Ominide 187 punti

Giuseppe Ungaretti

Ungaretti viene a lungo identificato come innovatore e portatore della poesia moderna, ma anche legato alla tradizione.
Egli nasce nel 1888 ad Alessandria d’Egitto dove si era stabilito con il padre (lucchese emigrato per lavorare a costruzione del canale di Suez), vive in una casa di periferia, ai margini del deserto (esilio culturale: lacerazione che lascia traccia). Nel 1912 lascia l’Egitto per Parigi dove incontra i protagonisti delle avanguardie (Apollinaire, Picasso, Modigliani, Soffici, Papini e Palazzeschi, che ebbe un grande ruolo nella sua formazione umana e letteraria) . La sua prima poesia è pubblicata sulla rivista letteraria “Lacerba” (futurista). Rientra in Italia nel 1914 e si dedica alla campagna per l’intervento italiano, nel 1915-17 è chiamato alle armi, per combattere sul Carso. Nel 1916 pubblica Il Porto Sepolto, considerato come svolta storica nella poesia italiana. Alla fine della guerra rimane in Francia come corrispondente de “Il popolo d’Italia” (giornale di Mussolini). Ungaretti aderisce al fascismo non per tornaconto personale, ma per un’ingenua fiducia nel rinnovamento del popolo italiano (pensiero che la dittatura possa rafforzare solidarietà e legame fra italiani, anche emigrati). Nel 1921 torna a Roma con la moglie (francese) e vive come impiegato al Ministero degli Esteri. Nel 1919 esce Allegria di naufragi (ossimoro). Nel 1923 esce la sua seconda raccolta: Sentimento del Tempo (riflessione sul trascorrere del tempo), nel frattempo collabora con periodici e si converte al cattolicesimo. Successivamente diventa professore in Brasile, e al suo ritorno in Italia, dopo la guerra, viene nominato professore di Letteratura all’Università di Roma. La sua vecchiaia è caratterizzata dall’insegnamento universitario, da nuove raccolte di versi, da traduzioni (Gongora, Shakespeare, “la Fedra” di Racin), saggi critici e dalla partecipazione forte alla vita culturale. Intanto l’editore Mondadori chiede che si pubblichi un’opera omnia “Vita di un uomo”. Ungaretti muore nel 1970.

Poetica
- parte dal presupposto che la poesia è Illuminazione : attimo di folgorazione, evento istantaneo creazione di un legame dalla memoria all’innocenza
- il poeta sa che la poesia è espressione di Dio;riconoscere invisibile nel visibile;il poeta torna a vedere
La concezione della poesia ha effetti anche sul formale:
1. distruzione tradizionale struttura del verso = versi sciolti e brevissimi (anche solo una parola)
2. lo spazio vuoto prima e dopo la parola ha significato di isolamento, per farla diventare un attimo, un’intuizione dell’essere

3. poesia: insieme di parti ciascuna importante di per sé
4. rare le subordinate
5. prevale lo stile nominale e participi (spesso manca il verbo)
6. periodo prosastico;influsso della grande innovazione futurista sulla sintassi (“parole in libertà”)

Sul piano linguistico, si colloca nella tradizione di una lingua letteraria quasi astratta (diversa da quella comune), quasi esaspera le scelte che condurranno all’ermetismo di Quasimodo.
- all’inizio la poesia ha una dimensione autobiografica: indaga nell’IO del poeta (sorta di psicoanalisi) e suggerisce al lettore come indagare se stesso;non ci racconta tutto del poeta ma fa una selezione (alcune esperienze essenziali, che dovrebbero permetterci di illuminare: strumento di chiarificazione dell’esperienza stessa della vita.
Nel ‘900 la vita e la poesia sono strettamente connesse: l’esperienza del singolo serve per cogliere essenza della vita comune (verismo ed estetismo). I poeti approfondiscono il valore della parola, che ora ha di nuovo una funzione comunicativa.
- attribuisce a poesia un’ambizione alta
- l’autobiografia non è intimismo individuale, ma ricerca nel profondo dell’anima di ciò che è universale
- fiducia mistica nella parola essenziale, carica di una storia, sorretta da una tecnica raffinata
- i tormenti del poeta lo portano a frequenti revisioni dei testi;risultati di più riscritture; le date delle raccolte sono convenzionali
- iniziando a comporre Sentimento del Tempo egli coniuga la moderna poetica dell’analogia col bisogno di un “ritorno all’ordine”;vuole riacquisire ritmo della tradizione italiana;il passato tende all’universalità

Il compito della poesia è quello di esplorare il mistero che è in noi, che coincide col senso del divino

L’allegria
È una raccolta di poesie scritte tra il 1914 e il 1919 e le più importanti sono quelle del Porto Sepolto scritte durante il periodo di permanenza al fronte nella prima Guerra mondiale. I temi principali sono: la vita in trincea, contatto con la morte, ricordi della vita precedente, momenti di desolazione esistenziale, contemplazione della natura e il messaggio dominante e’ l’ “attaccamento alla vita” sempre dichiarato.
Le poesie sono brevi e composte da versi liberi brevissimi: poche e scarne parole, senza punteggiatura, che racchiudono un intero vissuto. L’essenzialità non significa trascuratezza formale infatti la ricchezza delle metafore, i nuovi accostamenti di parole e similitudini ricercate destano nel lettore risonanze profonde. Si tratta di poesie moderne che però non vennero inizialmente apprezzate.

Sentimento del tempo
È il titolo della sua seconda opera e si riferisce alla profonda impressione suscitata dalle memorie storiche di Roma. Le poesie sono datate dal 1919 al 1935.
Nella prima parte prevalgono temi rarefatti: paesaggi, stati d’animo ed evocazioni mitologiche; massima ricerca formale con effetti sonori, astrazione lirica ma anche il tentativo di recuperare la tradizione poetica italiana con versi regolari, sintassi articolata, lessico più aulico e un ritorno alla punteggiatura.
Nella seconda parte torna a dominare la soggettività del poeta e prevale la tematica religiosa caratterizzata dal senso del peccato e dall’aspirazione dell’anima a Dio; dal punto di vista formale si rinuncia alle raffinatezze analogiche.


I versi della maturità

Nelle raccolte di versi successive alla seconda guerra mondiale il poeta cerca strutture compositive più complesse che vedono intrecciarsi la tematica personale a temi universalmente umani. A questi anni risalgono il dolore (1947); la terra promessa (1950); il taccuino del vecchio (1960). Il recupero della tradizione poetica e’ compiuto e nella metrica prevalgono endecasillabi, settenari, lessico sostenuto, periodare ampio e si fanno più rare le associazioni analogiche. Per lo più il tono delle ultime poesie di Ungaretti è di un’eloquenza solenne e commossa ma ance intricata e a volte scontata.

Liriche

Soldati (luglio 1918)
-il titolo fa parte del testo, non lo riassume; lirica riferita a una condizione particolare che e’ quella del mondo militare
-le parole non sono poste secondo l’ordine naturale ed e’ una poesia ricca di figure retoriche
-assume un valore relativo parlando dei soldati, ma assoluto perché riguarda tutti noi
-impersonalità della lirica: “si sta”;accentua l’universalità e la solitudine di questi uomini
Questa poesia è stata scritta durante la guerra nel 1918. E' costruita su un paragone tra le foglie e i soldati, che sugli alberi, intesi come trincee, combattono. Come si sa l'Autunno è per le foglie il momento di cadere e come esse anche i poveri soldati lo fanno. Con questa poesia Ungaretti vuole mettere in evidenza le sue sensazioni che sicuramente condivide con i suoi compagni. Esse sono: angoscia, precarietà, che accompagna i soldati al fronte nemico.


Mattina (26 gennaio 1917)

-lirica composta da due monosillabi apostrofati e da due parole (1 ternario e un quaternario)
-Leopardi le chiamerebbe parole poeticissime perché non hanno limiti
-la voce narrante è il poeta stesso: MI + verbo coniugato
- l’individuo non è più cosi insignificante ma partecipe del tutto per cui si perde la componente relativistica; figura proiettata in un universo senza limiti, astrazione, piena realizzazione di se
-il titolo fa capire il contesto della lirica; il legame tra testo e titolo e’ analogico infatti l’immensità spaziale e temporale si fondono con una determinazione precisa; contrasto tra finito e infinito; mortale e immortale
Si tratta di una delle poesie più famose e semplici di Ungaretti, fu scritta nel 1917 ed è sorprendente poiché con due sole parole, il poeta riesce ad esprimere un concetto di dimensioni non misurabili.
La poesia si presenta formata da una strofa di due versi liberi; da notare che l’elisione fonde in un’unica pronuncia il soggetto con il verbo e l’allitterazione del fonema M che contribuisce ad amplificare l’idea dell’immensità.
Il titolo è molto importante poiché il poeta, durante la guerra, una mattina, viene come abbracciato da una luce molto forte e dunque anche da un calore molto intenso proveniente dall’alto, e che illumina lo spazio circostante, ma che soprattutto lo fa risplendere interiormente, riuscendo così quasi a percepire la vastità immensa dell’infinito.
È un momento in cui il finito e l’infinito si uniscono quasi in un unico elemento: non esiste più niente intorno, solo una grande luce che gli origina un momento di intuizione nel quale egli si mette in contatto con l’assoluto, eliminando ciò che lo circonda e riflettendo soltanto sull’avvenimento.
Ungaretti dunque con questa poesia vuole quasi comunicare che l’uomo, pur in situazioni macabre, pur di fronte alle enormi distruzioni ed agli enormi dolori che provoca la guerra, pur avendo scoperto la sua fragilità e la sua precarietà nella vita che gli è stata data, è in grado di cogliere con una grandezza smisurata tutta l’immensità del suo mondo al quale si sente di appartenere.

Natale
-lirica di 23 versi, per lo più monosillabi e bisillabi
-non e’ legata alla guerra
-la solitudine oramai fa parte della vita del poeta; forse indice di depressione o scelta di vita?
- 1 strofa: non ha voglia di fare nulla; il gomitolo, solitamente associato a un’iconografia positiva, qui non lo è
2 strofa: stanchezza psicologica, esistenziale, non fisica
3 strofa: interlocutore “voi”= di chi si tratta? Parenti, amici? Andamento tipicamente prosastico come una pagina di diario; egli non vuole stare solo, peggio: non vuole nessuno che si occupi di lui
- 4 strofa = emerge ciò che di positivo c’e’ ovvero il caldo del fuoco
-tra le varie strofe sembra quasi esserci un interlocutore che fa delle domande mute a cui il poeta risponde con le diverse strofe
-il soggetto e’ dominante
-come cosa posata = esistenza senza senso e insignificante
In questa poesia, scritta a Napoli durante un permesso, il poeta dice che non ha voglia di andare per le strade confusionarie, è stanco, chiede di lasciarlo solo; come un oggetto dimenticato in un angolo. Qui è al caldo – dice – è vicino al calore del camino.
L’opera parla della tristezza di Ungaretti, ancora impressionato dalla guerra. Infatti il pensiero della guerra lo accompagna in città: il “gomitolo di strade” richiama alla mente il caos della trincea, la “cosa posata e dimenticata” è riconducibile al compagno massacrato, anche il “qui”, per contrapposizione, rappresenta là, ovvero la guerra, infine il “caldo buono” è contrapposto alla fredda pietra del San Michele.
Il poeta frantuma i versi per dare l’impressione di un singhiozzo. Questo ritmo, infatti, crea tristezza e raggela l’animo del letto, il che contrasta con l’immagine del caminetto, il quale più che calore, sembra evocare fredde emozioni.

San Martino del Carso
-nonostante il poeta sia partito come volontario per la guerra, l’orrore delle scene vissute rimane impresso nella sua memoria
-importante e’ l’immagine della distruzione; luoghi,costruzioni e paese abbandonato: la casa e’ solitamente un luogo di riparo e sicuro ed e’ qui in contrasto con i rari brandelli di muro rimasti a causa dei bombardamenti
-nella seconda strofa: guardando ciò che rimane delle case al poeta vengono in mente le persone; esse sono state portate via dalla guerra come le case e ciò che rimane e’ solo il ricordo
-MA: forte avversativa = nel cuore non mancano le croci = non e’ necessario un luogo materiale per ricordare le persone scomparse
-conclusione del sillogismo (sequenza di affermazioni, ragionamento)= si parte con l’immagine del paese reale e colpito dai bombardamenti per poi riprendere l’immagine del paese nel cuore del poeta e ricco di croci per ricordare le persone care scomparse; alla fine: e’ il cuore del poeta il paese più straziato perché la distruzione psicologica e’ più dolorosa di quella fisica
-libera associazione di idee ed immagini come nella tecnica dello “stream of consciousness”
- l’efficacia della poesia e’ data dalla concentrazione e dalla sinteticità dei pensieri; nella versione originale era una vera e propria scarnificazione
- “E’ “ dell’ultimo verso = identifica il suo cuore con il paese; continua corrispondenza tra oggetti reali e memoria/cuore del poeta
-brandello= solitamente usato in riferimento a carne;umanizzazione della case
- vv1 “queste”= le case scempiate dalla guerra sono già nominate nel titolo, non sono necessarie altre spiegazioni
L’immagine di un paese distrutto dalla guerra, San Martino del Carso, è per il poeta l’equivalente delle distruzioni che sono celate nel suo cuore, causate dalla dolorosa perdita di tanti amici cari. Ancora una volta il poeta trova nelle immagini esterne una corrispondenza con quanto egli prova nei confronti dell’uomo, annullato dalla guerra. La lirica, di un’estrema essenzialità è tutta costruita su un gioco di rispondenze e di contrapposizioni sentimentali, ma anche verbali: di San Martino resta qualche brandello di muro, dei morti cari allo scrittore non resta nulla; San Martino è un paese straziato, più straziato è il cuore del poeta. Così, eliminando ogni descrizione e ogni effusione sentimentale, l’Ungaretti riesce a rendere con il minimo di parole la sua pena e quella di tutto un paese, e dà vita a una lirica tutta nuova.
La lirica è costituita da quattro strofe. Le prime due strofe sono legate da un’anafora (“di queste case … di tanti”) e dalle iterazioni (“non è rimasto … non è rimasto; tanti … tanto”). La metafora “brandello di muro” riconduce all’immagine di corpi mutilati, straziati, ridotti a brandelli. La terza strofa si apre con un ma che ribalta l’affermazione precedente. Come le prime due, le ultime due strofe sono legate da un parallelismo (“ma nel cuore … è il mio cuore”) e dall’analogia (cuore = paese). Anche se nulla è rimasto dei compagni
morti, “nessuna croce manca”: non è svanito il ricorso di nessuno di quei morti. Le croci suggeriscono l’immagine di un cimitero, ma richiamano, naturalmente, anche al sacrificio e alla morte del Cristo.
L’immagine finale del cuore straziato richiama quella iniziale del brandello di muro, racchiudendo il componimento in un cerchio di dolore.

Veglia
-assenza totale di punteggiatura come nelle altre liriche; non per rompere la tradizione con il passato (come x i futuristi) ma per proiettarsi verso un mondo senza limiti
-luogo e data stesura come per le lettere;contaminazione dei generi;lirica e prosa
-composta da due strofe di diversa lunghezza; la prima e’ composta da 13 versi e da un unico lungo periodo = molto fluente e si concretizza nel verbo “ho scritto”
-la luna e la sua luce sono indifferenti e fredde: le componenti dell’opera che predominano sono l’orrore (vedi bocca digrignata; congestione delle mani) e il silenzio
-probabilmente scritta in trincea
-lirica profondamente espressionista: situazioni viste attraverso le emozioni del poeta (diversamente dal pascoli = impressionista)
-predomina il senso di attaccatura alla vita: non si usano formule transitorie = ribaltamento prospettiva = più si è in balia dell’orrore e della morte, più e forte l’attaccamento alla vita = prepotente istinto di riaffermazione della propria sopravvivenza
La lirica reca una data (23 dicembre 1915) ed indica un luogo (Cima Quattro) che ci immettono immediatamente nella particolare situazione esistenziale del Poeta. E' la I guerra mondiale, una guerra di trincea che Ungaretti ha vissuto in montagna,sul Carso, nella precarietà continua.
L'atmosfera è notturna: una notte di plenilunio, quindi chiara e serena. Ma il poeta non può dormire : piuttosto conduce una veglia, funebre, accanto ad un soldato colpito dal nemico.
E' uno spettacolo di orrore quello che il poeta contempla durate la notte, ma la sua è anche una ininterrotta meditazione sul valore della vita.
Gli è accanto un compagno con cui ha condiviso freddo,ansie, pericoli e paure, ormai senza vita, ridotto, espressionisticamente, ad una maschera di morte violenta e inaccettata.
Il corpo è massacrato, la bocca digrignata nello spasimo finale (dove si fondono dolore e ribellione), le mani livide, gonfie e rigide, congestionate dal freddo del clima e della morte.
Sono mani però protese verso la vita, che penetrano nel "silenzio" del poeta, nei suoi pensieri di uomo che, proprio attraverso la contemplazione della morte, scopre di amare assai intensamente la vita.
I versi sono liberi, ancorati non ad uno schema strutturale ma a quel ritmo intenso di pensiero che si sviluppa in due tempi. Dapprima l'andamento è in un certo senso descrittivo: immagini rapide, apparentemente statiche, con sensazione generale di sfinimento (buttato, proprio di un corpo ormai sfinito, senza più forza) e di morte; e due gesti, uno, direi violento, pur se raggelato, nello sforzo di aggrapparsi alla vita e di penetrare nei massimi suoi recessi costituiti dal pensiero; l'altro, anch'esso ininterrotto, nel continuo scrivere lettere d'amore alla vita.
La chiusa è epigrammatica: l'assunto finale di quella meditazione che si è protratta per l'intera notte illuminata dal plenilunio.
Una luce che rivela l'orrore della morte, chiarore per la veglia, ma può dare anche appiglio di luce e di speranza.
L'immagine-chiave della lirica è sicuramente costituita dalle mani congestionate del soldato morto che penetrano nel silenzio del vicino vivo e costituiscono un ardito ponte visivo fra la morte e la vita.

La madre
-lirica composta da 5 strofe e si conclude in forma epigrammatica con due strofe composte da distici
-la madre = non e’ morente, non e’ viva e nemmeno un giudice severo; e’ una madre che ha mantenuto anche nella morte il legame con il figlio e dopo molto tempo resiste alla tentazione di guardarlo e abbracciarlo se non prima di aver ottenuto il perdono per le colpe commesse;
- è una madre defunta che aspetta il figlio il quale ha superato il “velo d’ombra” che separa i vivi dai morti; il figlio la trova nell’aldilà’ in ginocchio e con le braccia alzate (richiesta di supplica);non soddisfa subito il bisogno umano di guardare il figlio infatti prima chiede per lui il perdono
-nella lirica troviamo molte consonanze con pensiero cattolico anche se non si tratta di una vera e propria lirica religiosa
-raffigurazione statuaria=decisa=disposta a tutto per il figlio come in vita
-la morte del poeta e della madre vengono accostate:
a) morte poeta = ultimo battito del suo cuore che fa cadere il muro d’ombra;descrizione biologica
b) morte madre = ultimo respiro, fiato;descrizione più cristiana (“mio dio eccomi”); in questo caso si riprende a livello contenutistico la tradizione (cfr Dante;morti di morte violenta come Manfredi = ultima parola che pronuncia e’ quella di salvezza)
-ultimi due versi; spalancano sentimenti soggettivi infatti dopo che la madre e’ morta si e’ prefissata come scopo quello di anteporre le esperienze del figlio alle sue;
-ultimo verso;rapido sospiro&;di cosa? Rimpianto? Gioia?
-la figura della madre del poeta può essere universalizzata; il suo comportamento e’ comune a tutte le madri e riflette la condizione esistenziale dell’individuo nel rapporto madre-figlio.
E’ una poesia in versi liberi (in prevalenza endecasillabi). La lirica è stata composta a breve distanza dalla morte della madre. Ungaretti immagina il momento in cui rivedrà la figura materna al cospetto del Signore.
E il cuore d’ombra: costruisci e intendi: e quando il cuore, con il suo ultimo battito, avrà fatto cadere l’ostacolo terreno che impedisce si viventi la visione del mondo ultraterreno.
Come una volta: come al tempo dell’infanzia del poeta.
Decisa: risoluta nel chiedere il perdono di Dio per il figlio.
Sarai una statua: rimarrai immobile come una statua ad attendere il giudizio celeste.
Come già ti vedevo: nello stesso atteggiamento che il poeta assume in vita quando si ricoglieva in preghiera.
Mio Dio, eccomi: l’ansia che la madre prova per la salvezza del figlio è la stessa da lei provata per la propria salvezza, in punto di morte, secondo quella capacità delle madri di immedesimarsi nella sorte dei loro figli.
Un rapido sospiro: un sospiro che indica la fine dell’ansiosa attesa e il sollievo di sapere salvo purificato il figlio, ricongiunto a lei per sempre.

Registrati via email