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La “conversione” al verismo

Il metodo verista:
La “conversione” di Verga al Verismo fu determinato da:
- Le frequentazioni letterarie, soprattutto di Capuana;
- Il dibattito sulla “questione meridionale”;
- La teoria dell’evoluzione di Darwin;
- Il sentimento profondo che lo legava alla sua terra.

I documenti umani:
Verga ha indicato in diverse lettere, scritte soprattutto a Capuana, il suo “metodo verista”: la prefazione alla novella L’amante di Gramigna e la prefazione a I Malavoglia.
Nella prima, si rifà al metodo dell’impersonalità di Flaubert e Zola e afferma che il compito della letteratura è produrre “documenti umani”, scritti “colle medesime parole semplici e pittoresche della narrazione popolare”. Per cui il lettore si “troverà faccia a faccia col fatto nudo e schietto”, quindi non frutto dell’immaginazione.

Poi indica nel romanzo “la più completa e la più umana delle opere d’arte”, per cui sarà impossibile riconoscere la mano dell’artista che l’ha generato e sembrerà che l’opera d’arte si sia fatta da sé.

La forma inerente al soggetto e l’eclisse dell’autore:
Nella prefazione ai Malavoglia Verga approfondisce l’impersonalità sostenendo che per dare una riproduzione fedele dell’ambiente osservato, la forma deve adeguarsi al soggetto.
Per narrare il “fatto nudo e schietto”, l’autore deve usare il linguaggio del mondo che descrive.
La soggettività dei personaggi deve emergere dalla descrizione dei gesti, parole e comportamenti.
L’intenzione di far emergere la realtà come se la pagina “si fosse fatta da sé”, comporta l’eclisse dell’autore, che non giudica, ma rappresenta avvenimenti.

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