Giovanni Verga

Giovanni Verga nasce a Catania nel 1840 da una famiglia aristocratica di grandi proprietari terrieri. Ha una formazione romantica e sarà fedele agli ideali del Rinascimento e dell’unità nazionale.
Carbonari della montagna è il suo primo romanzo giovanile che narra della lotta del popolo calabrese contro gli invasori francesi di Murat.
Sulle lagune è un romanzo ambientato a Venezia.
Si trasferisce a Firenze dopo che questa diventò capitale d’Italia. Ci restò dal 69 al 72 e qui scrive Storia di una capinera che è il suo romanzo più venduto e scrive anche un dramma teatrale Rose cadute, che è un dramma borghese (cioè un dramma dove l’azione scenica in cui ci possono essere aspetti sia tristi che comici, dove è rappresentata una scena di vita borghese). Con il dramma borghese, perciò, non è più rappresentata una commedia o una tragedia, com’era prima del ‘900.

Nel 1872 si trasferisce a Milano, dove resterà fino al 1893 e questo è il passaggio più significativo della sua carriera letteraria. qui scrive romanzi non del tutto innovativi, ma che presentano comunque delle novità e questi romanzi sono Eva, Tigre reale e Eros: questi sono i romanzi milanesi.
Nel 1874 scrive l’abbozzo di una novella, Nedda, di ambientazione siciliana e narra la vicenda di una raccoglitrice di olive orfana, maltrattata dalla sorte e dai suoi simili. Citiamo questa novella perché simboleggia il primo passo sulla strada del Verismo.
Nel 1877 conosce a Milano Luigi Capuana, siciliano anche lui, e attraverso lui conosce il Naturalismo francese. Capuana è colui che ha dato il nome al Verismo. Nasce quindi il Verismo, che è la ripresa del Naturalismo francese ed ha per esponenti De Roberto, Verga, Capuana.
Il Verismo ha in comune con il Naturalismo:
1) l’impersonalità dell’opera d’arte, per cui lo scrittore deve scomparire (non come Manzoni). Lo scrittore deve presentare un pezzo di vita che deve sembrare
essersi costruito da solo. Lo scrittore non deve dare giudizi, non deve usare il fiorentino (bensì la lingua del popolo). Quindi lo scrittore è come un medico patologo che deve riportare la realtà così com’è.
Si differenzia dal Naturalismo perché:
1) il Naturalismo francese rappresenta la realtà del sottoproletariato urbano di una civiltà industrializzata. Il Verismo non fa questo perché non era ancora sviluppata l’Industria in Italia e quindi parla di caccia ecc..
2) il Naturalismo francese aveva una carica di denuncia sociale implicita (anche senza esprimerla); il Verismo non ce l’ha. Nel caso di Verga perché lui non credeva nel progresso, nel riscatto, è un pessimista, un fatalista.

La letteratura veristica italiana tenderà a essere regionalistica (De Roberto per Napoli, Verga per la Sicilia).

Verga esordisce con Rosso Malpelo che narra la storia di un ragazzino considerato e trattato da cattivo perché rosso di capelli. Era un caruso che erano quei ragazzini usati nell miniere per estrarre lo zolfo.

Il primo romanzo sono I Malavoglia scritto anche questo nel 1881 come Malombra . l’ambiente dei Malavoglia è un ambiente di pesca.

C’è poi una raccolta di novelle tutte di ambientazione verista.

Nel 1889 scrive il suo secondo romanzo, Mastro Don Gesualdo. Prima di scrivere I Malavoglia voleva scrivere un ciclo dei “Vinti” dal progresso (perché non ha fiducia in questo) e vuole parlare di loro passando in rassegna tutta la scala sociale. Concepisce per questo il ciclo.
Mastro Don Gesualdo fa parte di questo ciclo dei “Vinti” e non siamo nel gradino più basso della scala sociale perché costui è un muratore che ha fatto fortuna, carriera, diventando don (titolo riservato a coloro che hanno importanza nella società). Don Gesualdo finisce per sposare un’aristocratica. Dal loro matrimonio nasce una figlia (che non è sua), ma non è accettato dalla società perché è considerato un bifolco arricchito. Quindi è tra borghesia e aristocrazia.

Il terzo romanzo è La duchessa di Leyra , che è la figlia di Don Gesualdo e che sposerà un duca.

C’è poi Onorevole Scipioni, che è un politico romano.

Il quinto romanzo è L’uomo di lusso ( il lusso è inutile). di questi ci restano solo i titoli
L’uomo di lusso è l’artista che nella società moderna è inutile.
Ecco la funzione del letterato.

Questo ciclo non fu completato per una serie di difficoltà; con il ciclo voleva far vedere cosa comporta il progresso, l’ascesa sociale.

Verga politicamente fu un conservatore, un uomo della destra storica.
Dal 93 in poi scrive altre opere fino al 92 quando muore a Catania.
Scrive un dramma storico, Cavalleria rusticana, dal quale Mascagni ricaverà un’opera storica.

Storia di una capinera narra di una ragazza che viene monacata a forza e che morirà di dolore in convento. Il romanzo presenta i seguenti punti di interesse:
1) per la prima volta Verga fa una scelta antiretorica e cerca di assumere il punto di vista di un personaggio semplice e il suo linguaggio ingenuo ed elementare: la scelta del romanzo epistolare (le lettere sono scritte da Maria a un’amica e riflettono la sua prospettiva culturale e linguistica) va appunto in tal senso.
2) Come soluzione linguistica viene adottato il fiorentino, secondo i dettami del Manzonismo allora dominante: e se a volte il linguaggio risulta lezioso, troppo aggraziato e artificioso, esso appare però meno enfatico di quello dei precedenti romanzi.
3) Nell’opera compare il tema dell’orfano e dell’escluso, che poi tornerà in Nedda, in Rosso Malpelo e in Malavoglia.
4) Il motivo della esclusione sociale e della vittima si congiunge a quello economico: a prevalere, come poi nei romanzi veristi, è sempre la legge della roba e del denaro, mentre i sentimenti risultano impotenti. Quindi nel verismo il denaro e la roba prevalgono su tutto e su tutti.

Quando si trasferisce a Milano scrive romanzi che non sono capolavori ma che lo rendono importante come scrittore. In particolare Eva è la storia di una ballerina assimilata all’arte, all’artista, che ha bisogno di esibirsi e ha bisogno del divario del pubblico: ecco la mercificazione dell’arte. Il tema della ballerina è molto presente anche in pittura (guarda pagina 185). In questo romanzo c’è ancora del residuo romantico. Questo grande ideale si infrange nella banalità della vita quotidiana.

In Tigre reale il protagonista è malato di tbc.
In Eros il protagonista è un borghese che muore suicida. È interessante la prefazione a Eros perché dice che tratterà delle banche e delle imprese industriali.

Il primo testo importante per il verismo verghiano è il bozzetto Nedda; non è verista perché manca il canone dell’impersonalità.

George Sand è una donna anticonformista amante del musicista Chopin.

La poetica verista elaborata da Verga e da Capuana dipende da quella naturalistica francese. Sul piano filosofico rivela un impostazione di tipo positivistico, materialistico e deterministico.
È positivistica perché parte dall’idea che la realtà è scientifica e oggettiva.
È materialistica il comportamento dell’uomo è assimilato a quello dell’animale, cioè agisce anche lui per i bisogni.
È deterministica perché l’individuo non è libero ma determinato dal luogo in cui vive e quindi razza, ambiente, momento in cui vive.
L’uomo è condizionato da questa lotta per la sopravvivenza, dal bisogno di soddisfare i bisogni e dal condizionamento economico. Ecco lo squallore dei rapporti umani che sono regolati da leggi economiche.

Il ciclo dei “Vinti” si apre con i Malavoglia, ma il libro d’apertura originario era La marea. Nel ciclo dei “Vinti” coglie la lotta per l’esistenza nelle varie classi sociali. Nella narrazione l’autore deve scomparire, deve lasciare che i personaggi si esprimano secondo le loro possibilità (nel linguaggio, nel pensiero) ed è difficile far questo per l’autore e probabilmente è uno degli aspetti negativi per i quali non ha terminato il ciclo. La narrazione perciò deve essere condotta dal punto di vista del personaggio.
Nel far questo Verga non userà il dialetto (sarebbe la soluzione più immediata) perché il dialetto ha un ambito ristretto e perché crede nell’unità d’Italia (anche linguistica).


Rosso malpelo è una novella veristica a tutti gli effetti; l’intera raccolta delle 8 novelle (1880)sono veristiche. L’autore nella narrazione regredisce, scompare, non dà mai giudizi e quello che racconta è vista con la prospettiva di un narratore che è membro della comunità, con i suoi orizzonti culturali, linguistici. È la comunità di Rosso Malpelo, in cui lui è più sfortunato degli altri.

Lo straniamento e l’artificio di regressione: con lo straniamento il fatto diventa strano perché non raccontato dal punto di vista non comune. Molto usato in teatro da Brett. In Verga l’autore regredisce, si mette nell’ottica e usa le caratteristiche espressive del popolo.

In questa novella di Rosso Malpelo e Malavoglia c’è una spinta contradditori alla base di entrambi. Da un lato Verga intende mostrare come, a ogni livello della scala sociale, agisca la molla dell’interesse individuale e dei bisogni materiali; dall’altro egli continua a immaginare il mondo arcaico-rurale in una luce romantica e talora persino idilliaca, vedendolo come una realtà capace di conservare certi valori (l’amore-passione per esempio). Di fatto la contraddizione viene risolta facendo trionfare il primo aspetto (l’egoismo economico e l’ordine sociale) sul secondo (la forza dei sentimenti, con la loro carica anarchica).

Cavalleria rusticana: cavalleria nel senso di galanteria popolana

Un altro aspetto che accomuna queste novelle è l’esclusione: i protagonisti delle novelle sono degli esclusi, non sono accettati dagli altri e Jeli ad esempio si sente meglio quando sta in mezzo ai campi e quindi lui essendo ingenuo non se la cava bene in un mondo di furbi.
In Rosso Malpelo è strano ciò che dovrebbe essere normale. Ad esempio sono strani i sentimenti, considerati un lusso in un mondo governato dalle leggi dell’economia. Quando muore il suo amico Ranocchio si stupisce che la mamma di lui si commuove, “sua madre piangeva e si disperava come se il figliolo fosse di quelli che guadagnano dieci lire la settimana”.

Verga ha modificato questa novella in quanto ci sono due redazioni, una del 1880 e una del 1897; le differenze nel testo sono legate al progredire del pessimismo verghiano. Nel suo pessimismo sempre più cupo pensa che non possa servire la denuncia fatta dagli uomini della destra.


Fantasticheria è una novella del gruppo della Vita dei campi e anticipa i Malavoglia. Verga scrive a una duchessa a cui lui fu legato sentimentalmente e immagina che loro due da turisti arrivino nel paesello di Trezza e lei chiede come si fa a vivere lui e Verga commenta “basta non possedere centomila lire di entrata prima di tutto”. Il paesaggio e i personaggi anticipano i Malavoglia.

Libertà è una novella di argomento storico: i contadini quando sentono dell’arrivo della libertà fanno una strage. Poi arriva Nino Bixio e fa arrestare e processare questi.

I Malavolglia
Primo romanzo verista di verga viene pubblicato nel 18881 dall’editore Treves prima il titolo era Marea cambiato con i Malavoglia che è il soprannome della famiglia protagonista; è il primo romanzo dei cigli dei I vinti.

-Scene corali → i personaggi vengono fatti parlare non individualmente ma nella coralità cioè tutti assieme.
-Non parla in prima persona, ma neanche li fa parlare in dialetto. Li fa parlare in italiana ma che risente nell’impianto, nella costruzione (esempio il cha tradotto con il che ma se lo si analizza non è la congiunzione che), nell’uso dei proverbi siciliani.
-Non puntava su un successo facile.

Per scrivere i Malavoglia Verga si è servito della inchiesta fatta dai due professori universitari toscani, deputati della destra storica Sonnino e Franchetti, che per la prima volta hanno messo in luce i problemi del meridione d’Italia; il loro era un atto di denuncio per la questione meridionale. Questa andava risolta se si voleva continuare con un certo sviluppo. (scheda pagina 260). Volevano diffondere la consapevolezza di un problema sociale, la questione meridionale, che andava risolto sia per riequilibrare uno sviluppo economico che sacrificava le campagne e l’economia del sud, sia anche per porre fine al malcontento delle masse contadine, che dava origine al brigantaggio e che poteva provocare pericolose insurrezioni socialiste.
Producono un libro inchiesta intitolato Inchiesta in Sicilia, ma cui il titolo vero è La Sicilia nel 1876, costruito in due libri Condizioni politiche e amministrative della Sicilia di Franchetti e I contadini di Sicilia di Sonnino.
Gaetano Salvemini e Villari denunceranno anche loro la situazione.

I proverbi dei Malavoglia


I Malavoglia vanno in rovina perché hanno avuto in prestito dall’usuraio del paese. Usa anche il libro di Pitrè. Verga usa molto i proverbi, che sono la voce della saggezza popolare, e in particolare li usa nel personaggio di Mastro Don Gesualdo che ha sempre il proverbio pronto.

Il suo lavoro è astratto e concreto. Astratto perché non prende il paese di Aci Trezza e lo descrive, ma ha descritto il paese siciliano tipico e poi lo ha calato a Aci Trezza e per questo è un modello concreto.

La vicenda si svolge tra il 1863 e il 1877 o 1878.
All’anagrafe sono registrati come Toscani, ma per opposizione sono chiamati i Malavoglia. Sono una famiglia di pescatori.
La vicenda quando il padre compra a credito una partita di fave per la dote della figlia, e chiede il prestito all’usuraio della città. Durante il trasporto dei lupini la barca affonda e iniziano le disgrazie. Ma poi muore Luca nella terza guerra di indipendenza , perché stava facendo il servizio di leva.

Usa lo straniamento e la regressione. Dal punto di vista espositivo privilegia il discorso diretto libero che è un discorso indiretto che non è però retto dal verbo reggente dire/affermare e che quindi come effetto ricorda un po’ il discorso diretto; si tratta di un tipo particolare di narrazione che lascia spazio ai personaggi, il problema è che in Verga non è ben distinguibile, bisogna stare attenti per individuarlo perché esprime il pensiero del personaggio, ma non si distingue bene dalla narrazione.

La scrittura dei Malavoglia é particolare dal punto di vista espressivo, l'idea di scrivere in questo modo a Verga venne leggendo il diario di bordo di un comandante, adottò cosi uno stile molto essenziale, dove a narrare sembra essere la popolazione di Aci-Trezza (a volte il punto di vista può essere quello del singolo personaggio chiamato in causa). Per esempio, si nota che il punto di vista e quello del popolo quando Padron 'Ntoni sarà vecchio e i famigliari vorranno tenerselo a casa, mentre a giudizio del paese sarebbe stato meglio liberarsene.

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