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Giovanni Pascoli è stato definito “disintegratore della forma poetica tradizionale”, infatti, la poetica del fanciullino è caratterizzata da una vera e propria rivoluzione linguistica che riflette il contesto culturale del Decadentismo, del quale il poeta si rivela il miglior esponente.
A questo proposito, il critico letterario Contini afferma che nella poetica di Pascoli “è caduta quella certezza assistita di logica che caratterizzava la nostra letteratura fino a tutto il primo Romanticismo”.
Il Decadentismo è stata una corrente culturale eterogenea sviluppatasi alla fine del diciannovesimo secolo e caratterizzata dal crollo degli ideali positivisti: la scienza e il progresso non hanno condotto l’uomo alla felicità, bensì si sono rivelate motivo d’angoscia e di smarrimento.
L’uomo ha cercato di penetrare l’insondabile mistero dell’universo attraverso la ragione, di conoscere con certezza l’essenza di tutte le cose, illudendosi di possedere grandi capacità e di potersi imporre come padrone del creato, ma Pascoli mette in luce un atteggiamento nuovo dell’individuo nei confronti della natura. L’uomo , infatti, può cogliere piccoli frammenti di universo soltanto attraverso l’intuizione e la meraviglia che stabilisce un rapporto diretto tra l’anima del poeta e quella della natura. L’essenziale è invisibile agli occhi degli uomini, per cogliere il mistero dell’universo non bisogna utilizzare la logica, ma immergersi in un mondo di sensazioni: è la natura stessa a parlare, a sussurrare misteriosamente, come se fosse desiderosa di farsi conoscere.

La poesia è espressione dell’anima della natura che diventa specchio della vita travagliata del poeta attraverso un linguaggio analogico: la semplicità della quotidianità nasconde un groviglio di inquietudini e ossessioni.
La poesia pascoliana è pura, elementare e spontanea, il linguaggio è svincolato dalle canoniche regole grammaticali, le parole diventano suoni carichi di significati allusivi: è la voce della natura che parla direttamente all’uomo, rivelandosi nelle più piccole cose.
A questo proposito, il critico letterario Guglielmino afferma che “la poetica pasco liana del fanciullino trova un suo necessario strumento nella tecnica dell’analogia che non è più utilizzata come una risorsa retorica fra le altre”.
Un esempio è la poesia “La mia sera” in cui è peculiare l’analogia tra la vita del poeta e le fasi della giornata. La tempesta, infatti, rappresenta la sua giovinezza drammatica, invece, la sera esprime il desiderio di trovare la sua tranquillità che è raggiunta attraverso una regressione all’infanzia.

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