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Pascoli, Giovanni - Vita e opere (2) scaricato 3 volte

Giovanni Pascoli


Nasce a San Mauro di Romagna nel 1855 e muore a Bologna nel 1912.
- infanzia infelice anche se in famiglia modesta
- 1867 uccisione del padre, amministratore della tenuta dei principi di Torlonia (10 agosto)
- trauma -> si lega alle sorelle (quarto dei dieci figli - due dei quali morti molto piccoli -
- 1868 subentrano difficoltà economiche e morte della madre
- 1873 vince una borsa di studio; viene esaminato da Carducci; si iscrive a lettere a Bologna
- 1876/77 Frequenta l'anarchico Andrea Costa e partecipa alle riunioni e alle attività politiche
- 1879 arresto per aver partecipato ad un movimento anarchico
- 1882 laurea ed insegnamento a matera
- 1891 prima pubblicazione di "Myricae"
- 1895 matrimonio della sorella Ida e periodo di distacco
- 1897/1903 insegnamento letteratura latina all'università di Messina
- 1904 pubblicazione "i poemi conviviali" ed edizione definitiva "i primi poemetti"
- 1905 succede a Carducci nella cattedra di letteratura italiana a Bologna
- 1912 morte per cancro a Bologna

OPERA LETTERARIA

Myricae


1891 prima stesura (22 poesie)
Titolo riferito ad un verso di virgilio "umili tamerici" -> accenno ai comuni fiori di campo.
Espressione di simbolismo e ripresa argomenti poco importanti:
- avvicendarsi stagioni
- le nebbie
Prima parte sul territorio dove il poeta ha passato l'infanzia e la vita adulta; poi segue parte umana:
- ragazzi che corrono
- canto delle lavandaie

Analogie importanti: siepe e nido.
Nido = famiglia - protezione, luogo privo di rapporti con l'esterno.
Siepe = protezione - legata al padre.

L'originalità che pascoli ha nelle sue opere è quella di infrangere l'ordine logico che è stata la base della poesia.

La storia compositiva di Myricae va lungo tutta la vicenda poetica di Pascoli:
la prima edizione è del 1891, e comprende 22 componimenti;
nel 1892 esce la seconda edizione, con 72 poesie;
1893, terza edizione, con 116 componimenti;
1897, quarta edizione, portata a 152 componimenti; a partire da questa edizione Pascoli organizza definitivamente la raccolta in 15 sezioni;
1900, quinta edizione, con il totale definitivo di 156 componimenti;
fino al 1911 seguiranno ancora 4 edizioni dell'opera, frutto di piccole revisioni stilistiche e strutturali.
Contemporaneamente, uscivano le altre maggiori raccolte pascoliane, i Poemetti e i Canti di Castelvecchio, quest'ultima a sua volta uscita in sei differenti edizioni.

ARANO


composta fra il 1885 e il 1886 (prima edizione Myriace)
è un madrigale di forma tradizionale, classica (due terzine, una quartina)
Schema rime: ABA CBC DEFE

Parafrasi:


Al campo, dove nei filari della vite brilla qualche foglia di rosso, e la nebbia sembra uscir dai cespugli come un fumo, arano i contadini :
qualcuno dà grida prolungate, un altro spinge le lente vacche, altri seminano, uno ribatte le zolle di terra fra i solchi con la sua zappa che sostiene la sua fatica. Il passero astuto ( perché sa che dopo beccherà i semi) osserva tutto dai rami spogli del gelso, già gode in cuor suo mentre nelle siepi si sentono i versi del pettirosso simile al tintinnio dell’oro.

X AGOSTO


Questa poesia ricorda la morte del padre; in tal giorno si vedono bene le stelle; è come se le stelle cadenti fossero lacrime versate e il cielo piangesse la morte del padre.
E' composta da 6 quartine a rime alternate, con versi endecasillabi e novenari. Rima in -Ano (3^ e 5^ strofa).
analogie: rondine = uomo che viene ucciso.
parallelismo fra la rondine che porta il cibo ai suoi piccoli e le bambole che il padre stava portando in dono alle sue figlie.

Parafrasi:


San Lorenzo, io lo so perché un così gran numero
di stelle nell’aria serena
s’incendia e cade, perché un così gran pianto
risplende nel cielo.


Una rondine ritornava al suo nido:

l’uccisero: cadde tra rovi spinosi:
ella aveva un insetto nel becco:
la cena per i suoi rondinini.


Ora è là, morta, come se fosse in croce, che tende
quel verme a quel cielo lontano;
e i suoi rondinini sono nell’ombra, che attendono,
e pigolano sempre più piano.


Anche un uomo tornava alla sua casa:
lo uccisero: disse: Perdono;
e nei suoi occhi sbarrati restò un grido:
portava con sé due bambole per le figlie...


Ora là, nella solitaria casa,
lo aspettano, aspettano invano:
egli, immobile, stupefatto mostra
le bambole al cielo lontano.


E tu cielo, dall’alto dei mondi
sereni, che sei infinito, immortale
inondi con un pianto di stelle
quest’atomo opaco del male!

L'ASSIUOLO


Linguaggio pre-grammaticale. E' composta da 3 strofe di sette novenari, più un monosillabo onomatopeico che fa rima con il sesto verso.
Rime: ABA BCD CD

Parafrasi:


Mi domandavo dove fosse la luna, dato che il cielo era immerso (nuotava) nella luce chiara e perlacea dell’alba e sembrava che il mandorlo e il melo rizzassero i loro rami per vedere dove fosse.
Da un punto indeterminato del cielo venivano guizzi di lampi preannuncianti una bufera (nero di nubi) e si sentiva una voce dai campi: chiù (il verso triste e lamentoso dell’assiuolo).

Le rare stelle brillavano in mezzo al chiarore lattiginoso diffuso dalla luna (nebbia di latte).
Sentivo l’ondeggiare del mare, sentivo un fruscio tra i cespugli, sentivo il cuore sussultare, come se fosse l’eco di un antico grido di dolore. Si sentiva lontano il pianto convulso: chiù…

Sulle cime degli alberi, ben visibili e lucenti per il riflesso della luna, tremava un leggero venticello; le cavallette emettevano un suono stridulo con il frullare delle ali, come i sistri d’argento (bussavano alle porte della morte che non si vedono e forse non si apriranno mai più). E continuava quel pianto funereo: chiù…

LAVANDARE


Non è inteso come verbo ma, in dialetto significa lavandaia. Nelle piccole comunità, in giorni precisi, si ritrovavano per lavare i panni.
E' un madrigale classico.
Rime: ABA CBC DEFE

Parafrasi:


Nel campo arato a metà (la parte grigia sono le zolle secche, non lavorate; quella nera le zolle rivoltate dall’aratro), rimane un aratro senza buoi che sembra che sia stato dimenticato tra la lieve nebbia. E dal canale giunge, ritmico, il rumore dei panni sbattuti delle lavandaie, con frequenti colpi e lunghe cantilene: “Soffia il vento e cadono le foglie dal ramo, come neve, e tu ancora non torni al tuo paese. Quando sei partita, come sono rimasta! Come l’aratro in mezzo al campo non seminato”.

POETICA DEL FANCIULLINO


si tratta di un saggio di 20 capitoli dove viene teorizzata e rappresentata la poetica del bambino. Prevale l'irrazionalità (la mente infantile si stupisce di tutto) e l'autore vuole far valere la parte del fanciullo in ognuno di noi.

Linguaggio della poetica: SUBLIME MEDIO = il poeta attraverso questo linguaggio riesce a far riemergere il proprio vissuto. Vengono utilizzate tre forme: paragrammaticale (del bambino; suoni), grammaticale (dell'uomo) e post grammaticale (gerghi, dialetto...)

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