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Giuseppe Ungaretti - Vita e pensiero

Nasce ad Alessandria d'Egitto nel 1888. Partecipa come fante alla Prima Guerra Mondiale. Finita la guerra si stabilisce a Parigi, poi ritorna in Italia ed infine nel 1936 emigra in Brasile, dove insegna letteratura italiana all'Università di San Paolo. Torna a Roma come docente di letteratura italiana contemporanea. Muore a Milano nel 1970.

Le opere
Il porto sepolto (1916), Allegria di naufragi (1919), Sentimento del tempo (1933), Il dolore (1947), La terra promessa (1950), Il taccuino del vecchio (1960).
Su piano poetico la vicenda di Ungaretti, riconosciuto maestro e iniziatore dell'ermetismo, procede da un'iniziale ribellione contro le forme poetiche tradizionali a una lenta e faticosa realizzazione di volontà di canto che lo porterà a rinnovare il tradizionale endecasillabo. Sul piano umano procede da un'iniziale constatazione della solitudine e del dolore dell'uomo, relitto di un naufragio, alla drammatica riconquista delle certezze offerte dalla fede, alla coscienza di ripercorrere una strada comune a tutti gli uomini nell'esperienza dolorosa della propria esistenza.

La scoperta della parola
Già nella sua prima raccolta appare un aspetto peculiare della sua poesia: lo stretto legame tra poesia ed esperienza biografica. Ungaretti scopre in prima persona la cruda realtà della guerra che lo segnerà per sempre. La scoperta della precarietà della condizione umana in tale situazione comporta il ripudio di ogni esperienza metrica precedente secondo una scelta etica.
Dall'accostamento di parola a parola nasce la scintilla, il rapporto analogico, ogni struttura metrica viene frantumata, la punteggiatura scompare, la musicalità del verso fine a se stessa, respinta.
Nell'Allegria è evidente una marcata presenza biografica, visibile nell'uso insistito dell'aggettivo dimostrativo e possessivo, nell'indicazione precisa di luoghi e di date di molti componimenti.
La vita appare al poeta come il naufragio di tutte le illusioni e delle speranze nutrite nella prima giovinezza. Ricava un senso di precarietà della vita, concepibile come vagabondaggio. La condizione umana è contraddistinta dalla solitudine e dalla fragilità. La sofferenza, tuttavia, genera un sentimento di solidarietà e fratellanza fra gli uomini. E, anche nel pericolo, affiora di tanto in tanto l'”allegria”.

Sentimento del tempo
Ungaretti supera l'autobiografismo nelle raccolte di versi successive e cerca di dar voce a conflitti eterni, a drammatici interrogativi, la ricerca di certezze, alla tensione esistenziale, al doloroso cammino per superare la pura terrestrità.

La guerra non fa più da sfondo alle liriche. I temi trattati, oltre al dolore e al mistero dell'esistenza, sono la morte, la memoria, la poesia come capacità di impedire la distruzione del ricordo.
Ungaretti ritrova, nel Sentimento del tempo, i metri e i moduli della tradizione, che vengono rinnovati poiché il poeta vi cala il precedente affinamento nella ricerca della parola già sperimentato. Il lessico si ispira alla tradizione classica con una sintassi più articolata. Qui la frase si sostituisce alla parola. Il procedere della vita dell'uomo è analogo al procedere delle stagioni. Caratteristici anche i riferimenti alla mitologia.

Il dolore
Il sentimento del tempo ed il rapporto tra contingente ed eterno, l'esperienza meditativa che sostiene e innalza la poesia della sua seconda raccolta torneranno ricche di echi autobiografici nella raccolta Il dolore, che comprende liriche scritte dal '37 al '46. La prima parte raccoglie 17 liriche in memoria del figlio morto in Brasile: vi figurano la rievocazione del bimbo morente, il costante ricordo nella prospettiva della memoria, la perennità di un affetto e di un dolore che il tempo non lenisce.
I lutti familiari, che costituiscono qui materia del poetare, comprendono anche la morte del fratello. La vita appare all'autore intrisa di violenza e con una fine ineludibile.
Emerge tuttavia un sentimento di fiducia e speranza verso la vita e gli uomini, un recupero di religiosità umana: manifesta forza e solidarietà verso gli altri uomini.

La poetica
La formazione culturale di Ungaretti avviene nella Parigi di inizio secolo, il crocevia di tutte le avanguardie artistiche. La poetica di inserisce nell'alveo del Decadentismo, o più precisamente nella corrente letteraria dell'ermetismo, di cui Ungaretti è un caposcuola. Gli ermetici ricercano la parola essenziale, spogliata di tutti i significati accademici e retorici, la parola pregna di significato spirituale. La poesia si fa essenziale e pura. Prevale la brevità, il frammento, l'assenza della punteggiatura. La realtà non viene colta nelle apparenze ma nell'immediatezza; il verso deve fissare l'attimo.

I fiumi (L'allegria, Il porto sepolto): il poeta si immerge nell'Isonzio, il fiume della Venezia Giulia, nei cui pressi si sono combattute tante battaglie della prima guerra mondiale. Guardando le sue acque, ritorna indietro nel tempo, ricordando altri fiumi che hanno caratterizzato la sua vita. Il Serchio, il fiume della Lucchesia, ha visto nascere i suoi genitori; il Nilo, il fiume egiziano, gli ha dato i Natali; la Senna, il fiume di Parigi, ha assistito alla sua maturazione psico-culturale. La lirica ha quindi un valore autobiografico. Passando in rassegna i fiumi dei luoghi per lui più significativi, il poeta rivisita la sua vita passo per passo, facendo riaffiorare i ricordi del proprio passato nei confronti del quale prova grande nostalgia, visto il dramma della guerra che caratterizza il presente. La poesia rappresenta quindi la presa di coscienza, da parte del poeta, dell'assurdità della guerra, di come essa turbi l'armonia della natura e renda tutto incerto e precario.
Allegria di naufragi: accostamento ossimorico del titolo; vi è tutto il senso della natura umana, ostinato viaggio verso una meta continuamente sfuggente.
Veglia (L'allegria, Il porto sepolto): descrivono una notte passata dal poeta al fronte accanto al corpo di un compagno ucciso, con il viso sfigurato dal dolore, le mani irrigidite nella morte.

Fratelli (L'allegria, Il porto sepolto): messaggio di fratellanza; ricerca di una maggiore purezza e sobrietà della parola. La domanda è rivolta a soldati che, nella notte, stanno passando accanto alla postazione dove si trova il poeta con i suoi commilitoni: il buio non consente di scorgere le insegne del reggimento cui appartengono. Involontaria rivolta: espressione spontanea dell’animo, in un moto di ribellione all’orrore scatenato dalla guerra.
Soldati (L'allegria, Girovago): l'autunno è per le foglie il momento di cadere e come esse anche i poveri soldati lo fanno. L'autore vuole mettere in evidenza le sue sensazioni che sicuramente condivide con i suoi compagni: angoscia, precarietà.
San Martino del Carso (L'allegria, Il porto sepolto): La spaventosa realtà della guerra e della morte è espressa mediante un'analogia, le macerie del paese di San Martino diventano il simbolo del cuore del poeta e del suo dolore. Lo strazio per l'orrore della guerra è espresso dalle case, metaforicamente ridotte a qualche brandello di muro. Di tanti soldati uccisi non è rimasto neppure un brandello del corpo, ma tutti sono vivi nell'animo e nel ricordo del poeta.

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