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Verga - Pascoli - D'Annunzio - Svevo

Viaggio attraverso le opere e tematiche peculiari di questi quattro grandi autori italiani

E io lo dico a Skuola.net
GIOVANNI VERGA (1840-1922)
Rivoluzione stilistica e tematica
Iniziatore del romanzo moderno dopo Manzoni, rinuncia alla prospettiva onnisciente e fa coincidere il punto di vista narrativo con quello dei personaggi. Si abbandona un atteggiamento di dominio ideologico e giudizio dall’alto, e l’autore non manifesta così i propri sentimenti, ma si incarna coi personaggi e col popolo. Questo, con i suoi particolari umili e concreti, il mondo della vita materiale e dell’esistenza quotidiana, costituisce la rivoluzione tematica di Verga. Le sue scelte nascono da una crisi storica (generazione romantico rinascimentale) che nega il protagonismo ideologico del letterato in un mondo dominato dall’interesse economico; di qui l’adesione al Verismo in un’ottica critico negativa, dopo un periodo in cui sembrava ancora possibile una restaurazione dei valori.

Adesione al verismo
Pubblicazione ammazzatoio di Zola, circolo di letterati milanesi con Capuana, scoppia la questione meridionale con l’inchiesta in Sicilia di Franchetti e Sonnino: poetica fondata sulla teoria della forma inerente al soggetto (ogni ambiente sociale deve raccontarsi da solo) su contenuti tratti dall’inchiesta. Straniamento: processo mediante il quale fatti strani, visti in ottiche inconsuete, sono visti come normali; regressione: artificio dell’autore che regredisce nell’ottica dei vari personaggi. Poetica positivistica (scientifica), materialistica (egoismo individuale) e deterministica (no libertà soggetto). È antiromantica in quanto rifiuta idealismo e soggettività dell’io narrante a favore dell’impersonalità, mediante la quale lo scrittore documenta la realtà oggettivamente (scrittore scienziato) evidenziando i nessi causa effetto che legano uomo e ambiente. L’analisi dovrà muovere dalle classi più basse verso le più elevate.

Tema del diverso

Consapevole del fatto che l’arte è un lusso da scioperati, Verga prova un senso di estraneità in quanto artista, accentuata dalla sua appartenenza alla borghesia conservatrice, relegata ai margini del progresso. Sono gli esclusi a possedere il senso della vita: Rosso Malpelo, compare Alfio, ‘Ntoni Malavoglia; la propria esclusione è il punto di partenza dell’osservazione dei meccanismi di oppressione.

I Malavoglia (1881)
Primo romanzo Verista di Verga. La narrazione è affidata al discorso indiretto libero con un linguaggio tendente al parlato, che svolge la tecnica dell’impersonalità; basandosi sull’inchiesta in Sicilia, i Malavoglia appare uno studio antropologico e sociologico sulla questione meridionale. Nell’opera convivono spinte diverse: aspirazione romantica alla ricerca di valori e presenza del motivo egoistico e del progresso; anche i personaggi incarnano questa divisione. Il registro stilistico si trova diviso tra lirico simbolico e comico caricaturale. Aci trezza è l’identificazione di un paesaggio stereotipato di Verga, successivamente identificato con un paesino reale.

Il progresso
Una fiumana che avanza inesorabile trascinando con se tutto ciò che trova; ciò si collega all’evoluzionismo darwiniano e per questo il progresso è magnifico se visto in un’ottica generale da lontano, mentre da vicino appare catastrofico: Verga lo descrive dal punto di vista dei vinti.

Il paesaggio
Non ha solo la funzione di abbellimento, ma riflette le caratteristiche dei personaggi e la vicenda narrata.


GIOVANNI PASCOLI (1855-1912)
Poetica del fanciullino e ideologia piccolo borghese
Ultimo dei classici e primo dei moderni, Pascoli rappresenta un momento di passaggio tra Ottocento e Novecento. La poetica del fanciullino è caratterizzata da un’ambiguità di fondo: il fanciullino è presente in ognuno di noi, ma solo il poeta sa farlo parlare dentro di sé, captando quei particolari che caratterizzano il simbolismo pascoliano. Il fanciullino è quella parte infantile dell’uomo che coglie intuitivamente ciò che passa inosservato, ciò che la mente razionale tendenzialmente evita, e lo esprime con la poesia. La sua poetica valorizza pertanto le onomatopee, i fonosimbolismi e tutte le piccole cose che esprimono la sua ideologia. A differenza delle avanguardie, Pascoli non elide l’utilità della poesia, assegnandole una funzione consolatoria e di pacificazione delle tensioni sociali. Da qui emerge la concezione di precarietà della piccola borghesia italiana tra Crispi e Giolitti, della quale Pascoli esalta i semplici miti famigliari e domestici.
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