Rosso Malpelo, riassunto

Rosso Malpelo di Verga

Malpelo, protagonista del romanzo Rosso Malpelo, era chiamato così perché i suoi capelli erano rossi, e secondo una tradizione popolare siciliana colui che li possedeva era malvagio. Tutti lo chiamavano Malpelo tant’è che la stessa madre non si ricordava quale fosse il suo nome. Malpelo lavorava in una miniera, insieme al padre Misciu (soprannominato in seguito Misciu bestia, dato l’enorme peso che riusciva a trasportare) per cui provava un fortissimo affetto. Il resto del nucleo famigliare lo disprezzava, infatti la madre lo teneva in considerazione solo quando alla fine della settimana portava il suo misero stipendio. Le altre persone della miniera lo prendevano in giro, e per questo Malpelo tendeva a isolarsi. Un giorno, dato che la famiglia di Malpelo si trovava in una brutta situazione economica, il padre fu obbligato ad accettare un lavoro pericoloso, che nessun altro minatore aveva accettato, in cambio di una modesta remunerazione. Purtroppo la scelta degli altri minatori era stata saggia perché Misciu, svolgendo quel lavoro, morì sotterrato dalle macerie. Nel momento della morte di Misciu, vi era presente anche Rosso Malpelo, che si era allontanato per riporre il piccone, e non riuscì a tornare indietro in tempo. Quando arrivò sul luogo, il padre era sotto tonnellate di macerie. Allora nel paese ci fu un grande sgomento, ma ben presto ci si rese conto che per Misciu bestia non vi era niente da fare. Allora in primi soccorsi si fiaccarono e i minatori tornarono a casa. L’unico che continuò a scavare tra l’arena fu Rosso Malpelo, a tal punto da farsi sanguinare le unghie, che non si capacitò della morte del padre. Egli scaricò la sua collera su un asino da soma, flagellandolo con la zappa. Dopo la morte del padre, Malpelo era diventato ancora più cattivo come se gli fosse entrato il diavolo nell’anima. Poco tempo dopo arrivò un altro lavoratore soprannominato Ranocchia. Ranocchia era chiamato così perché aveva dei problemi a una spalla, e quando portava delle sacche di arena, faceva versi simili a quelli emessi dalle rane. Tra il protagonista e Ranocchia nasce una strana amicizia. Infatti Malpelo lo menava e perseguitava, ma Rosso non lo faceva solo per procurarli dolore fisico, ma per “temprarlo” alla vita. Lo perseguitava in tantissimi modi: lo colpiva così forte da fargli uscire sangue dalla bocca e dalle narici. Egli non scaricava la sua frustrazione solo contro Ranocchio, ma anche verso i poveri animali della miniera; tant’è che quando un asino si fermava sfinito lo colpiva così forte quasi da renderlo zoppo. Quando a Ranocchio erano assegnati lavori troppo duri che egli non riusciva a portare a termine, finiti i suoi, Rosso Malpelo lo aiutava, vantandosi della sua resistenza e della sua abitudine all’essere trattato male e sfruttato. Nella miniera Malpelo era diventato il capo espiatorio di tutte le malefatte e veniva punito per le sue (perché ne faceva) e anche per quelle degli altri. In realtà egli non era la vittima, perché si era trovato in quella situazione perché trattava male gli altri che ti conseguenza lo schermivano e sfruttavano. Quando il sabato sera tornava a casa, la sorella lo obbligava a entrare in casa e a nascondersi, per paura che il suo fidanzato vedendo un cognato così conciato l’avrebbe lasciata. E la domenica quando tutti i ragazzi del suo quartiere si vestivano bene o per andare a messa o per giocare in cortile lui andava da solo nei campi a prendere a sassate le povere lucertole. La madre si sentiva vittima di avere un figlio così malandato, come dicevano tutti, lo stesso figlio che era buono solo a spezzarsi la schiena in miniera. Malpelo avrebbe sicuramente preferito fare il manovale come Ranocchio, o il carrettiere come Gaspare, o il contadino e non fare il minatore, a cui ormai era destinato. Egli non si era ancora rassegnato e continuava a togliere arena, quella stessa arena che o aveva ucciso o imprigionato suo padre. E quando la portava al carrettiere, egli gli rispondeva che suo padre, dietro a quelle macerie indossava un paio di pantaloni di fustagno nuovi. Ci vollero parecchi giorni prima di trovare i primi segni di Misciu Bestia. Il primo segno fu uno scarpone del padre e il suo piede nudo, trovati dallo stesso Malpelo che inorridito si sconvolse e si fece trasferire in un’altra parte della miniera. Pochi giorni dopo fu trovato tutto il corpo del papa di Malpelo, compresi i calzoni di fustagno. Da com’era disposto il corpo, ci si rese conto che Misciu aveva tentato di liberarsi, perché aveva le mani lacerate e le unghie rotte. I minatori che trovarono il corpo decisero dapprima di non dare la notizia al fanciullo, per paura della sua reazione. La madre di Malpelo rimpicciolì i pantaloni e la maglia del padre e gli adattò a Malpelo. Rosso Malpelo fu affezionò molto all’eredità lasciata dal padre, e indossando i pantaloni si ricordavano le mani lisce del padre che gli accarezzavano i capelli. Oltre a quello ereditò anche i ferri da lavoro del padre, che nonostante troppo pesanti per lui, non lì vendette a nessuno. In quegli stessi tempi, era morto anche il povero asino grigio e Malpelo obbligava Ranocchio ad andare a visitare la carcassa di quel povero animale, e vedere come i cani del vicinato se la contendevano. Inoltre Malpelo pensava che poiché avesse passato tutta la vita a essere sfruttato tanto valeva non essere mai nato. D’estate Malpelo frequentava spesso quel luogo e guardando le stelle meditava sulla sua e sulla vita degli altri. Intanto l’amicizia tra Malpelo e Ranocchio si forgia sempre di più. Purtroppo le condizioni di salute di Ranocchio peggiorarono, a tal punto che la sera Malpelo lo portava fuori dalla cava in spalla perché il fanciullo tremava febbricitante. Malpelo non si rendeva conto che la situazione di salute di Ranocchio era precaria e per spronarlo lo picchiava. Un giorno colpendolo Malpelo gli fece venire uno sbocco di sangue, e Rosso si spaventò molto, auto convincendosi che la causa del suo malessere non fosse stato il suo pugno. Per dimostrarglielo si colpì a lungo il petto con le mani. Questo non bastò a far guarire Ranocchio la cui situazione peggiorava di giorno in giorno. Ormai aveva la febbre tutti i giorni e continuava a sputar sangue. Malpelo allora iniziò a togliere del denaro dalla sua paga per permettere all’amico di nutrirsi, e gli regalò i pantaloni del padre. Purtroppo non ci fu giovamento, e poco dopo Ranocchio morì.

Intanto la famiglia lo abbandonò trasferendosi a Cibali. Poco tempo dopo venne nella cava un evaso, ma ritenendo meglio la prigione piuttosto che la vita da minatore, si costituì e tornò in galera. A tal punto Malpelo pensò di andare anche lui in carcere e morirci, invece le sue ossa le lasciò in miniera come il padre. Infatti un giorno Rosso Malpelo accettò un incarico molto pericoloso, ovvero quello di esplorare una galleria che forse si congiungeva con un pozzo, ma se non fosse stato così c’era la possibilità di smarrirsi e non uscirne più fuori. Ormai abbandonato da tutti, prese gli arnesi di suo padre, il pane e si avventurò nella galleria. Non si seppe più nulla di lui. Non si ritrovarono nemmeno le ossa del povero fanciullo, e i ragazzi della cava quando parlano di lui abbassano la voce, perché hanno paura di ritrovarselo davanti, con i capelli rossi e gli occhiacci grigi.

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