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Ungaretti ed il tema della guerra

In Ungaretti, la parola crudele e realistica come le immagini, permetterà di scoprire subito l’intenzione comunicativa dell’autore: l’orrore della guerra, la tremenda disumanità della morte, la rivolta istintiva contro questa esperienza, l’ansia e il desiderio di vita. Faremo notare come questo rapporto guerra-poesia non avesse alcuna possibilità di essere espresso dal linguaggio e dalla forma che aveva caratterizzato la poesia del periodo precedente; qui occorrono enunciazioni essenziali, fulminee, parole che emergano dal silenzio interiore. Sarà necessario, dunque, ricorrere a frequenti feed-back per monitorare la conoscenza, della poetica precedente e, soprattutto, del contesto storico in cui operò il poeta, schierato dalla parte degli interventisti: come in Montale abbiamo visto l’evento bellico sullo sfondo, così in Ungaretti esso occupa una posizione di piena centralità.

Al centro del percorso poetico di Ungaretti c’è l’uomo, pellegrino che percorre le tappe della vita alla ricerca di una verità illuminata dalla parola poetica: una parola pura e libera da ogni vincolo logico – sintattico, come già visto in Montale; una parola che emerge dal silenzio della meditazione. La sua poesia è tutto un balenare di immagini, attimi di vita vissuta, che ne fanno una serie di frammenti autobiografici, espressione di questa ricerca interiore.
Il poeta stesso affermò che non vi può essere né sincerità né verità in un’opera d’arte se in primo luogo tale opera d’arte non sia una confessione.
Nasce così lo stretto legame fra poesia ed esperienza autobiografica, con la constatazione della solitudine umana e del dolore che, da esperienza individuale, diviene esperienza comune e condivisa.
Così il poeta motivò le sue scelte: mi apparve subito cioè come la parola dovesse chiamarsi a nascere da una tensione espressiva che la colmasse della pienezza del suo significato. La parola che fosse travolta nelle pompose vuotaggini da un’onda oratoria, o che si gingillasse in vagheggiamenti decorativi ed estetizzanti o che fosse prevalentemente presa dal pittoresco bozzettistico, o da malinconie sensuali o da scopi non puramente soggettivi e universali, mi pareva che fallisse al suo scopo poetico. Ma fu durante la guerra, fu la vita mescolata all’enorme sofferenza della guerra, fu quel primitivismo: sentimento immediato e senza veli; spavento della natura e cordialità rifatta istintiva dalla natura; spontanea e inquieta immedesimazione nell’essenza cosmica delle cose; fu quanto, d’ogni soldato alle prese con la cecità delle cose, con il caos e con la morte, faceva un essere che in un lampo si ricapitolava dalle origini, stretto a risollevarsi nella solitudine e nella fragilità della sorte umana; faceva un essere sconvolto a provare per i suoi simili uno sgomento e un’ansia smisurati e una solidarietà paterna; fu quello stato di estrema lucidità e di estrema passione a precisare nel mio animo la bontà della missione già intravista, se una missione avessi dovuto attribuirmi e fossi stato atto a compiere, nelle lettere nostre.
In queste parole ritroviamo la “condizione umana in sé considerata” di cui parla anche Montale a proposito della sua materia poetica; tuttavia, nelle intenzioni di Montale, questo proposito dovrebbe portare (cosa che ponon avviene) ad isolare i tormenti e le fragilità umane dagli avvenimenti esterni. Per Ungaretti, invece, la condizione umana non può prescindere dall’enorme sofferenza della guerra.
Detto ciò, merita una particolare attenzione la ricerca espressiva che Ungaretti intraprese, all'insegna di un rinnovamento formale che portasse la parola alla pienezza del suo significato :
Commiato, da Il porto Sepolto
In Commiato, Ungaretti ci presenta un aspetto fondamentale della sua poetica: la parola; è una parola scavata nell’animo, una parola rivelatrice, che esprime il senso del reale e racchiude in sé tutti i significati: la propria vita, il mondo, l’umanità intera. Ricercare la parola poetica equivale a inoltrarsi in un abisso, con lo scopo di portare in superficie la verità, una parola quanto più aderente al vero : una parola /scavata è nella mia vita /come un abisso.
Ma rimane, nonostante questa ricerca, molto di indecifrabile e di segreto nell'uomo, che il poeta non riuscirà comunque a portare fuori dall'abisso : Di questa poesia /mi resta/quel nulla/d'inesauribile segreto (da Il porto sepolto).
Sempre sul tema della guerra, sarà interessante proporre un confronto fra due liriche della raccolta Porto sepolto, in cui compare la similitudine, ricorrente nella tradizione letteraria (fin da Omero, Iliade, VI, 180 – 184 ) fra la caducità della vita umana e la fragilità delle foglie:
Fratelli, Mariano, luglio 1916.
Soldati, Bosco di Courton, luglio 1916.

· Sia in Fratelli , sia in Soldati, il senso di fragilità e caducità viene espresso dall’immagine delle foglie autunnali. In Fratelli si tratta di una foglia appena nata, che nella lirica compare a v.5 ; in Soldati la similitudine fra la condizione dei soldati al fronte, dove la vita è sempre in pericolo, e le foglie autunnali occupa l'intero componimento. Notevole è il verbo iniziale Si sta in una forma impersonale che vuole accomunare la situazione del soldato a quella di tutti gli uomini, una situazione di precarietà evidenziata nel passaggio dal verbo di stasi al tragico ed impercettibile movimento verso la morte.
· Dal punto di vista sintattico, continuano le sequenze accumulanti ( Parola tremante nella notte Foglia appena nata Nell’aria spasimante involontaria rivolta)
· Dal punto di vista metrico, anche qui troviamo una rottura degli schemi tradizionali : il verso è costituito anche da una singola parola.
· Da ciò ne consegue che risulta dilatato il potere evocativo della parola (pensiamo ad esempio, a fratelli (v.2 e 10) o anche a fragilità (v.9).

Possono anche, a questo proposito, essere desunte, delle differenze di lessico fra Ungaretti e Montale. Per esempio, pur essendo entrambi attenti alla singola parola, come portatrice di significato e agli effetti fonici di essa, in Montale la parola, l'oggetto rimanda in maniera esatta ad un significato, ad uno stato d'animo, ad una persona, ad un referente. Nei simbolisti, come in Ungaretti, la parola è molto più suggestiva e allusiva, quasi visionaria.
La seconda fase della sua attività poetica si ha con la raccolta Sentimento del tempo, pubblicata nel 1933 e comprendente settanta componimenti, scritti nel 1919, nei quali si coglie una nuova ansia religiosa che, nel 1928, lo spinse a riabbracciare la fede cattolica.
Qui, sul piano formale, vengono recuperati ritmi e metri convenzionali; la sintassi è più ampia ed articolata, compare la punteggiatura e l’uso, spesso eccessivo, dell’analogia

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