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Poetica del Fanciullino

Giovanni Pascoli esprime la sua concezione poetica in uno scritto del 1897, con la celebre metafora del “fanciullino”. Il brano sintetizza la concezione poetica pascoliana espressa con tale metafora. Qui egli afferma che in ogni uomo è presente un fanciullo capace di percepire la realtà con animo ingenuo e con occhi limpidi. Dentro ognuno di noi, quindi, c’è la voce di questo bambino che, con il passare del tempo, è coperta da una voce d’uomo è diminuisce la capacità di ridere e stupirsi. Il poeta è colui quindi che riesce ad ascoltare il fanciullo che è in lui, e colui che ha la capacità di farsi guidare da i suoi occhi fino alle cose alle quali non presta attenzione. Il poeta è colui che riesce a scoprire le cose e trovare il loro sorriso e le loro lacrime e solo con degli occhi da fanciullo questo può accadere. Ma il fanciullo poeta non riesce a cogliere i rapporti logici tra le cose, a fissarle in un insieme o un sistema coerente, cosi quindi si scatena quella reazione che carica gli oggetti rappresentati di un immaginazione immensa e di tanti ricordi.

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