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poesia X agosto di Giovanni Pascoli

La poesia X agosto o Dieci agosto è una poesia di Giovanni Pascoli che fa parte della raccolta di poesie Myricae, precisamente della sezione Elegie. Questa lirica fu scritta dal Pascoli per ricordare la figura del padre Ruggero, il quale fu assassinato il 10 agosto 1867. La lirica poetica venne poi pubblicata nell'anno 1896. La lirica de il X agosto si articola in sei quartine che presentano dei versi decasillabi e novenari dattilici; le rime che sono presenti nel testo poetico sono delle rime alternate che seguono lo schema ABAB. Uno dei temi che è presente nella poesia è quello del nido, visto come rifugio dai dolori della vita (in questo il dolore molto forte provato dal poeta in seguito alla morte del padre Ruggero).

Indice

Dieci agosto di Giovanni Pascoli - Versione alternativa 1

Dieci agosto, parafrasi - Versione alternativa 2
X agosto, analisi - Versione alternativa 3
X agosto, commento - Versione alternativa 4
X agosto, descrizione - Versione alternativa 5
X agosto, spiegazione - Versione alternativa 6
X agosto, riassunto - Versione alternativa 7

Dieci agosto di Giovanni Pascoli

San Lorenzo, io lo so perché tanto
di stelle per l'aria tranquilla
arde e cade, perché si gran pianto
nel concavo cielo sfavilla.
Ritornava una rondine al tetto:
l'uccisero: cadde tra i spini;
ella aveva nel becco un insetto:
la cena dei suoi rondinini.

Ora è là, come in croce, che tende
quel verme a quel cielo lontano;
e il suo nido è nell'ombra, che attende,
che pigola sempre più piano.

Anche un uomo tornava al suo nido:
l'uccisero: disse: Perdono;
e restò negli aperti occhi un grido:
portava due bambole in dono.

Ora là, nella casa romita,

lo aspettano, aspettano in vano:
egli immobile, attonito, addita
le bambole al cielo lontano.

E tu, Cielo, dall'alto dei mondi
sereni, infinito, immortale,
oh! d'un pianto di stelle lo inondi
quest'atomo opaco del Male!


Il 10 agosto 1867 Ruggero Pascoli, padre del poeta, fu ucciso da una persona ignota, mentre tornava a casa della sua famiglia. Questa ferita nel cuore del poeta non si rimarginerà mai e trenta anni dopo il 9 agosto 1896 Pascoli compone questo testo che entrerà a far parte della sezione ELEGIE.

Questo testo rievoca la morte del padre però attraverso un ricco gioco di parallelismi strutturali: la morte del padre è paragonata a quella di una rondine uccisa senza motivo mentre tornava al nido dove l’attendevano i suoi piccoli.
A guardare questa scena c’è il cielo che ha assistito:
- all’uccisione della rondine;
- All’uccisione del padre.
Il 10 agosto è la notte di San Lorenzo, quando le stelle cadono più abbondantemente e allora il poeta prende questo evento astronomico (stelle cadenti) e lo trasforma in un pianto del cielo che ricorda ogni anno la morte del padre.

PRIMA QUARTINA: È un’apostrofe a San Lorenzo e viene introdotta con un vocativo. Il poeta si rivolge a San Lorenzo, affermando di sapere perché proprio in quella notte ci sono le stelle cadenti (“di stelle per l’aria tranquilla arde e cade”);
“di stelle”= complemento partitivo; “arde e cade”= verbi bisillabi in cui predomina la presenza della “A” e della “E” che suggeriscono il rapido spegnersi delle stelle durante la loro caduta. Il cielo è concavo, perché visto dalla Terra assume questa forma di cavità.

SECONDA E TERZA QUARTINA: Spiegano perché secondo Pascoli c’è questo pianto di stelle e per fare ciò il poeta rievoca la vicenda di una rondine che ritornava al suo “tetto”.
“Tetto” è una metafora che sta per nido, però è una metafora molto forte, perché di solito il nido delle rondini viene costruito sotto i tetti delle case.
Il secondo verso è:
- introdotto dal verbo lapidario “l’uccisero”;
- Un verso frantumato dove si ha la prevalenza, dopo l’uccisione, di parole mono e bisillabiche che sottolineano la repentinità della morte, dell’uccisione.
La rondine portava nel becco un insetto che era la cena per i suoi piccoli e ora è là stesa “come in croce” tende il verme verso il cielo.

Questo cielo è lontano e può assumere due significati:
 Lontano perché non è più il suo regno che è sottolineato da parole tronche “Ora è là”;
 Lontano perché è un cielo insensibile, è indifferente al dolore provato sia dalla rondine che dal suo nido.
Il suo nido ormai è affamato e nell’ombra del tramonto sta pigolando sempre più piano, perché i piccoli stanno morendo di fame, non hanno più forze e sono destinati a morire, ma continuano comunque ad aspettare il ritorno della madre.


QUARTA & QUINTA QUARTINA : La strofa inizia con il verso “Anche un uomo tornava al suo nido”. In questo modo si instaura il parallelismo tra le quartine:
 2 – 3 raccontano la morte di una rondine;

 4 – 5 raccontano la morte di un uomo.
Questo parallelismo è sottolineato dalla parola “Anche” che collega le due figure.
Inoltre si instaura un gioco di simmetrie che serve a sottolineare il parallelismo, poiché le due dimore dei personaggi sono state scambiate:
 l’uomo ritorna al nido;
 La rondine torna al tetto.
Questo rappresenta uno scambio metaforico e analogico poiché in realtà al nido corrisponde la rondine e al tetto corrisponde l’uomo.
La struttura del v.14: “l’uccisero: disse: Perdono;” è uguale a quella del v.6 “l’uccisero: cadde tra spini”, però la rondine non ha ragione, non ha il senso della giustizia, l’uomo invece ha la ragione e può essere un giusto.
Questo verso, infatti, sottolinea la morte di un uomo giusto. Inoltre trova corrispondenza con il v.9 “come in croce” che indica che entrambi sono vittime di un sacrificio richiamato dalla croce e dal perdono.
La rondine è la vittima innocente di un sacrificio, il padre è una vittima giusta di un sacrificio, poiché chiede perdono
In questo modo Pascoli entra nell’ambito cristiano e dichiara che davanti a questo sacrificio non c’è provvidenza, il cielo è indifferente, quella subita dai personaggi è una passione che non comporta nessuna resurrezione perché, mentre Cristo è morto in croce e poi è risorto, grazie all’intervento divino di Dio padre che lo ha fatto risorgere, qui non si ha nessuna redenzione: il cielo resta lontano e indifferente.

Il parallelismo continua nel v.17 con il termine “Ora là” che riprende i termini del v.9 “Ora è là” e prosegue, raccontando di coloro che sono sopravvissuti:

 nella casa i famigliari attendono il ritorno del padre;
 Nel nido i rondinini aspettano il ritorno della rondine.
Mentre nel componimento è previsto ciò:
 il padre giace immobile attonito e volge gli occhi verso questo cielo lontano e indifferente;
 La rondine tende il verme che aveva nel becco verso “quel cielo lontano”.

ULTIMA STROFA: Richiama la prima strofa che iniziava con il vocativo “San Lorenzo”, il quale ritorna e introduce l’ultima strofa con il vocativo “E tu, Cielo”. Questo però è un cielo personificato che rappresenta un’entità superiore la quale è serena, immortale, infinita, ma è là, resta indifferente al dolore umano.
Successivamente il fenomeno naturale delle stelle cadenti si trasforma in un “pianto di stelle”, poiché:
 nella I strofa le stelle assumevano un significato denotativo, astronomico;
 nella VI strofa assumevano un significato connotativo: rappresentavano le lacrime che provenivano dall’alto sulla Terra, la quale è chiamata “atomo opaco”;
Questa perifrasi indica tutta la concezione pessimistica-negativa che ha il poeta della Terra che considera come un “atomo opaco del Male!” che il cielo, in cui non esistono né sofferenza né morte, può solo ricoprire di un pianto di stelle.
L’ultima strofa riprende la prima:
 I strofa domina la luminosità: “stelle, aria tranquilla”;
 VI strofa domina l’idea della negatività;
Le parole ricorrenti in entrambe le strofe sono: stelle; pianto; cielo.

CORRISPONDENZE: Tutte le strofe sono dominate da corrispondenze simmetriche:
strofa 1 strofa 6
strofa 2 strofa 4
strofa 3 strofa 5 con l’inversione dei distici:
 strofa 3 – presentazione della rondine;
- descrizione del nido.
 Strofa 5 – Presentazione dei famigliari che rappresentano il nido;
- Descrizione del padre.

Con l’immagine della rondine Pascoli parte da un particolare concreto che suscita un’impressione soggettiva nel poeta, il quale poi si carica di un valore simbolico che diventa universale. Pascoli è, infatti, il poeta delle piccole cose.

Dieci agosto, parafrasi

Parafrasi: È il 10 agosto, il giorno di San Lorenzo, ed io so perchè così tante stelle in cielo ardono e sembrano cadere; perchè così tante stelle che sembrano lacrime, brillano in cielo. Una rondine ritornava al suo nido, sotto un tetto: venne uccisa: cadde tra i rovi: aveva nel becco un insetto: doveva essere la cena dei suoi piccoli. Ora lei è là, come se fosse morta in croce, che tende verso il cielo il verme cattuato, cielo indifferente al dolore; e nel nido ombroso, il pigolio dei piccoli si fa sempre più tenue. Anche un uomo, mio padre, tornava a casa: venne ucciso: disse:Perdono; e morì con gli occhi spalancati come se volessero gridare per lo stupore: ed aveva con sè due bambole da regalare alle figlie...Ora là, nella casa isolata, lo aspettano, ma aspettano inutilmente: egli immobile, stupito, protende le bambole al cielo lontano ed indifferente. E tu, Cielo, dall'alto dei mondi senza il male, infinito, immobile, è come se inondassi di stelle questo piccolissimo pianeta dominato dal male.

Commento: La poesia X agosto è stata scritta da Giovanni pascoli in onore della morte del padre avvenuta la notte di S. Lorenzo. Le stelle che cadono durante quella notte non sono altro che per il poeta le lacrime del cielo sulla malvagità degli uomini. Per Pascoli il 10 agosto è una data emblematica dato che è l'anniversario della morte del padre, avvenuta nell'estate del 1860. Egli afferma di sapere perché un così gran numero di stelle sembra incendiarsi e cadere nel cielo:è perché tante stelle che cadono così fitte sembrano le lacrime di un pianto dirotto che splendono nella volta celeste.Poi immagina una rondine che,mentre tornava al suo nido ,fu uccisa e cadde tra i rovi .Ella aveva un insetto nel becco ,cibo per i suoi piccoli.Qui Pascoli con una metafora intende dire che la rondine era l'unica fonte di sostentamento per i suoi piccoli così come suo padre lo era per lui.Descrive la rondine trafitta sui rovi spinosi con le ali aperte quasi come se fosse in croce,accostando tale immagine a quella dei suoi rondinotti che rimangono in una vana attesa del cibo.Dopo passa a descriverci un uomo,suo padre che mentre tornava a casa fu ucciso pronunciando parole di perdono verso i suoi assassini. Negli occhi rimane la volontà di emettere un grido.Invece Pascoli,con il particolare delle due bambole che l'uomo portava in dono alle sue figlie ,voleva alludere alla tenerezza che avrebbe caratterizzato l'arrivo del padre a casa e delinea un mondo di consuetudini affettuose che la morte interruppe. Adesso nella casa "solitaria" i suoi familiari lo attendono inutilmente come in precedenza avevano fatto i rondinotti. Il povero uomo ,con gli occhi impietriti dalla morte,indica le bambole al cielo,descritto dal poeta come molto distaccato e indifferente al dolore umano. E infine, dice che il cielo,
visto come una divinità,lascia cadere fitte lacrime su questa piccola parte dell'universo, che è il regno del male. In questa poesia la morte del padre assurge al simbolo dell'ingiustizia e del male: il dolore del poeta diventa il dolore di tutti. La lirica quindi trasmette senza dubbio sentimenti tristi, malinconici per la distruzione di un nido familiare,unico rifugio in un mondo in cui domina la violenza e la malvagità umana che uccide creature innocenti.

X agosto, analisi

Rappresenta la principale poesia in cui rievoca la tragedia familiare scoppiata in seguito all’uccisione del padre avvenuta proprio il 10 agosto del 1867, nella notte di San Lorenzo
Siamo a un anno dall’uccisione del padre e Pascoli contempla il cielo nel suo luccichio di stelle cadenti le quali a parere dello stesso corrispondono a un pianto del cielo per l’uccisione del padre. Al centro della poesia vi è l’accostamento della famiglia di Pascoli con una famiglia di rondini. Pascoli descrive così un parallelismo fra una rondine uccisa mentre porta il cibo al nido e il padre del poeta assassinato mentre tornava a casa. La rondine rimane tra gli spini senza vita come in croce accostando così le vittime (rondine e padre) al sacrificio di Cristo. Nel frattempo il nido con i rondinini si avvia alla fine data la mancanza della rondine unica fonte di sostentamento. Analogamente anche un uomo sta tornando a casa ma viene ucciso rimanendo con gli occhi sbarrati con in mano due bambole da portare in dono ai suoi figlioletti. Nella casa ormai desolata tutti lo aspettano invano mentre l’uomo come la rondine rimane esposto al cielo il quale ignora di quanto male pervada la terra.
Nella poesia Pascoli versa le grandi tematiche metafisiche del male e del dolore e del rapporto fra dio e uomo. La poesia costituisce una totale simmetria fra la rondine e il padre del poeta e quindi fra il tetto e il nidocon le conseguenti analogie come l’uccisione. La rondine diviene il simbolo di tutti gli innocenti perseguitati dalla malvagità degli uomini alludendo così a Cristo accostato anche dalla figura del padre di Pascoli il quale sul punto di morte perdona i suoi uccisori. La fondamentale tematica del male è così affrontata. Vi è una religiosità decadente che non approda a una religiosità positiva, anzi notiamo che nn vi è una prospettiva di riscatto a sfavore del male ma solo un timido compianto rappresentato dal pianto di stelle. Il cielo(Dio) è lontano remoto, inaccessibile, due enti separati rispetto al mondo. Nella poesia vi è anche l’importante tema tanto affrontato dalla poesia pascoliana, quello del nido. L’analogia fra l’uomo e la rondine non è basata solo sul loro sacrificio ma anche sulla loro esclusione forzata da nido il quale è rappresentanza della famiglia la quale protegge l’individuo dai mali e dalle insidie che sconvolgono il mondo esterno.

X agosto, commento

Uno dei maggiori letterati che ha saputo creare delle opere in grado di trasmettere il suo dolore personale è, senza ombra di dubbio, Giovanni Pascoli.
All'età di soli undici anni, il giovane poeta perse suo padre, assassinato da un colpo di fucile in circostanze misteriose e da mano ignota. Seguirono la morte della madre e di tre fratelli, e la dispersione degli altri figli, rimasti ormai orfani.
Questa sua infanzia, segnata dalla tragedia, lo accompagnerà sempre nel corso della sua carriera letteraria, una sofferenza che ricorrerà nelle sue opere in cui, nonostante le belle apparenze che può suscitare la natura, il ricordo della morte è sempre dietro l'angolo, costantemente presente.
Pascoli scrisse numerose poesie caratterizzate dal dolore ma, forse, quella che più di tutte rappresenta il suo animo tormentato è proprio quella dedicata alla morte di suo padre: “X Agosto”.
Il componimento, scritto nel 1896, trent'anni dopo l'omicidio, fu inserito nella quarta edizione di Myricae dell'anno successivo. Il titolo fa riferimento ad una precisa data de calendario, ossia la ricorrenza di San Lorenzo quando, durante la notte, è ben visibile il fenomeno delle stelle cadenti; ma questa data ha un valore molto più profondo e simbolico per il poeta, poiché indica l'anniversario della morte del padre.

Il poeta afferma di sapere perché, in questa notte così magica, il cielo viene attraversato dalla caduta delle sue stelle, ritrovandone il motivo in un grande pianto del cielo stesso. Questo pianto è rivolto alla Terra, a quel corpo celeste che, nella sua infinita piccolezza rispetto all'immensità del cielo, rappresenta un concentrato di dolore. Alcuni esempi di questo dolore sono rappresentati dalla morte di due creature innocenti, uccise, strappate alle loro case, alle loro famiglie, strappate alla vita. Una rondine che stava tornando al suo nido per dar da mangiare ai suoi piccoli rondinini, viene improvvisamente uccisa, forse dallo sparo di un cacciatore, forse addirittura per sbaglio...
E quei suoi piccoli attendono la loro mamma, attendono il nutrimento che gli permetterà di crescere ma che, ormai, non arriverà più, cosicché il loro pigolio si affievolisce.
Allo stesso tempo un uomo che stava ritornando alla sua casa, e che portava dei doni alle sue amate figlie, viene ucciso da uno sparo, forse lui lo sapeva, forse lo aveva visto, poiché quel suo perdono invocato era destinato al suo assassino. E così la sua famiglia lo attende, inconsapevolmente lo continua ad attendere invano; cosicché la loro felicità si spegne.
Per quanto riguarda gli aspetti stilistici, è possibile notare un forte parallelismo nella struttura del testo, composto da sei quartine di versi decasillabi alternati a novenari, con rime alternate. Questo parallelismo è riscontrabile nelle quattro quartine centrali sia per la descrizione di uno stesso tema, riferito a due diverse creature di uno stesso mondo, alla loro stessa morte, alla loro stessa posizione interrogatoria verso quel Cielo sovrastante, sia per quanto riguarda l'uso di particolari termini. Il “tetto”(casa, nido) verso cui torna la rondine nella prima delle quattro quartine, è in parallelo con il “nido” (nido familiare, casa) della terza quartina, verso cui si dirige l'uomo; nella seconda e nella quarta, infatti, possiamo riscontrare uno scambio di termini per cui il “nido” è riferito, come di dovere, alla rondine, e la “casa” all'uomo.
Il parallelismo della poesia è messo in evidenza dall'importante struttura sintattica che risulta, in questo modo, fondamentale. La coordinazione (paratassi) tra i vari termini, le scene e le azioni descritte, evoca un grande senso di esperienza comune che collega tra sé tutte creature di diversa natura, in una visione universale del dolore. L'assenza di congiunzioni (asindeto) e la presenza di una studiata punteggiatura, creano un ritmo nella lettura, garantito anche da specifiche pause sintattiche come, ad esempio, i due punti che dividono nello stesso, identico punto il verso sei e il verso quattordici, entrambi successivi all'espressione “l'uccisero”. In questo modo, la pausa che si crea, sottolinea l'importanza di quelle morti, ne sottolinea il dolore; una pausa che indica la fine della vita.
Un altro aspetto molto importante di questo componimento è determinato dalla sua circolarità. Il testo si apre infatti con un'apostrofe (invocazione) alla notte di San Lorenzo, e si chiude con un'altra rivolta al Cielo, a quell'Universo lontano che piange per la piccola Terra.
Il testo è inoltre caratterizzato da diverse ripetizioni come, ad esempio, le parole “stelle” e “pianto”, che si ripetono nella prima e nella sesta strofa determinando, anch'esse, la circolarità dell'opera, e la parola “aspettano” che, ripetuta due volte in successione, sottolinea la lunga durata di quell'attesa, destinata a divenire eterna.
Ci sono, inoltre, altre figure retoriche da evidenziare come la sinestesia, cioè l'associazione di due termini appartenenti a sfere sensoriali differenti, nell'espressione “restò negli aperti occhi un grido”; gli occhi, infatti, riconducibili al senso della vista, esprimono il loro terrore e il loro dolore, attraverso un grido, appartenente quindi alla sfera uditiva. È presente invece una metonimia, cioè un termine che viene sostituito a quello effettivamente necessario, poiché ha con esso un rapporto di contiguità materiale o concettuale, come nel caso dell'espressione “e il suo nido è nell'ombra, che attende” dove “nido”, indicando il contenitore per il contenuto, si riferisce ai piccoli rondinini.
Un elemento chiaramente simbolico all'interno di questa poesia è riferito al termine “croce”. La rondine, dopo che è stata uccisa, cade a terra morta, immutabile, mentre il suo becco tende verso il cielo il cibo raccolto per i suoi piccoli. La sua posizione, con le ali spiegate e immobili, ricorda una crocifissione ma, ovviamente, da quest'immagine scaturisce una sensazione negativa. Per questo motivo la croce non è più vista come simboli salvifico, ma solo come emblema della sofferenza e del dolore provocati dalla morte. Non è un caso, infatti, che la data che da il titolo al componimento sia stata scritta con il numero romano “X”; esso è riconducibile proprio alla croce, come nella forma tanto, e a maggior ragione, nel significato simbolico.
Possiamo infine dire che i due elementi più importanti della poesia sono il nido e il Cielo. Il primo, rappresentativo della casa, della famiglia, incarna quel sentimento pascoliano di eterna appartenenza ad un ambiente familiare chiuso, personale, protetto. Il nido è l'unica cosa che va sempre difesa e forse, proprio come accade in queste righe, è un'azione che va compiuta anche a costo della vita. Il Cielo, in contrapposizione, è immortale ma, soprattutto, è indifferente nella sua lontananza a ciò che accade sulla Terra, in quei nidi, negli animi di quelle creature. Ma il poeta, nel vivere il suo dolore crede che, dall'individualità del suo animo, esso si rifletta, ampliandosi, nell'immensità dell'Universo, e fa sì che anche il Cielo ne sia partecipe, quando inonda il minuscolo spazio terrestre visto come un atomo di male concentrato, caratterizzato solo da afflizione, tristezza e patimento, con il suo simbolico pianto di stelle che, in realtà non è altro che un evento cataclisma che fa parte del ciclo naturale del mondo, privo di qualsiasi partecipazione sentimentale proveniente dall'alto e dall'infinito.

Giovanni Pascoli ha trasmesso questo suo sentimento del dolore, in numerose poesie tra cui, oltre a quella appena analizzata, possiamo ricordare “L'assiuolo”, “Novembre”, “I gattici”.

Un aspetto molto rilevante nella vita e nell'opera pascoliana, è rappresentato dal suo impegno politico, che lo vide esprimere le sue opinioni sull'importanza dell'avanzata italiana in territorio libico, volta alla conquista di una nuova terra dove poter vivere e produrre senza essere schiavi, in un discorso pronunciato il 26 novembre nel teatro di Barga, e ripreso da molti quotidiani, che ebbe una grande risonanza.

X agosto, descrizione

Parafrasi
I. San Lorenzo, io lo so perché tante stelle
II. S’incendiano e cadono nell’aria tranquilla,
III. perché un pianto, un dolore così grande
IV. brilla nella volta celeste.

V. Una rondine ritornava al suo nido:
VI. l’uccisero: cadde tra le spine;
VII. nel becco aveva un insetto:
VIII. il cibo per i suoi piccoli.

IX. Ora giace a terra, con le ali aperte come fosse in croce,
X. con il becco aperto rivolto verso il cielo vasto e lontano;
XI. e il suo nido viene oscurato dall’ombra, i piccoli attendono il ritorno della madre
XII. e pigolano sempre più piano.

XIII. Come la rondine, anche un uomo tornava alla sua casa:
XIV. l’uccisero: chiese perdono per i peccati commessi
XV. e restò con gli occhi aperti, sbarrati dal terrore:
XVI. portava in dono alle figlie due bambole.

XVII. Ora là, nella casa solitaria e vuota,
XVIII. i figli lo aspettano invano
XIX. poiché egli giace immobile e stupito,
XX. rivolgendo le bambole al cielo lontano.

XXI. E tu, oh Cielo vasto e divino,
XXII. dal mondo ultraterreno, sereno,
XXIII. inondi la Terra, questo insignificante frammento oscuro dell’universo dominato dal Male,
XXIV. di un pianto, una pioggia di stelle.

Commento: La poesia “X agosto” è tratta dalla raccolta “Myricae” di Giovanni Pascoli (1855-1912). Come indicato dal titolo della raccolta, che significa “tamerici”, una pianta molto comune, gli argomenti trattati sono umili e modesti. La parte iniziale della poesia, infatti, sembra quasi una favola, il racconto della morte di una rondine, che Pascoli paragona al suo dolore personale per la perdita del padre e, nell’ultima strofa, al dolore dell’intera umanità. Il titolo, “X agosto”, è la data della morte del padre del poeta, ucciso per motivi poco chiari il 10 agosto 1867, un giorno molto doloroso che Pascoli non scorderà mai. Il 10 agosto è il giorno di San Lorenzo, in cui le stelle cadenti, che rappresenterebbero le lacrime del santo, sono particolarmente numerose. Partendo da questa semplice credenza, il poeta ha collegato la morte del padre al “pianto di stelle” che proprio nello stesso giorno si riversa sulla Terra.
Nella prima strofa Pascoli espone questa sua considerazione, rivolgendosi direttamente al santo. Le successive quattro strofe sono analoghe e presentano prima la morte della rondine e poi quella di un uomo, che può essere sicuramente considerato il padre del poeta. L’immagine della rondine, secondo me, è molto significativa: essa procura il cibo ai piccoli, che non possono sopravvivere da soli, così come i figli hanno bisogno del padre. La morte della rondine è resa più drammatica dal fatto che l’animale giace con le ali aperte, come fosse in croce, a simboleggiare l’ingiustizia della sua uccisione e la sua innocenza. Un altro verso che mi ha colpito particolarmente è quello in cui viene descritto il nido, nascosto dall’ombra a significare un inquietante presagio, l’inevitabile ed imminente morte dei piccoli che, come se avessero capito il loro destino, pigolano sempre più piano, rassegnati. E’ questa secondo me l’immagine che trasmette meglio i sentimenti del poeta di fronte all’uccisione del padre: impotenza, solitudine e un’angosciante insicurezza, mancanza di protezione. Nella quarta e nella quinta strofa, invece, viene descritta in modo analogo la morte del padre, identificato in un uomo che stava tornando a casa, al suo “nido”, portando due bambole in dono alle figlie. Quando viene ucciso, chiede perdono per i peccati commessi e rivolge le bambole al cielo, quasi invocando pietà per un uomo che deve prendersi cura dei proprio figli, così come la rondine rivolge al cielo il becco aperto contenente il cibo per i piccoli, ma il cielo in quel momento era troppo lontano per ascoltare le preghiere di un uomo innocente. Nell’ultima strofa Pascoli paragona il suo dolore individuale a quello del mondo intero, riprendendo il discorso presentato all’inizio. Contrappone la serenità divina, spesso passiva verso i problemi umani, alla malvagità e all’ingiustizia che regnano sulla Terra.
Le parole chiave di questa poesia sono il nido e l’attesa inutile dei rondinini e dei figli. Quando l’autore presenta la vicenda della rondine usa il termine “tetto”, mentre per riferirsi all’uomo si serve della parola “nido”. Apparentemente sembrerebbe più corretto invertire i due termini, ma in effetti “tetto” è più adatto alla rondine sia per la posizione del suo nido, spesso collocato sotto i tetti, sia perché è qualcosa di strettamente materiale e non intimo come un “nido”, che in questo caso rappresenta l’affetto e la protezione garantiti da una famiglia. Allo stesso modo il verme è legato alla sopravvivenza dei piccoli, mentre le bambole rappresentano l’astratto, l’affetto di un padre verso le figlie.
Lo scopo di questa poesia, secondo me, è denunciare il dolore dell’umanità verso le ingiustizie impunite, come nel caso specifico di Pascoli, l’uccisione del padre. Trasmette l’impotenza, la rassegnazione e la desolazione di persone che non possono fare nulla per cambiare il corso degli eventi e devono scontrarsi con la realtà dura e ingiusta. A mio parere questi sentimenti sono sinceri e reali e chiunque, suo malgrado, un giorno potrebbe provarli.
La poesia è una sestina, formata cioè da sei strofe composte ciascuna da quattro versi endecasillabi in rima alternata, a parte qualche verso novenario o decasillabo. Sono presenti molti enjambement, quasi ad ogni verso, che donano alla poesia continuità e scorrevolezza. Pascoli utilizza anche numerose sinalefi, soprattutto tra la terza e la quinta strofa e altrettante figure retoriche. Le principali sono la similitudine (“come in croce”), che paragona le ali aperte ad una croce, simbolo di innocenza ma anche di morte. Nella stessa strofa è presente anche una metonimia: nel verso “che pigola sempre più piano”, il soggetto reale non è il nido, ma i piccoli al suo interno. Forse Pascoli ha preferito attribuire quest’azione al nido per rendere l’idea di un gruppo ristretto e unito. Viene utilizzata anche una sinestesia (“restò negli aperti occhi un grido”) per descrivere l’espressione impaurita e sconvolta dell’uomo morente. Nell’ultima strofa l’autore utilizza una personificazione (“e tu, oh Cielo, inondi...”) riferendosi probabilmente alla divinità idealmente collocata nel cielo. Sono presenti delle consonanze, soprattutto della lettera “r”, forse per sottolineare la durezza delle quattro strofe centrali, e della lettera “l”. L’autore inserisce anche delle anafore (“ora, ora – aspettano, aspettano – l’uccisero, l’uccisero”). Pascoli utilizza un lessico semplice e comprensibile ed un registro non eccessivamente elevato. La poesia ha un ritmo cadenzato e cantilenante, che accompagna le analogie tra la morte della rondine e quella del padre del poeta.

X agosto, spiegazione

La “X” indica il numero romano e ricorda la croce. Questo non è un frammento lirico, ma un’opera che Pascoli ha rifinito ossessivamente prima di farla in forma definitiva e quindi non ha quella brevità di struttura data dall’istantaneità dell’intuizione. Nella rielaborazione ha allungato la forma tipica dei Canti di Castelvecchio quindi questo rappresenta un Unicum nelle Myricae. La “X” è un ideogramma del lessico e figurazione poetica. Questa celerissima poesia di Giovanni Pascoli fu pubblicata sulla rivista “Il Marzocco”, 29 anni dopo la morte del padre. Inserita poi nell’edizione del 1897 di Myricae, fa parte delle liriche pascoliane più pregne di riferimenti alla tragedia familiare. Il tema che percorre i versi è quello della morte del genitore, che sconvolge la famiglia Pascoli nel 1867. Questo momento di lutto non è mai stato completamente superato dal poeta, che all’epoca della stesura del X Agosto sta vivendo un periodo di disagio dovuto al matrimonio della sorella Ida celebrato l’anno prima: egli infatti lo considera un fattore di disgregazione dell’unione familiare. Il poeta ricorda il trauma infantile dell’uccisione del padre mediante un paragone: come una rondine viene uccisa mentre porta il cibo ai suoi rondinini, così un uomo viene ucciso mentre torna a casa, recando in dono alle sue figliolette due bambole. La sostanza stessa di questa similitudine spinge Pascoli a insistere su un altro tema specifico della sua poesia: quello del nido, luogo chiuso, simbolo di protezione, dove tutte le tragedie possono essere accettate e compiante. Nell’ultima strofa si concentra tutta la disperazione dell’autore che accusa del proprio dolore il cielo lontano, cioè indifferente alle tragedie umane: alla Terra non resta altro che essere inondata dalle numerose stelle che nella notte di San Lorenzo cadono nel firmamento. Lo stile della lirica presenta il ricorso a una sintassi semplice e l’adozione di raffinate figure retoriche. Il poeta intende presentare al lettore un duplice livello della realtà: da un lato i fatti, le cose, i protagonisti; dall’altro le interpretazioni, i simboli, le allusioni. Il testo del X Agosto inizia con una citazione (San Lorenzo) chiara in quanto riporta esplicitamente il nome del santo. Ma non si tratta di un vocativo vero e proprio, non si configura né come l’invocazione al santo, né come la richiesta di una risposta a un interrogativo, visto che l’autore stesso conosce già (io lo so) il motivo del “gran pianto di stelle”. In effetti quest’ambiguità contribuisce a concentrare l’attenzione sul livello misterioso del testo. Tale mistero comincia a diradarsi quando nella seconda e nella terza strofa il poeta descrive il ritorno di una rondine al suo nido, che però viene chiamato, con una metafora antropomorfica, tetto. È evidente l’allusione al ritorno di un essere umano alla propria casa, che a sua volta viene chiamata “nido”, termine già usato per la rondine: il “nido” infatti, è per Pascoli la casa, “nido” di affetti e luogo chiuso e protetto. Tale ritmo è generato attraverso una serie di proposizioni principali, coordinate mediante l’asindeto e i due punti. L’asse metaforico si sviluppa lungo una serie di parole-chiave: oltre al già citato nido, esso si avvale di altri due elementi simbolici. Il primo è dato dall’idea della croce che anticipata dagli spini sembra implicitamente paragonare il martirio del padre del poeta alla crocifissione di Cristo. Il secondo è il misterioso “pianto di stelle” che nell’ultima strofa esprime il movimento delle stelle cadenti, le quali nella notte di San Lorenzo testimoniano il sopravvento del “negativo” nel mondo (atomo opaco del Male).

X agosto, riassunto


San Lorenzo, io lo so perché un così gran numero
di stelle nell’aria serena
s’incendia e cade, perché un così gran pianto
risplende nel cielo.

Una rondine ritornava al suo nido:
l’uccisero: cadde tra rovi spinosi:
ella aveva un insetto nel becco:
la cena per i suoi rondinini.

Ora è là, morta, come se fosse in croce, che tende
quel verme a quel cielo lontano;
e i suoi rondinini sono nell’ombra, che attendono,
e pigolano sempre più piano.

Anche un uomo tornava alla sua casa:
lo uccisero: disse: Perdono;
e nei suoi occhi sbarrati restò un grido:
portava con sé due bambole per le figlie...

Ora là, nella solitaria casa,
lo aspettano, aspettano invano:
egli, immobile, stupefatto mostra
le bambole al cielo lontano.

E tu cielo, dall’alto dei mondi
sereni, che sei infinito, immortale
inondi con un pianto di stelle
quest’atomo opaco del male!

Autori che hanno contribuito al presente documento: yya, StudenteCauto, RaffaX, Alfred71, fedeb950, Sumiba.

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