Pascoli, Giovanni-Vita e opere.

Giovanni Pascoli nacque a San Mauro di Romagna nel 1855, quarto figlio di una famiglia della media borghesia a soli 12 anni subisce il trauma della perdita del padre per omicidio e da allora la sua vita sarà segnata per sempre poichè non si riprenderà più e l'evento porterà alla stesura della poesia X agosto.
A distanza di pochi mesi dalla tragica morte senza colpevole del padre perde anche la sorella maggiore, la madre e due fratelli e rimane insieme a due sue sorelle alle quali si legherà molto e non accetterà il fatto che una di queste successivamente si sposerà.
Terminati gli studi liceali si iscrive all'università di Bologna dove diviene allievo di Giosuè Carducci e continua a maturare in lui una concezione pessimistica del mondo che trova le sue basi nella sua adolescenza.
Inizia a simpatizzare per i gruppi socialisti e anarchici e si pone alla difesa utopistica dei diritti delle classi subalterne.

Una volta conseguita la laurea diventa professore di latino e greco nei licei dapprima di Matera poi di Massa e infine a Livorno. Durante questo periodo compone poesie di vari stili e forme talvolta pubblicate su riviste letterarie che parlano della campagna come le raccolte Myricae (pubblicata nove volte e con l'aggiunta di nuove poesie di volta in volta), Poemetti, Poemi conviviali e Canti di Castelvecchio e altre poesie di carattere civile come i Carmina e la raccolta Odi e inni.
Nel 1897 pubblica un saggio intitolato Il Fanciullino nel quale afferma che la poesia consiste nel dare ascolto al bambino che è in noi e che essa nasce proprio dalla capacità di scoprire qualcosa di nuovo in tutto ciò che ci è familiare e con queste affermazioni la componente ingenua e istintiva dell'attività poetica.
Pascoli come Manzoni ritornava più volte sui suoi scritti e non di rado uscivano varie edizioni riviste e migliorate di uno stesso componimento o raccolta.
Nel 1895 ottiene il suo primo incarico da docente universitario nell'università di Bologna con la cattedra di grammatica la tina e successivamente, dopo e essere stato prima a Messina e poi a Pisa, torna nella sua università per prendere il posto di Giosuè Carducci nella cattedra di letteratura italiana.
Pascoli appartiene alla corrente letteraria nata in Francia del simbolismo, i suoi scritti sono infatti ricchi di significati nascosti e profondi che lo scrittore coglie nei diversi aspetti della natura e grazie ai quali riusciva a capire il mondo degli uomini e il suo destino scorgendovi le forze del male.
Nei suoi scritti Pascoli preferisce sostituire i connettivi logici e temporali con i segni di punteggiatura e frequente è l'uso di assonanze, consonanze, allitterazioni e onomatopee che generano suoni capaci di suggerire significati nascosti.
Pascoli muore a Bologna nel 1912 per cirrosi epatica lasciandoci un immenso patrimonio culturale.

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