutture retoriche ed arrivare all’assoluto poetico.
Vi sono infatti le innovazioni stilistiche di Ungaretti: l’abolizione della punteggiatura, la presenza di spazi bianchi che liberano lo stato umano dell’uomo, il rifiuto della lingua aulica e quindi retorica, essenzialità delle parole con presenza di espressioni scarne, sconvolgimento della sintassi e rifiuto delle forme tradizionali come ritmi e rime.

Il Sentimento del tempo

Dopo il 1928 Ungaretti diventa cristiano e di questa esperienza sono testimoni Il Sentimento del tempo, un opera della sua maturità.
Pubblicata nel 1933 per la prima volta assume la struttura definitiva nel 1943 in sette sezioni: Prime, La fine di Crono, Sogni e accordi, leggende, inni, la morte meditata e l’amore.
Il tema è quello dell’uomo in pena, perduto di fronte alla questione dell’esistenza. Medita sul trascorrere del tempo, sulla morte, sui miti ed i temi astratti.

Il dolore

Pubblicata nel 1939 a San Paolo,in Brasile. Provato dalla morte del fratello perde il figlio e scoppia la seconda guerra mondiale. Sono momenti di sofferenza, angoscia e paura.

Il tema è quello del senso di smarrimento causato dalla morte e dalle perdite.
Diverse sezioni che distinguono momenti diversi del dramma dell’autore: tutto ho perduto, dedicata al figlio, giorno per giorno e il tempo è muto per ricordarlo, roma occupata e i ricordi il dolore di una nazione.

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