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Giuseppe Ungaretti


Nasce ad Alessandria d’Egitto nel 1888. Figlio di contadini migranti. Suo padre lavora per scavare il canale di Suez. Sceglie di fare il soldato di sua volontà, per poter dare il suo contributo alla patria.
Viene mandato al fronte sul Carso e qui capisce com’è realmente la guerra in trincea (non come D’Annunzio). Scrive nel suo taccuino le poesie con le date e il luogo, quasi fosse una pagina di diario. Il messaggio dominante di tutte le poesie è l’attaccamento alla vita attimo per attimo: ogni momento è strappato alla morte.
“Allegria di Naufragi” è il nome della sua raccolta di poesie. È un ossimoro, perché mette insieme due elementi contrastanti. In questa raccolta le poesie sono brevi, con versi corti, spezzati (detti anche “versicoli” o “Sillabato Ungarettiano”) e molto spesso isolati in mezzo ad uno spazio bianco.
Allegria → esultanza di un attimo di vita vissuta.
Naufragi → dissoluzione di tutto ciò che è umano, causato dalla guerra.


Sono una creatura ~ L’Allegria


Il poeta compie un’analogia tra una pietra e il pianto. (Il pianto è una delle caratteristiche che distinguono l’uomo dall’animale). La guerra annichilisce il tuo essere uomo, ti porta ad essere insensibile perché in trincea ti abitui alla disumanità. (è un processo di reificazione, in cui l’uomo diventa “cosa”). Vivendo attimo per attimo invece non ti senti morto e resisti: i versi “la morte si sconta vivendo” possono essere interpretati anche secondo una vita che resiste.
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