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ERMETISMO e UNGARETTI

vita e opere d Giuseppe Ungaretti

Con il nome ermetismo viene indicata la tendenza di gran parte della poesia italiana nella prima metà del ‘900 (anni 20).
Il termine deriva da Ermete (dio della scienze occulte), ci rimanda ai libri ermetici, ai libri di magia dell’età tardo antica, questo viene utilizzato in maniera dispregiativa dal critico Flora.
Questo carattere richiama la magia della parola poetica, ma ermeticamente significa anche chiuso/serrato, quindi è una poesia magica ma anche chiusa, riservata alla comprensione di pochi. La poesia si ispira al simbolismo francese, alla poesia di Mallarmè, riprendono la poesia come folgorazione, come un modo per cogliere la segreta esistenza della realtà. Questa risente anche del pensiero di Croce è dunque una poesia pura, sganciata da ogni rifermento alla realtà contingente, concreta che nasce da un’esperienza interiore.

I temi fondamentali sono gli stessi sviluppati da Pirandello e Svevo in prosa, sono gli stati d’animo e i ripiegamenti su se stesso del poeta. È differente rispetto alla poesia dell’800 crepuscolare, sviluppano soprattutto il tema della solitudine intesa come sentimento dell’uomo moderno che ha perduto la fede, i valori e non ha più certezze. Il mondo è sconvolto dalle guerre, dalle dittature, è un mondo caratterizzato da idee totalizzanti e oppressive e di questo i poeti ermetici si fanno portavoce Vediamo inoltre una poesia caratterizzata dall’alienazione, ossia un uomo sa di essersi ridotto a un semplice ingranaggio della società moderna, strumentalizzato per fini più o meni chiari; altro elemento è la frustrazione che caratterizza l’uomo, questa scaturisce dal contrasto tra la realtà banale e deludente e l’ideale di vita che si intuisce ma non riesce a realizzare.
La figura del poeta non è più la stessa, non ha più risposte ai grandi quesiti esistenziali, non è più un poeta vate, esprime solo la condizione dell’’uomo e lo fa privilegiando il linguaggio che è scarno e essenziale in cui la parola assume grande significato.
È una poesia evocativa, allusiva, che privilegia sinestesie e associazione analogiche. Inizialmente questa tendeva a rompere gli schemi metrici e la struttura dei verdi della tradizione letteraria. Troviamo il verso libero ma non manca l’uso dell’endecasillabo sciolto.
I grandi esponenti sono: Ungaretti, Montale, Quasimodo, Luzi, Saba, Sereni quest’ultimo nel 1947 compose una raccolta intitolata “Diario d’Algeria” in cui parla della sua esperienza di prigioniero in questo paese.
Negli anni ‘30 si costituisce un gruppo di poeti ermetici a Firenze (anche le origini geografiche sono varie); assunse un carattere particolare le opere letterarie sono analizzate dal punto di vista degli scrittori.
Altri grandi esponenti furono Carlo Bo e Gianfranco Contini un critico.
Il rapporto dei poeti ermetici con i regimi è vario e controverso, molti erano anti-fascisti e dunque si opponevano, altri invece aderirono al fascismo con fiducia.
La poesia ermetica è stata e sempre sarà incomprensibile al pubblico di massa, questo spiega perché alla fine della 2a guerra mondiale con la nascita del neorealismo questa scomparve.


UNGARETTI


Figura singolare, nasce ad Alessandria D’Egitto nel 1888. Figlio di contadini di origini lucchesi che si trasferirono in Egitto poiché il padre fu assunto come operaio nella costruzione del canale di Suez.
Ungaretti cresce in periferia al limitare del deserto, questo fu influenzato da Alessandria, una città cosmopolita dominata dalla cultura francese, dalla tradizione e cultura italiana, araba e ebraica. Nel 1912 lascia l’Egitto e si trasferisce a Parigi per proseguire gli studi, qui visse momenti importanti per la maturazione della sua poetica, si lega a Guillaume Apollinaire, frequenta inoltre pittori come Modigliani e Picasso e intellettuali italiani come Ardengo, Soffici e Papini che fece pubblicare le sue prime opere sulla rivista Acerbo.
Nel 1914 rientra in Italia per partecipare alla campagna interventista, questo in anni giovanili fu un simpatizzante del movimento anarchico ora invece si lega a Mussolini. Combatté come fante dal 1915 al 1917 sul fronte del Carso, durante quest’esperienza bellica egli, davanti agli orrori della guerra, scopre la sua vena poetica . Le poesie nascono infatti dagli orrori e dolori della guerra, composte tra un combattimento e l’altro sembrano brevi riflessioni.
Queste rientrano nella raccolta di poesie di Ungaretti del 1916 “Porto sepolto”, un piccolo libretto pubblicato a Udine in 80 esemplari, in questa viene trattata l’angoscia degli uomini che non possono dare uno scopo alla vita. Questa raccolta segnò una svolta storica per la poesia italiana.
Alla fine della prima guerra mondiale torna in Francia con le truppe italiane inviate in soccorso al paese alleato, decide di fermarsi a Parigi e diventa corrispondente per il Popolo D’Italia. In questi anni sviluppa la sua riflessione su realtà e vita,si dedica alla poesia, scrive una prefazione per la nuova edizione del “Porto sepolto” e aderisce al fascismo non tanto perché ne condivide l’ideologia ma perché ha fiducia nella persona di Mussolini.
Rientrato in Italia si stabilisce a Roma con la moglie (conosciuta durante l’ultimo soggiorno a Parigi) e vive modestamente grazie ad un impiego al ministero degli esteri, anni in cui egli si afferma come poeta. Nel 1919 pubblica “L’allegria di naufragi” che nel 1921 rimarrà solo “L‘allegria” , nella raccolta troviamo la poesie di “Porto sepolto”.
Nel 1932 Giuseppe Ungaretti pubblica “Il sentimento del tempo” grazie al quale raggiunge una grande fama. La cultura del suo tempo lo venererà come un maestro.
Negli anni ‘30 Ungaretti affronta una grave crisi interiore che lo riporta alla fede, da lui chiamata la fede dei suoi padri, questa influenzerà la usa opera successiva. Dal 1936 al 1942 si trasferisce a San Paolo in Brasile dove ottiene una cattedra universitaria di lingua e letteratura italiana, purtroppo in questi anni muore il figlio Antonietto di 9 anni (1939), quest’esperienza sconvolse l’esistenza di Ungaretti.
Nel 1942 torna in Italia, durante la 2a guerra mondiale, anche gli orrori di questa guerra lo tormenteranno. A Roma il duce lo fa nominare professore di letteratura italiana. Queste diede adito a diverse polemiche ma il suo prestigio personale finì con l’avere ampi riconoscimenti.
Giuseppe Ungaretti muore nel 1970 a 82 anni a Milano, negli ultimi anni di vita compose opere, saggi, traduzioni, partecipò a conferenze, congressi, presenziò a premi letterari.
Nel 1969, un anno primo della sua morte, pubblica una raccolta completa della sua poesia, lasciando un’autobiografia della sua esperienza personale che divenne espressione di valori eterni.
Fu un uomo straordinario in grado di fare tutto e sebbene molto anziano partecipò a trasmissioni radiofoniche e televisive.

POETICA


È la poetica dell’analogia, da molta importanza alla parola la quale è essenziale, assoluta e carica di tutta una storia. La poesia per il poeta è un miracolo e una folgorazione improvvisa ma necessita di una tecnica raffinata e di uno studio attento della sonorità delle parole. Secondo Ungaretti solo lo studio della parola ci può permettere di comprendere gli aspetti concreti e astratti della realtà. Questo è costantemente impegnato in una revisione dei suoi testi per poter ricercare un' esperienza definitiva e assoluta. Soprattutto nella sua 2a raccolta egli fonde la poetica dell’analogia con il sogno e la necessità di un ritorno all’ordine. Dal punto di vista metrico si rifà alle forme della tradizione lirica italiana, attribuisce alla poesia una funzione religiosa, il compito della poesia è quello di esplorare il mistero che è dentro ogni uomo che coincide con il senso del divino.

POESIE DI UNGARETTI

1- Pubblica “Allegria” per la prima volta nel 1919 con poesie composte tra il 1914 e il 1919 e con poesie riprese da “Porto sepolto”. Nella raccolta vediamo accostati a temi di vita di trincea ricordi personali di Ungaretti, affronta inoltre il problema della desolazione esistenziale, il messaggio principale della raccolta è, però, l’attaccamento alla vita che viene espresso anche nei momenti più terribili ed angosciosi, è evidente nel componimento il coraggio di vivere.
I componimenti sono per lo più brevi e composti in versi liberi brevissimi con poche parole scarne, isolate tra loro da grandi spazi bianchi, senza punteggiature. La parola assume un valore assoluto, in una sola parola è concretato tutto il valore di un’esperienza o di una riflessione. Utilizza un lessico e parole inusuali, povere ma l’essenzialità fa scaturire significati inediti. Assistiamo a una frantumazione del discorso, ridotto a termini essenziali, questo metodo non deve essere confuso con trascuratezza, Ungaretti infatti per ottenere tali effetti doveva riflettere e caricarsi di un lavoro tecnico-formale notevole.
2- Il titolo della sua 2a raccolta di poesie di Ungaretti, “Il sentimento del tempo”, scaturisce dalle memorie storiche della città di Roma quando vi si trasferì, in questa mette insieme la poetica dell’analogia e il suo desiderio di tornare alle forme della tradizione lirica italiana. Nella raccolta è implicita la caducità delle cose, tutto è effimero.
Il componimento comprende poesie dal 1919 al 1932 e si suddivide in 2 parti:
1) nella 1a parte ha una tematica rarefatta in cui descrive paesaggi, stati d’animo, evocazioni mitologiche tutte filtrate attraverso il linguaggio che è ricco di associazioni analogiche in cui si perde la concretezza delle esperienze e degli oggetti. In questa prima parte troviamo la massima espressione della suggestione analogica. L’autore gioca su effetti sonori, dal punto di vista metrico ricompaiono versi regolari, liberamente alternati. Riutilizza la punteggiatura e utilizza un periodo più articolato, il lessico è aulico e prezioso
2) la 2a parte rappresenta un momento di riflessione dopo la sua conversione religiosa, torna a dominare la soggettività del poeta, prevale il tema religioso dominato dal senso di colpa, dal peccato e dal profondo desiderio del poeta di avvicinarsi a Dio.
Il linguaggio nelle poesie di Ungaretti è tradizionale, rinuncia all’analogia e si avvicina all’eloquenza sacra.
Il momento più intenso è quando il tema religioso si lega a temi personali (esperienze e effetti), il componimento più famoso è “La madre”.
3- Dopo la 2a guerra mondiale Ungaretti tenta di utilizzare strutture compositive più complesse tentando di intrecciare temi universalmente umani e personali. Nel 1947 pubblica la raccolta “Dolore” in cui prevale un’ispirazione religiosa dedicata alle sventure familiari (morte del figlio) e alle tragedie collettive (2a guerra mondiale).
4- Nel 1950 Ungaretti scrive “Terra promessa” raccolta concepita come poesia drammatica con cui il poeta vuole celebrare arrivo di Enea in Italia in un intreccio di temi mitici, patriottici e personali ma porterà a termine solo componimenti scarni che si rivelano artificiosi.
5- Le sue memorie e le sue riflessioni su temi morali finirono col portarlo alla produzione di altre raccolte:
nel 1950 “Un grido e paesaggi” in cui troviamo dolorose memorie personali e meditazioni su temi morali;
nel 1960 “ Il taccuino del vecchio”
6- In seguito gli altri componimenti assunsero toni amorosi come “Dialogo” del 1968 e “Nuove” del 1970, in queste recupera la tradizione poetica, troviamo endecasillabi e settenari. Il lessico è elevato e sostenuto, il periodare è ampio e complesso. Le analogie sorprendenti diventano sempre più rare.
7- Nel 1969 Giuseppe Ungaretti pubblica una raccolta completa di tutte le sue opere, edita da Mondadori intitolata “Vita di un uomo”, con questa il poeta vuole lasciare un’autobiografia infatti tutti i suoi componimenti e la sua produzione poetica rappresentano un’esperienza umana che da sola può costruire la vita interiore del poeta, non è individuale ma espressione di valori universali.

Ungaretti ha dato un’immagine romantica di sé, egli non è un uomo che fa il poeta, lei è un poeta in ogni momento e atteggiamento. Ritiene che la poesia sia una vera e propria missione, ha una grande fede nella poesia e nella religione dei padri.
Nell’opera poetica si presenta come un grande innovatore costantemente impegnato a scoprire i valori della tradizione letteraria. Egli vede la poesia come espressione di una sfera spirituale superiore anche alla crisi dell’uomo.
L’intensità è un sentimento religioso, la fede porta ad affrontare il dolore.

IN MEMORIA


Tratto da “Allegria”, è un componimento in cui racconta la storia dello sradicamento e della crisi d’identità di Moammed Sceab, un arabo che come molti altri ha cercato in Francai una nuova patria che, però, non ha mai trovato. Egli è rimasto sospeso tra le tradizioni della sua terra d’origine e il nuovo orizzonte nazionale in cui si sente un estraneo.
I versi sono liberi e a volte brevissimi, manca la punteggiatura e il poeta da risalto alla lunga parola.
Moammed è discendete di principi o capi militari, ed è morto suicida poiché smarrito, aveva perso ogni senso d’identità nazionale. Egli amava la Francia al tal punto che si fece cambiare nome, divenendo Marcel, ma quella non era la sua patria, allo stesso tempo non riusciva nemmeno più a vivere come i suoi connazionali, nelle tende bevendo caffè ascoltando il Corano. Inoltre non era in gradi di esprimere la sua solitudine attraverso la poesia. Il poeta lo ha accompagnato lungo il corteo funebre con la proprietaria dell’albergo in cui alloggiavano. Questo riposa nel campo santo d’Ivry, forse solo il poeta ha memoria della triste esistenza dell’amico e per questo gli dedica la poesia, come riscatto della usa identità.
In quest’opera Ungaretti spiega i motivi per cui l’amico si è tolto la vita, la sua crisi d’identità, è afflitto da un profondo senso di sradicamento, ha rifiutato le sue origini ma non riesce a integrarsi nella nuova società. La sua esperienza è vicina a quella di Ungaretti, questo infatti è nato in Africa da genitori italiani, si trasferisce poi in Francia e in Italia alla ricerca della sua identità nazionale. Il poeta al dramma personale dell’amico contrappone i motivi per cui si deve vivere, primo fra tutti lui riesce ad esprimere le sue sofferenze attraverso la poesia.

I FIUMI


Tratto anch’esso dalle poesie di Ungaretti, “Allegria” è uno dei componimenti più importanti e riusciti di questa raccolta poetica e forse di tutta la produzione di poesie di Ungaretti. È un’autobiografia in versi, il poeta in un momento di riposo della guerra fa un bagno nel fiume Isonzo, fiume che scende dalle Alpi, bagnando Gorizia e che sfocia nell’Adriatico. Durante il bagno ripensa alla propria vita e ai 3 fiumi che l’hanno rappresentata e hanno segnato i momenti più significativi della sua vita.
Il primo è il Serchio, fiume lucchese che ha caratterizzato la vita ei suoi antenati e dei suoi genitori;il secondo è il Nilo fiume presso cui è nato e infine la Senna dove egli si è avvicinato alla cultura europea.
L’immersione nelle acque del’Isonzo lo portano a una regressione e a una purificazione che lo porta a sentirsi in armonia con l’universo, percependo la propria esistenza come parte del tutto. Si sente un tutt’uno con la realtà, la natura, si sente quasi un sasso.
La regressione gli permette di recuperare il suo passato individuale ricollegandolo al presente.
Dal punto di vista metrico troviamo ancora versi liberi divisi però in strofe e raggruppamenti vari.
Siamo nel 1916 in una località di guerra, importante come sempre è l’essenzialità della parola. Il poeta esordisce descrivendo la sua posizione, egli è appoggiato ad un tronco che è stato mutilato da una bomba, il paesaggio è desolato, triste come un circo prima e dopo uno spettacolo (quindi senza spettatori). Con questo bagno purificatore ha potuto riposarsi e lavare i vestiti sporchi dagli orrori della guerra e dalla sporcizia e come un beduino è chinato al sole per asciugarsi.
Il Serchio scorre in Garfagna, presso Lucca, e in queste acque hanno attinto per quasi 2000 anni i suoi antenati contadini e i suoi genitori, il Nilo l’ha visto nascere e crescere, Ungaretti infatti lasciò Alessandria D’Egitto a 23 anni. Questo ha visto nascere le sue passioni giovanili e i suoi interessi, e infine la Senna che nel suo aspetto torbido egli si è mischiato e ha preso coscienza di se stesso.
Egli ha nostalgia di ciascun fiume. Il componimento fu realizzato a Cotici sul fronte di guerra. La poesia si compone di 69 versi strutturati in 15 strofe di varia lunghezza.
Le 2 più lunghe sono la prima e l’ultima (aprono e chiudono il componimento) e rappresentano la premessa e la riflessione del poeta, entrambe parlano al presente della notte, il resto del componimento rievoca quanto accaduto nel corso della mattinata. Forte è l’influenza simbolista.

SAN MARTINO DEL CARSO


Tratto da “Allegria” è un altro componimento sul fronte, San Martino del Carso è un paese distrutto dalla guerra. Partendo da questa visione realistica il poeta passa ad una riflessione sulla morte degli abitanti del paese che erano persone a lui care. Il cuore del poeta assume valore simbolico diventando un cimitero posto a testimonianza della perdita dei valori.
Troviamo brevi versi liberi in strofe simmetriche

VEGLIA


Uno dei componimenti più forti delle poesie di Ungaretti “Allegria”, il poeta resta a lungo accanto al cadavere di un compagno caduto e per un momento gli sembra di condividere quell’esperienza di morte. Pian piano egli rovescia la situazione e per liberarsi da quella sensazione di dolore generata dalla morte comincia a scrivere lettere d’amore manifestando cosi un profondo attaccamento alla vita di tutti gli uomini.
Composta il 23 dicembre 1915 in una località di guerra è un componimento in 2 strofe di diversa lunghezza con versi liberi, il messaggio principale riguarda la guerra, l’assurdità e la disumanità di questa. Ungaretti per questa poesia ha scelto un lessico intenso, con parole violente, quasi deformanti.
Congestione è una metonimia e sta per gonfiore. L’ultima strofa è di e versi e vi è una sorta di riconquista attraverso l’attaccamento alla vita e il suo senso di solidarietà umana.

MATTINA

M’illumino
D’immenso

Uno dei testi più famosi, Ungaretti porta con questi 2 versi all’estrema conseguenza i principi della sua poetica, l’essenzialità della parola.
Sono 2 versi ternari con cui egli esprime l’idea dell’infinita grandezza nella forma della luce. Quella che è una sensazione fisica diventa un sentimento interiore, uno scambio rapido tra sensazione e pensiero, secondo la tradizione simbolista. Il testo è molto intenso e si fonda su una sinestesia, tutte e 2 le parole iniziano per i e finiscono per o, tutto ruota attorno a queste 2 parole, è un parallelismo fonico ritmico.
Il poeta è investito da una luce e cosi partecipa alla vita ed è una partecipazione che si dilata all’infinito. Realizzato al fronte troviamo un senso della vita ancora più intenso di fronte gli orrori della guerra.

SOLDATI


Si sta come
d’autunno
sugli alberi
le foglie

Paragona la condizione precaria dei soldati alla condizione precaria delle foglie in autunno.I versi sono liberi, brevissimi in cui egli sottolinea la fragilità dell’uomo.

LA MADRE


Tratto dal “Sentimento del tempo” fu scritto da Ungaretti nel 1930 subito dopo la morte della madre.
Il lutto porta il poeta a riflettere sulla vita e sulla propria morte. Riflette sulla morte che potrà essere per lui un modo per ricongiungi ungersi alla madre tornando all’innocenza, dono datogli dalla misericordia divina.
La madre quando lui sarà morto, implorerà Dio perché questi lo perdoni, e solo dopo il perdono di Dio potrà guardarlo e riaccoglierlo.
Evidente la sua religiosità in quanto vede nella morte un confronto nell’aldilà con Dio.
Dal punto di vista metrico troviamo 5 strofe, le più brevi sono composte da 2 versi, le più lunghe da 4, sono endecasillabi e settenari e quindi ritorna alle tradizioni.

NON GRIDATE PIU’


Tratto da “Il dolore” affronta il proprio dolore dopo la morte del figlio e il dolore dell’umanità dopo la 2a guerra mondiale.
Realizzato nell’immediato dopo guerra si rivolge ai superstiti invitandoli a rispettare il sacrificio di coloro che sono morti senza lasciarsi sopraffare dagli odi e dagli interessi di parte.
Il significato del testo viene espresso con la similitudine dell’erba. Nel componimenti ai vivi corrisponde la violenza e la distruzione, i morti al contrario portano un messaggio di vita.
Sono 2 quartine composte da 1 novenario, 1 endecasillabi, 2 settenari e 1 novenario.
Ripetizione della rima in -ate nella 1a strofa e rima baciata udire-perire.
Il gridare dei vivi si contrappone al sussurro dei morti, l’erba che cresce è un elemento vitale.
Giuseppe Ungaretti parla degli orrori della guerra mi ci offre una lezione civile.

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