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1. La vita.
Nasce l’8 febbraio 1888 ad Alessandria d’Egitto da lucchesi che gestivano un forno e il padre muore quando è ancora piccolo. Legge i maggiori scrittori moderni e si occupa di letteratura. Viaggia a Parigi dove approfondisce la poesia decadente e simbolista, frequenta ambienti all’avanguardia e scrive versi in francese. Entra in contatto con il gruppo futurista e pubblica poesie su “Lacerba”. In Italia, nel 1914, si arruolò come volontario nella fanteria sul Carso e scrive Il porto sepolto che confluirà con Allegria di naufragi nell’Allegria. A Parigi sposa Dupoix. A Roma aderisce al fascismo convinto che la dittatura possa rafforzare la solidarietà nazionale dalla quale si sentiva escluso. Collabora ai più prestigiosi giornali italiani come saggista ed è redattore del “Commerce”, rivista di cultura. Diventa un famoso intellettuale italiano e un punto di riferimento per la nuova poesia che definirà una poetica ermetica. Diventa professore di Letteratura italiana in Brasile poi a Roma. La Mondadori pubblica le sue opere in Vita d’un uomo. Lutti familiari (fratello, figlio) e la seconda guerra mondiale segnano la sua poesia. Muore a Milano l’1/2 giugno 1970.

2. L’allegria.
Nel riordinare le sue opere, Ungaretti, volle sottolinearne il carattere autobiografico, come una confessione. Credo che non vi possa essere né sincerità né verità in un’opera d’arte se in primo luogo essa non sia una confessione. Il carattere autobiografico deve essere inteso nella concezione dell’arte elaborata da Ungaretti, propria degli ermetici secondo quali letteratura e vita sono strettamente connesse e la letteratura ha un ruolo privilegiato, svela il lato nascosto delle cose e l’essenza della vita. Le poesie appartenenti alla prima raccolta de Il porto sepolto (1916) non hanno componente descrittiva e la frase si riduce all’essenziale della sintassi e della parola. La sua poesia è sintetica e misteriosa. La letteratura dell’800 usava metafore e collegamenti facilmente comprensibili che mostravano solo gli aspetti superficiali della realtà, non l’essenza profonda. Mentre Ungaretti usa una poesia rapida e sintetica che mette in contatto immagini lontane che, apparentemente, non hanno legami; superando a distanza tra il mondo della realtà da quello che rivela il senso delle cose per mezzo dell’analogia. Ciò avviene grazie alla rivoluzione futurista delle parole in libertà del quale rifiuta il movimento caotico e si avvicina ai simbolisti che colgono il valore evocativo della parola nella sua purezza assoluta. Il poeta è un sacerdote della parola che sa cogliere i nessi segreti delle cose e dà alla poesia un significato magico che la spinge all’estremo dell’inconoscibile e dell’inesprimibile. Il mistero della vita non può essere espresso in modo razionale ma può essere illuminato a tratti grazie alla forza intuitiva della parola. La poesia è testimonianza di Dio, vede e vuole vedere l’invisibile nel visibile. Ungaretti:

- distrugge il verso tradizionale usando versi liberi e brevi
- usa una sintassi elementare e lineare per illuminare il momento dell’essere
- la strofa è costituita dalla frase principale e spesso non ci sono subordinate
- a volte mancano i verbi e la parola vene usata nella sua purezza e isolata
- sul piano lessicale si ricollega alla tradizione lirica italiana usando un sistema monolingui stico usando termini astratti che possono trasferire gli elementi della realtà su un piano superiore
si possono distinguere 3 fasi dell’opera
1. Il porto sepolto (1916) allude a ciò che resta segreto in noi e risale a un racconto. Il porto equivale alla poesia che è nascosta nell’abisso nel quale deve immergersi il poeta
2. Allegria di naufragi (1919) presenta un ossimoro e, come lui stesso spiega, la prima parola sta ad indicare l’esultanza di un attimo e la seconda l’effetto distruttivo della morte
3. Allegria (1931) ha voluto sottolineare l’elemento positivo dell’opposizione.
L’opera si divide in 5 sezioni:
1 Ultime raccoglie testi della fase precedente
2-3 Il porto sepolto, Naufragi rinviano a due poesie in esse contenute che diedero il titolo alle edizioni
4 Girovago comprende una poesia dello stesso titolo
5 Prime allude alla stagione poetica successiva
I temi alludono a una biografia trasfigurata in cui l’uomo incontra la verità e il senso della vita che va letto in chiave cristiana (credente). Un gruppo si lega all’infanzia e all’adolescenza passate in Alessandria d’Egitto e si approfondisce nei temi dell’esilio, del nomadismo e dell’estraneità. La guerra diventa fonte di ispirazione costringendolo a vivere tra la vita e la morte. Il tema del naufragio richiama l’Infinito di Leopardi e al tema del viaggio come simbolo di una presenza della morte. L’opera si conclude con una Preghiera richiamandosi alla canzone di Petrarca dedicata alla Vergine: Quando mi desterò dal barbaglio della promiscuità in una limpida e attonita sfera, quando il mio peso mi sarà leggero, il naufragio concedimi Signore di quel giovane giorno al primo grido.
In Memoria: (apriva la prima edizione del Porto sepolto) Tratta il tema dell’esilio come perdita di un punto di riferimento. Il suicidio di Moammed Sceab racchiude il destino del poeta: la ricerca di valori si conclude tragicamente in chi non sa esprimerli e comunicarli. Quindi il gesto del suicida equivale alla poesia. Il tono è dolente e distaccato e il ritmo è spezzato dalle varie strofe e versi che danno una lettura lenta e sillabata. Alcune parole sono isolate frantumando l’intera composizione come se volesse mostrare la contraddizione tra l’aspirazione all’assoluto e la precarietà della vita.

Il porto sepolto: vuole cogliere l’essenza della poesia. Il primo verso allude a un’immersione purificatrice da cui segue la risalita come un gesto di risurrezione in cui la poesia viene sparsa sulla terra. Il nulla potrebbe essere lo spazio infinito del mare in cui i poeti naufragano. L’inesauribile segreto, invece, non ha né inizio e né fine e quindi coincide con l’infinito.

I Fiumi: lo scrisse in trincea. Immergendosi nell’Isonzo, il poeta, ricorda tutti i fiumi che hanno segnato la sua storia. L’acqua è simbolo della vita che giunge alla chiarezza del presente. Il Nilo simboleggia l’infanzia e la giovinezza mentre la Senna simboleggia la formazione artistica e intellettuale. Il carattere autobiografico è sottolineato dall’uso della prima persona quindi: l’acqua assume un valore rituale e diventa simbolo del battesimo, il suo scorrere purifica e ricongiunge l’uomo con la natura. Il motivo della partenza si traduce nell’immagine dell’acrobata che cammina sull’acqua (richiamandosi a Cristo). Il poeta riconquista la propria identità e si riconosce partecipe della vita e del tutto anche grazie alla notte.

San Martino del Carso: contiene immagini di desolazione e di morte legate alla guerra. Si apre con l’immagine del paesaggio e della città distrutta poi pensa ai compagni morti dei quali non è rimasto nulla. Solo il pensiero dei sopravvissuti può ricordarli, il poeta paragona i loro cuori alla città e al cimitero per i tanti amici persi. Dalla prima stesura ha eliminato le determinazioni di luogo. La poesia presenta parole comuni.

Mattina: è l’esito estremo a cui è giunta la sua ricerca. È composta da due versi ognuno formato da due parole delle quali una monosillaba. L’individuo partecipa della vita del tutto e il relativo si identifica con l’infinito e l’eterno. Lo spazio si dilata ed emerge la totalità e la pienezza di vita che rappresenta uno stato di beatitudine e grazia paradisiaca. Il titolo è parte integrante della poesia.

Soldati: il titolo è parte integrante della poesia ed essenziale per la comprensione. È un punto di riferimento che fa corrisponder la vita di un soldato a quella di una foglia in autunno. La poesia è impersonale per sottolineare il senso di solitudine e di abbandono. È molto frammentata dando un senso di perplessità, segno della precarietà e del dolore che investe ogni manifestazione dell’esistenza.

3. Il sentimento del tempo.
Le poesie scritte dal 1919 hanno un mutamento di prospettiva. Nell’Allegria le poesie volevano fissare l’attimo della folgorazione, il mistero della vita e il tempo era concepito come un’entità discontinua. Mentre nel Sentimento del tempo vuole mostrare un tempo inteso come durata e come causa del mutare di tutte le cose. Questa visione emerge da 3 tematiche (illustrate dall’autore stesso):
1. Provavo a sentire il tempo nel paesaggio come profondità storica
2. Una civiltà minacciata di morte mi induceva a meditare sul destino dell’uomo e a sentire il tempo
3. Con l’amore mi accorgo dell’invecchiamento e del perire della mia carne
Le poesie sono ambientate a Roma perché risalgono al suo soggiorno qui e, per Ungaretti, Roma è la città della memoria che permette di cogliere il tempo come durata. Mostra come tutto muore, anche le civiltà più illustri ed è ricca di opere barocche che avevano un senso acuto del trascorrere del tempo e le opere sono pervase da un sentimento di morte. Il poeta si concentra sui paesaggi, soprattutto estivi (preferiti), perché sono vitali e racchiudono la secchezza della morte. In alcune poesie troviamo alcune divinità della mitologia greco-romana che rievocano l’antichità romana e coprono la sensazione di vuoto di fronte all’arte barocca. Ungaretti recupera le strutture sintattiche e le forme metriche tradizionali, rifacendosi a Petrarca e Leopardi, a lui molto vicini per la riflessione sul tempo:
- Leopardi sente la fine della civiltà giunta al culmine della sua evoluzione
- Petrarca si trova di fronte a un mondo (classico) da ripristinare con la memoria dell’antico.
Importante è il tema del viaggio e della nave e quello religioso: la preghiera serve per rimarginare una ferita aperta dalle tentazioni e dalle angosce.
L’isola: l’immagine dell’isola è irreale e priva di riscontri geografici, è una sensazione del poeta che si isola dal resto del mondo. Ci sono molte analogie e i significati si mescolano in una profonda sinestesia. In questo modo ha rappresentato la complessità di un’esistenza in cui il sentimento del tempo si confronta con l’eternità. Il periodo è complesso e raffinato che recupera la tradizione. Da un lato c’è la tradizione barocca (nel motivo della metamorfosi) e dall’altro la classica compostezza e rigore. L’analogia è esaltata dall’allitterazione e recupera la versificazione tradizionale per trovare una coincidenza tra la metrica tradizionale e moderna.

Di Luglio: parla dell’estate che, nell’esplosione della sua vitalità, corrode e distrugge la natura. Il ritmo è aggressivo, spezzato e fluido e il periodare è breve. La poesia è un esempio del barocco ungarettiano, come ricerca di uno stile ricco e ridondante che corrisponde a un’idea della natura come continuo e ininterrotto travaglio. Sembra avvicinarsi allo stile d’Annunziano. In chiave allegorica potrebbe rappresentare una stagione della vita: che esplodendo si spoglia e si consuma.

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