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La vita di Giovanni Verga

Discendente di un'agiata famiglia di proprietari terrieri, Giovanni Verga nacque a Catania il 2 settembre 1840. La sua prima formazione ebbe un'impronta romantico–risorgimentale; il Verga sin da fanciullo coltivò un’idea di letteratura fortemente impegnata sul piano politico e patriottico, che si espresse nel romanzo “Amore e Patria”, e si dedicò al giornalismo politico: nel ’60 fondò il settimanale “Roma degli Italiani”, nel ’62 fu direttore dell’“Italia contemporanea” e nel ’64 “dell’Indipendente”. La decisione di interrompere gli studi per dedicarsi interamente alla letteratura aveva come conseguenza l’abbandono della provincia siciliana e il tentativo di imporsi sul continente nei centri della nuova Italia. Nel 1869 si stabilisce a Firenze, allora capitale, introducendosi nell’ambiente culturale della città. Partecipa alla vivace vita teatrale fiorentina. Da “Una peccatrice” ricava il dramma “Rose cadute”, “Eva” e “Storia di una capinera”. Con quest’ultimo il giovane Verga si guadagna il primo successo considerevole.

Nel 1872 si trasferì a Milano, dove vi rimase fino al 1893. A Milano il Verga divenne amico dei giovani romanzieri e soprattutto di Luigi Capuana, frequentando i migliori salotti letterari. Nel ’74 scrisse “Nedda” e nel ’75 incomincia il bozzetto marinaresco intitolato prima “Padron ‘Ntoni” e poi “I Malavoglia”. Gli anni successivi sono dominati dal progetto del ciclo dei vinti, una serie di romanzi che avrebbero dovuto rappresentare tutti gli ambienti della società italiana.
Nel 1881 esce il primo romanzo “I Malavoglia” e più tardi “Mastro don Gesualdo”, seguiti da un terzo “La Duchessa di Leyra”. Il Verga continuò a lavorare fino alla vecchiaia senza però andare oltre il primo capitolo. Se il ciclo dei vinti rimane inconcluso, l’attività del Verga fu fervidissima in altre direzioni: infatti vanno ricordate le raccolte di novelle come Vita dei campi, Novelle rusticane, Per le vie, Vagabondaggio, Don Candeloro, I Ricordi del capitano D’Arce.
Le riduzioni teatrali di Cavalleria rusticana, che diedero inizio al teatro verista italiano, portate al successo da una memorabile interpretazione dell’attrice Eleonora Duse e musicate da Mascagni, moltiplicarono la notorietà dell’autore; minore successo invece ebbero gli altri drammi. La fortuna di Cavalleria rusticana sulle scene dell’opera lirica mise lo scrittore in attrito col musicista per questioni di diritto d’autore: Verga vinse un primo processo, me ne perse poi un secondo, e queste vicende lo amareggiarono molto negli anni della vecchiaia.
Nel 1893 tornò a risiedere stabilmente a Catania. Qui riallacciò una relazione con Dina Castellazzi, iniziata già vari anni prima, e si chiuse nella pigra vita di provincia. Il suo lungo silenzio fu interrotto solo da due atti unici, “La caccia al lupo” e “La caccia alla volpe”, e dal dramma “Dal tuo al mio”. Il silenzio di Verga come scrittore si accompagnò anche ad una valutazione sempre più scettica e conservatrice della situazione politico sociale italiana: sostenitore del programma nazionalista, e interventista nella prima guerra mondiale, le sue insofferenze sono riconducibili al rifiuto della vecchiaia.
Verga morì a Catania il 27 gennaio 1922 a 82 anni con la sensazione che la cultura italiana l’avesse dimenticato.

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