Opere di Ungaretti


La guerra è uno dei temi ispiratori della poesia in tutte le epoche. Le migliori poesie sulla guerra del Novecento, secolo nel quale si è sviluppata una sensibilità particolare, che vede nello spargimento di sangue sempre e comunque un male. Le sfumature possono essere diverse: lo smarrimento impotente, il rifiuto istintivo e ribelle, la meditazione, l’opposizione argomentata e precisa. Le poesie di Giuseppe Ungaretti sono poesie contro la guerra, che è nello stesso tempo uno dei più grandi poeti italiani del secolo e una delle voci più sensibili ed emozionanti tra coloro che hanno inserito la guerra nelle loro opere.
Giuseppe Ungaretti figlio di emigranti italiani, trascorre l’infanzia e l’adolescenza in Egitto, per poi trasferirsi a Parigi, dove si immerge nell’effervescente clima culturale delle avanguardie, stringendo amicizia con i pittori Picasso e Braque e con i poeti Apollinaire e Bréton, nonché con il gruppo di innovativi artisti italiani che gravitano intorno a questa città (i Futuristi, Palazzeschi, Soffici, Modigliani).
Nel 1915, allo scoppio della Prima guerra mondiale, si arruola come volontariato in qualità di soldato semplice: combatterà sul fronte del Carso e dalla durissima esperienza nascerà L’allegria.
Questa raccolta poetica esprime i sentimenti dell’autore con brevissimi ad essenziali frammenti in versi liberi, creando immagini analogiche intense. La produzione poetica successiva ritorna a modelli più tradizionali, recuperando ritmi e metri convenzionali, e sviluppa una riflessione legata a esperienze personali dolorose come la morte del figlio bambino, espressa in immagini dense e difficili. Muore a Milano.
La veglia: È notte. La luna è piena. Il silenzio è totale. Nella trincea colui che scrive la poesia giace rannicchiato accanto a un compagno morto. Notte, luna, silenzio si intridono di questa morte. Eppure il giovane poeta si aggrappa alla vita con tutto se stesso.
Fratelli: Dei soldati si incontrano nel buio della notte. È come se si conoscessero da sempre, come se fossero fratelli. Li rendono uguali la sofferenza, la paura di morire, il pericolo continuo. Questo sentimento di fratellanza su una base di dolore diventa un’involontaria rivolta contro la guerra.
Soldati: I soldati sono come foglie di un albero in autunno. Non viene detto nell’altro. D’autunno le foglie cadono, una dopo l’altra, fino a che il ramo è nudo.
San Martino del Carso: Un paese in zona di guerra è stato distrutto. Eppure almeno lì è rimasta qualche maceria. Invece, di tante persone care al poeta non è rimasto proprio nulla. E, poiché lui le ricorda tutte, è il suo cuore il paese più devastato.
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