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Temporale (Giovanni Pascoli)

da Myricae (In campagna, XII)

Un bubbolìo lontano...


Rosseggia l'orizzonte,
come affocato, a mare:
nero di pece, a monte,
stracci di nubi chiare:
tra il nero un casolare:
un'ala di gabbiano.

Il componimento mostra le caratteristiche tipiche della raccolta Myricae: rapide notazioni visive e uditive compongono un quadro apparentemente oggettivo, che tuttavia è espressione di suggestioni e atmosfere sospese, e del mistero che sta dietro a tutte le cose. Nel caso specifico si ha l’immagine del temporale che sopraggiunge con il rombo (il “bubbolìo”) del tuono, sebbene nell’intera poesia non si alluda direttamente alla tempesta in arrivo. Le notazioni uditive, visive e coloristiche (“Rosseggia”, “nero di pece”, …) hanno valore puramente simbolico: superficialmente evocano un fatto concreto, ma a livello subliminale si ricollegano a una generica atmosfera di inquietudine e tensione. Non a caso i termini più espressivi ed evocativi del minaccioso scenario sono posti, nei versi, in posizioni di rilievo.

Sul nero del cielo e sul rosso “affocato” dell’orizzonte si staglia, però, ilù

bianco casolare, che è connesso per analogia all’ala di gabbiano. Ciò allude, evidentemente, a una speranza di riscatto, poiché nella tradizione poetica (come in quella popolare) il bianco ha valore benefico e il volo è un’idea di liberazione.

Si nota come Pascoli faccia uso di un linguaggio innovativo e povero di nessi sintattici. Tale aspetto, affine al Simbolismo, fa sì che nella sua poesia manchi una sintassi gerarchizzata dei versi: i membri del componimento sono posti in parallelo e la mancanza di congiunzioni isola i sostantivi e gli aggettivi nel loro significato più diretto. Nel caso di Temporale anche i verbi sono assenti, perciò manca quel centro coagulante che in genere da senso al discorso. Tutto è un susseguirsi di impressioni fuggevoli e dimostra il rifiuto, di ascendenza decadentista, della struttura logica ordinaria.

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