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Pascoli, Giovanni - Temporale

Commento, testo e analisi dettagliata della lirica pascoliana, in cui il linguaggio principale è quello delle sensazioni

E io lo dico a Skuola.net
Temporale
La poesia di Giovanni Pascoli è tradizionalmente proposta alla lettura scolastica non solo per i temi (la gioia e la semplicità della vita a contatto con la natura, i buoni sentimenti, il valore della famiglia e della casa), ma anche per una presunta facilità del suo linguaggio. In realtà la lingua poetica di Pascoli porta straordinarie novità e cambiamenti in seno alla tradizione italiana: egli inizia infatti in Italia quella rivoluzione del linguaggio poetico che nelle altre letterature era già avviata. In particolare, è caratteristica della sua poesia l'attenzione all'aspetto fonico, per cui spesso i testi sono costruiti sull'effetto, sulle impressioni evocate dal succedersi dei suoni. Ne è un esempio famoso la poesia Temporale, inserita nella terza edizione della raccolta Myricae, del 1894.

Il testo

Un bubbolio lontano...

Rosseggia l'orizzonte,
come affocato, a mare;
nero di pece, a monte,
stracci di nubi chiare:
tra il nero un casolare:
un'ala di gabbiano.

Il linguaggio delle sensazioni
Pascoli presenta un paesaggio al tramonto: da un parte il mare, infuocato dal brillare dei raggi del sole che cala, e dall'altra le montagne, su cui si stanno addensando le nere nubi di un temporale. In mezzo alla campagna un casolare bianco si distingue grazie alla luce di un lampo improvviso. Il poeta descrive la scena attraverso le sensazioni, che si susseguono una dopo l'altra nella poesia: il rumore del tuono; il colore rosso dell'orizzonte; il nero delle nuvole minacciose del temporale, in mezzo al quale si staglia qualche nuvola sfilacciata più chiara; il colore bianco del casolare che appare all'improvviso e che è reso dall'analogia.
Il linguaggio utilizzato fa ricorso solo alle sensazioni, alle impressioni, che colpiscono l'immaginazione del lettore: è come un quadro, in cui non ci si affida alla linea dei contorni delle figure ma solo al colore.

La sintassi nominale
La lingua poetica delle sensazioni e delle impressioni non utilizza quasi per niente i predicati verbali: si parla a questo proposito di sintassi nominale. L'unico vero verbo della poesia è Rosseggia, che tra l'altro indica non un'azione ma una tonalità di colore dell'orizzonte. Per il resto la poesia si affida solo a nomi e a aggettivi. Alcuni sintagmi forzano la lingua nominale: per esempio, si nota l'uso di espressioni onomatopeiche, oppure lo scambio tra sostantivo e aggettivo che mette ancora una volta in risalto la sensazione.
Un altro procedimento che infrange la linearità logica del linguaggio è quello dell'analogia.
Ogni legame logico è taciuto, sottinteso e dev'essere intuito; si ha perciò un legame analogico.

La punteggiatura
Un altro aspetto innovativo del linguaggio poetico pascoliano è costituito dalla punteggiatura e dall'aspetto grafico: i punti di sospensione dopo il primo verso e lo spazio bianco che lo separa dal secondo creano un vuoto, come un silenzio dopo il rumore del tuono; si tratta dello spazio di tempo che intercorre tra il tuono e il lampo che poi permette di scorgere il casolare. L'attenzione per l'aspetto grafico e un uso più espressivo della punteggiatura saranno propri della poesia del Novecento, anticipata anche in questo da Pascoli.

Il simbolo
La poesia pascoliana è caratterizzata da una valenza simbolica. Si tratta di una poesia che parla di cose che assumono un significato e un valore che vanno al di là della loro oggettività. Così il casolare è per analogia avvicinato all'ala del gabbiano e questa immagine assume un valore simbolico, anche se difficile da sciogliere. Gli uccelli sono largamente presenti nella poesia pascoliana: sono la voce di un mondo che sta al di là della realtà e che in genere coincide con il mondo dei morti. Gli uccelli poi sono strettamente legati all'idea del nido, uno dei temi ricorrenti in Pascoli: li vi trova sicurezza, calore e protezione, così come all'interno del casolare. Inoltre, l'immagine del gabbiano è sempre associata all'idea di libertà e di leggerezza, che contrasta il peso e la minaccia del temporale; anche il colore bianco costituisce un momento di consolazione e di conforto nello spavento provocato dal temporale, espresso invece con la sfumatura del nero.

In sintesi
Nella prima descrive una tempesta che si sta avvicinando, nella seconda l’attimo in cui il lampo acceca l’occhio. La prima si apre con un’onomatopea che indica l’eco lontano di una minaccia. L’unica salvezza nella tempesta è il casolare. È il nido. Nella seconda poesia domina il senso della vista: anche qui l’unico riparo è il casolare bianco. Il fanciullino non è in armonia con la natura ma deve fuggire da essa e rintanarsi nel suo rifugio.
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