L’addio tra due innamorati “Alfio e Mena”


Mena, nipote di padron ‘Ntoni, ama in silenzio Alfio, il carrettiere che abita vicino alla “casa del nespolo”, la casa dei Malavoglia. Ma questi, che pure la riama, è troppo povero, e la ragazza è costretta dai familiari a fidanzarsi con un altro giovane.
Nella società dell’epoca, infatti, una donna non può far valere le proprie ragioni, esprimendole. Quando Alfio si trasferisce lontano, i due innamorati devono rinunciare perfino a manifestare con chiarezza il loro sentimento e il loro rimpianto. Ecco la scena dell’addio. Malgrado tutto, Mena è riuscita a congedarsi da Alfio con una delicata e commovente dichiarazione d’amore.
Verga ha costruito la scena, giudicata una delle più efficaci del romanzo, soprattutto disseminando sapientemente una serie di indizi che sta al lettore cogliere. Di Mena, infatti, non vengono descritti i pensieri, ma i gesti e le poche parole, quasi senza commenti: la ragazza “si fa bianca”, tace in presenza di Alfio, non gli stringe la mano e gli parla solo quando resta sola con lui, chiedendogli perché si debba recare dove c’è la malaria (sottintendendo che non dovrebbe partire), lo guarda intensamente, gli dice addio.
Infine, trasforma l’immagine della finestra chiusa in una semplice ma intensa metafora e piange “cheta cheta” sotto la volta di un cielo illuminato dalla luna, con la natura a fare da contrasto (nella gioiosità di quel sabato sera) con la sofferenza umana e lo strazio della separazione.
Anche i sentimenti di Alfio emergono principalmente attraverso i suoi gesti. Sono gesti forzati e imbarazzanti, che rivelano il dramma interiore prima ancora delle parole che, quando i due restano soli, egli trova il coraggio di rivolgere a Mena.
In questo brano de I Malavoglia non si trova alcuna descrizione dei personaggi: nel caso della narrazione impersonale bastano i gesti a rivelare personalità e sentimenti. Alfio e Mena sono visti attraverso la semplice successione di una serie di sguardi, di silenzi, di discorsi riportati sena commenti da parte della voce narrante. In Verga, come si è detto, la convenzione narrativa è quella dell’autore che, volendo essere impersonale e obiettivo, non interviene nel racconto, non commenta i fatti e lascia che siano i gesti e le parole a parlare da soli e a rappresentarci la realtà, anche a costo a volte di assumere apparentemente un punto di vista che non condivide.
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