Una vita e senilità
Sono romanzi in terza persona, che pur differenziandosi quanto ad adesione al verismo (più il primo, meno il secondo), lasciano già spazio ad un giudizio del narratore sul protagonista, aprendo la strada alla psicanalisi. Una vita: Alfonso Nitti è un impiegato che cerca di emergere corteggiando la figlia del banchiere Annetta Maller; il meccanismo si inceppa, lui torna dalla madre morente, dopo la morte della quale viene declassato da tutti; Annetta sposa il suo rivale Macario, il fratello di lei lo sfida a duello ma lui si suicida (noluntas vivendi). Alfonso fallisce sia come ideologo, sia come letterato; la letteratura è addirittura declassata a strumento di corteggiamento. Senilità: Emilio Brentani è un inetto che si innamora della sfrenata Angiolina, ma nel tentativo di idealizzarla e di educarla (come se fosse un oggetto) la perde. Quando torna da lei, questa si innamora dell’amico Stefano Balli, e la sorella di Emilio, Amalia, si sente anch’ella attratta da Balli. Emilio vieta all’amico di mettere piede in casa sua, la sorella si suicida, e lui sprofonda nella senilità. Angiolina rappresenta l’irriducibilità del reale agli schemi ideologici del letterato piccolo borghese. Si contrappongono il punto di vista della focalizzazione interna e quello del giudizio del narratore.La coscienza di Zeno
Viene meno il narratore oggettivo, il racconto è svolto quasi interamente dal protagonista Zeno, e manca dunque il giudizio critico esterno. Qui prevale il monologo interiore (Zeno scrive la storia della sua malattia al dottor S.) e la struttura è aperta (basata sui temi e non sulla trama: tempo misto). In quanto racconto soggettivo di Zeno, il romanzo non corrisponde per intero a verità, e manca dunque l’autorità ottocentesca del romanzo (scrittura ambigua). L’autoanalisi di Zeno coinvolge anche la società, definendola come anormale: si ha un discorso antifrastico, che privilegia la malattia all’adattamento ad una tale società. L’inetto viene dunque rivalutato come aperto verso la vita. Il risultato è un io narrato inetto e un io narrante che lo critica in modo ambiguo, ironico e antifrastico.
