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TEMPORALE

Un bubbolìo lontano...

Rosseggia l’orizzonte,
come affocato, a mare:
nero di pece, a monte,
stracci di nubi chiare:
tra il nero un casolare:
un’ala di gabbiano.

Temporale è una poesia di Pascoli, raccolta nel libro “Myricae”, composta da sette versi settenari divisi in sue strofe (la prima costituita da un solo verso). La poesia descrive, appunto, il fenomeno atmosferico del temporale, ma il poeta non vuole limitarsi a esprimere solo questo.

C'è un temporale in arrivo
C'è un temporale in arrivo senti l'elettricità
C'è un temporale in arrivo sulla mia città
Porta novità porta novità.

Questi versi, cantati da Jovanotti, si possono contrapporre alla poesia di Pascoli.

Mentre per il cantante il temporale porta novità, per il poeta il temporale è simbolo per comunicare uno stato d’animo turbato e tormentato.
Questo tormento ci è presentato anche grazie all’allitterazione della vocale O, che rende cupo il componimento.
La poesia inizia con un verso in cui è presente l’unica nota uditiva della poesia (il resto, infatti, è basato sulle sensazioni visive) “bubbolio”, che è anche una parola onomatopeica avente la funzione di rappresentare il rumore e il mormorio sordo del tuono, che avviene grazie alla presenza della consonante “b” che ne rende molto l’idea. Questo verso ha come la funzione di apertura della poesia, perché infatti, solo dal secondo il poeta comincia a descrivere il temporale ormai arrivato, mentre nel primo ancora si sta avvicinando.
Nella seconda strofa il poeta ci descrive l’arrivo del temporale e, per analizzare meglio la poesia, ritengo opportuno dividere questa strofa in due parti.
Nella prima il poeta, con delle frasi corte e prive di verbo (tranne nel secondo rigo in cui è presente l’unico verbo del componimento: “rosseggia”) ci descrive il temporale che si abbatte sulla terra, e ci riporta ad un quadro impressionista in cui ci sono contrasti di luci e ombre e in cui il colore stesso è usato in modo rivoluzionario. Questa tempesta è descritta non nei dettagli, ma con poche ed efficaci parole, descrivendo il paesaggio con tre colori: il rosso, il nero e il bianco. Questi colori sono espressi con una similitudine nel secondo rigo (“rosseggia l’orizzonte, come affocato a mare”) e due ipallagi nel quarto (“nero di pece”) e quinto rigo (stracci di nubi chiare).
Nella seconda parte, invece, è presente un’analogia, una nota di chiarore “tra il nero un casolare” (quindi il nido, la casa, il rifugio a lui mancato) e “un’ala di gabbiano”. Spesso Pascoli, nelle sue opere, richiama il tema del nido familiare, attraverso metafore che hanno un significato simbolico. Osservando il componimento è possibile comprendere lo stato d’animo di disagio e di rifiuto rappresentato dall’imminente presenza di un temporale, ma nel verso conclusivo con l’espressione “l’ala di gabbiano” rappresenta uno stato di serenità e di protezione favorito dalla presenza del casolare che richiama il concetto del nido familiare.
Questa poesia, come le prime due precedentemente analizzate “Il lampo” e “Il tuono”, è una testimonianza che caratterizza la tecnica dell’autore.

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