Habilis 1829 punti

I Malavoglia

Il primo e più famoso romanzo verista di Giovanni Verga inizia con la descrizione dei protagonisti della vicenda: una famiglia di pescatori che vive in un paesino vicino Catania (Aci-Trezza), nei primi anni dell'unità d'Italia. Questa famiglia possiede una casa di suaproprietà detta "del nespolo" per il suddetto albero che le cresceva accanto e una barca da pesca detta "La Provvidenza".
Domina Padron 'Ntoni, un vecchio che tutti stimano per la sua saggezza. Gli altri, il figlio Bastianazzo, la nuora Maruzza la longa, i cinque nipoti, 'Ntoni, Luca, Mena detta S. Agata, Lia e Lessi, gli ubbidiscono e la famigliola unita e solidale prospera nel suo lavoro. Spesso nomi e nomignoli sono usati in senso ironico col sentimento del contrario. Con pochi tratti Verga delinea i personaggi del romanzo, rendendo l'idea di una famiglia umile e compatta tutta raccolta intorno al vecchio capofamiglia.

Il racconto inizia con l'abbandono della casa del nespolo da parte di 'Ntoni, il nipote più grande che parte per prestare il servizio militare e quindi non può aiutare economicamente la famiglia; per mettere su qualche soldo Padron 'Ntoni tenta una piccola speculazione su una partita di lupini, che però finisce male, in quanto sia il carico che suo figlio Bastianazzo ed un suo garzone vengono inghiottiti dal mare a causa di una tempesta. Nel dolore resta comunque da pagare il carico di lupini, e cosi la famiglia cade in rovina.
Intanto il giovane 'Ntoni, terminato il servizio militare, ritorna alla casa del Nespolo, cedendo il posto di soldato all'ormai cresciuto Luca: così la Provvidenza viene rimessa in sesto con l'intento di tornare a lavorare sul mare come una volta. Ma 'Ntoni non si adatta alla fatica è svogliato, vorrebbe qualcosa di diverso, anche se neppure lui sa che cosa; corteggia una ragazza per sposarla (la Barbara). Ma prima di lui c'è sua sorella Mena che dovrebbe sposarsi con Brasi Cipolla, un ricco mentecatto, in modo da poter far rifiorire i Malavoglia economicamente, anche se in realtà il vero amore la Mena lo sentiva per Alfio Mosca, un umile carrettiere, il quale decide di abbandonare il paese per trovare fortuna in città, a causa delle continue chiacchiere e dicerie che si dicevano ad Aci-Trezza sul loro conto.
Arriva poi la notizia che Luca è morto a Lissa: questo significa non solo ricevere un gran dispiacere, ma anche dover affrontare la dura vita di pescatore “con un braccio in meno”. La casa, la cara vecchia casa del Nespolo, viene ceduta al creditore del carico di lupini Tino Piedipapera, cosa che significa per Mena e 'Ntoni l'essere diventati poveri diavoli senza una dote, e per questo i loro imminenti matrimoni vengono annullati. Ma non è finita per i Malavoglia: un uragano sorprende padron 'Ntoni in mare insieme ai due nipoti, i tre si salvano a stento, il vecchio è ferito, ma la barca è salva. La famiglia sembra riprendersi con la forza e il coraggio degli umili. Il giovane 'Ntoni è però stanco di quella vita, vuole andarsene; si trattiene solo perché la madre lo supplica di non abbandonarla. Quando il colera se la porta via, niente più lo trattiene al paese. Intanto Don Michele, il brigadiere, si accorge che Lia Malavoglia sta diventando una gran bella ragazza e nel corteggiarla, avverte lei e sua sorella di stare in guardia per il fratello maggiore 'Ntoni, che, ritornato al paese deluso, decide di far parte di una banda di contrabbandieri. E una sera, sorpreso in flagrante delitto, il giovane ferisce Don Michele. Al momento del processo il vecchio cuore di padron 'Ntoni, che aveva resistito a tante disgrazie, cede alla vergogna quando sente che Lía se la intendeva con Don Michele. 'Ntoni viene condannato a cinque anni di reclusione; Lia se ne va da casa e nessuno la vede più.
L’unico che continuava a lavorare per riscattare la casa era Alessi; padron 'Ntoni ormai spento decide di farsi portare all'ospedale per non gravare sulle spalle dei nipoti; finalmente Alessi corona il suo sogno d'amore sposando la Nunziata: si conoscono sin da bambini, da quando, orfani entrambi, hanno imparato a combattere contro le difficoltà che la vita ha posto nel loro cammino.
Alfio Mosca, tornato ad Aci-Trezza, riparla di matrimonio alla Mena, che però rifiuta pensando di essere ormai diventata troppo vecchia, anche se gli confessa di aver sentito il cuore andare in pezzi quando lui se ne era andato. Quando finalmente la casa del nespolo è riscattata, è troppo tardi per padron ‘Ntoni, che era morto con questo desiderio. Il nipote 'Ntoni, uscito di galera, va a bussare alla casa del nespolo chiedendo perdono; ma si rende conto che in quella casa, riacquistata con tanti sacrifici da parte dei suoi fratelli, lui che invece l'ha sempre infangata non può rimanere; così se ne va, senza che nessuno tenti di fermarlo.
L’originalità della tecnica del Verga, nei Malavoglia, consiste nell’uso del “discorso indiretto libero”, poi coltivato da tutti i romanzieri classici italiani.
I principi della sua tecnica narrativa si distaccano dalla tradizione: infatti nell’opera l’autore si “eclissa”, si cala nella “pelle dei personaggi”, riproducendone i livelli culturali, i valori e i principi morali; con questo metodo il lettore si trova “faccia a faccia” con il fatto “nudo e schietto”. L'autore usa una filtro sistematico nella narrazione del romanzo intero, dal primo all’ultimo capitolo, attraverso un “coro” di popolari, in cui il parlato potrebbe essere realtà oggettiva, ma non si sa davvero se lo è.
Da ciò si evidenzia una struttura romanzesca bipolare dove il “coro” si divede nettamente in due: da un lato si collocano i Malavoglia, con alcuni personaggi a loro collegati (Alfio, Nunziata e la cugina Anna), che rappresentano la fedeltà dei valori puri; dall’altro la comunità pettegola del paese, cinica, mossa solo dall’interesse insensibile fino alla disumanità. Verga per esempio non descrive la morte di Bastianazzo sulla barca “La Provvidenza” ma il processo per cui questa morte diventa realtà per il villaggio e per sua moglie, attraverso discorsi e gesti, e in base alle attitudini di tutti i membri della comunità.
Il narratore che per questo non cessa di essere un narratore autentico, sceglie di raccontare gli eventi come si riflettono nelle menti e nei cuori dei personaggi. I Malavoglia spesso vengono interpretati come la celebrazione di un mondo primordiale (la religione, la famiglia, il lavoro, l’onore), stanno a simboleggiare una civiltà contadina.
Al mondo popolare del romanzo giovano una sapiente sfumatura dialettale della lingua e la franchezza varia e accorta del periodo, che rappresenta una vera e propria novità dal punto di vista della tecnica, per il suo uso originale e protratto a lungo, come mai prima era avvenuto; questo è stato definito da un maestro della critica come Spitzer “Erlebte Rede” (racconto vissuto).

Registrati via email