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Giovanni Pascoli

Giovanni Pascoli è il poeta Decadente Italiano per eccellenza. Effettivamente lo è per il panorama culturale italiano. D’Annunzio, invece, è stato poeta e scrittore di fama internazionale ed è riuscito a lasciare una traccia nei suoi successori. D’Annunzio ha anche lavorato all’estero ed ha avuto delle collaborazioni di autori di grande fama. Pascoli può essere visto come una forma particolare di poeta. Rimane chiuso nell’orizzonte italiano, e anche periferico, quasi di campagna. Pascoli è sempre stato tangente, si è spostato sempre in moto di tangenza rispetto alla storia e ai grandi antri. Comincia la sua vita a San Mauro, che è un paesino il quale diventa il fulcro intorno al quale ruoterà tutta la sua poesia. Come professore universitario ebbe Giosuè Carducci dopo di che riesce ad ottenere una cattedra sua. Ebbe la cattedra di letteratura latina, diventano un professore universitario, ma prima fu un docente delle scuole superiori. La scelta di rimanere a San Marino per Pascoli è stata soprattutto una scelta di vita. È come se la radice di questo paese lo abbia tenuto legato ad un ideale di vita. Quando si sposta in Italia è come se andasse a cercare sempre quella realtà lontana dalla vita popolare. Va a Castelvecchio come se essa fosse lo specchio di San Mauro, questo denota proprio la chiusura e la riservatezza del poeta. Pascoli vinse una serie di premi come alcuni di poesia della lingua latina ma fece una scelta. È come se fino ad un punto questo orientamento di Pascoli fu inconscio e poi divenne intenzionale e quindi fa la scelta di rimanere fuori dalla storia, dalla vita, senza avere storie d’amore. Quindi non si costruisce una vita e questo come detto, mentre all’inizio era un orientamento naturale inconsapevole ora diventa una scelta. Questo soprattutto perché lui dall’infanzia fu colpito da un forte trauma. Un lutto in senso metaforico ma anche in senso reale che non ha saputo sopportare. Il lutto è quello della morte del padre che morì quando lui aveva 12 anni nel 1867. Pascoli forse vede addirittura il padre ucciso violentemente in seguito ad un attentato. Questo non è altro che il “lutto per eccellenza” che Pascoli fissa nella lirica del “X Agosto”. A questo lutto fanno poi seguito una serie tragicamente drammatica di altri lutti fino a che nella famiglia Pascoli rimasero solo in 3: Giovanni e le due sorelle Ida e Mariù. Pascoli decide di non inseguire nessun ideale femminile, di non unirsi a nessuna donna, ma decide di rimanere legato fedelmente alle uniche donne della famiglia, alle sorelle che considerava la sua unica vera famiglia. Questa fase è importante per rimarginare le ferite inflitte dalla perdita del padre. La psicoanalisi ha chiamato questa fase come “Elaborazione del lutto”: In questa fase si cresce e si capisce. Invece Pascoli ha fatto una sorta di “regressione” della sua vita. È cresciuto fisicamente e culturalmente, ma da punto di vista psicologico è rimasto legato alle sue radici. Pascoli dice che nella visione ingenua (quando si è fanciulli) tutto è idealizzato, è tutto più bello. Pascoli ha vissuto tutta la sua vita guardando il passato.

Regressus All’uterum. Si desidera di ritornare all’utero materno, al grembo materno. Questa mancata elaborazione del lutto ha portato Pascoli ad un’idealizzazione della famiglia. La famiglia viene definita metaforicamente da Pascoli come un nido. Se la vita inizia e finisce nella casa di San Mauro, è chiaro che per Pascoli non si apre una vista ad una possibile alternativa. Pascoli riesce ad acquistare una tenuta a Castelvecchio e preferisce questa zona per riproporre tutto quello che aveva lasciato a San Mauro. Anche nella fase della vecchiaia, Pascoli sembra essere ancora nella sua dimensione fanciullesca. Pascoli rimane con Mariù perché Ida riesce a sposarsi e questa scelta della sorella più giovane viene vista da Pascoli come un tradimento, tant’è vero che anche nella sua opera ne parla, ne è risentito. È evidente che il rapporto che doveva avere con una donna, è il rapporto che aveva con le sorelle.

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