maocid di maocid
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Parafrasi Myricae

L’assiuolo
Mi domando dove fosse la luna, visto che il cielo aveva un colore chiaro e il mandorlo e il melo sembravano sollevarsi per vederla meglio. Da nuvole nere in lontananza venivano dei lampi mentre una voce nei campi ripeteva: chiù. Solo poche stelle brillavano nella nebbia bianca. Sentivo il rumore delle onde del mare, sentivo un rumore tra i cespugli, sentivo un’agitazione nel cuore al ricordo di una voce che evocava un dolore antico. Si sentiva un singhiozzo lontano: chiù. Sulle vette dei monti illuminate dalla luna, soffia un vento leggero mentre il canto delle cavallette sembra il suono dei sistri funebri che bussano alle porte della morte che forse non si aprono più?... e continua insistentemente un pianto funebre... chiù...

Novembre
L’aria è limpida e fredda come una gemma, il sole è così luminoso che si ricercano con lo sguardo gli albicocchi in fiore, sentendo nel cuore l’odore amarognolo del biancospino. Ma l’albero del biancospino è secco, le piante scheletrite lasciano una traccia nera nel cielo sereno, il cielo è deserto, e il terreno sembra vuoto e sordo al piede che lo calpesta. Intorno c’è silenzio, soltanto grazie ai colpi di vento, si sente lontano un fragile cadere di foglie, proveniente dai giardini e dagli orti. È la fredda estate dei morti.

Temporale
Un borbotto di un tuono lontano... L’orizzonte si colora di rosso, come se fosse infuocato, verso il mare, sul monte quasi nero ci sono stracci di nubi chiare, nel buio del monte un casolare e le ali di un gabbiano.

Lavandare
Nel campo metà arato e metà no, è quasi come abbandonato un aratro senza buoi, tra la nebbia. Scandito dal fiume si sente il rumore delle lavandaie che lavano i panni, sbattendoli, con le loro lunghe cantilene. Il vento soffia e le foglie cadono come neve, e tu non sei ancora tornato, da quando sei partito sono rimasta come l’aratro abbandonato nel campo.

X Agosto
È il 10 agosto, il giorno di San Lorenzo, ed io so perchè così tante stelle in cielo ardono e sembrano cadere; perchè così tante stelle che sembrano lacrime, brillano in cielo. Una rondine ritornava al suo nido, sotto un tetto: venne uccisa, cadde tra i rovi, aveva nel becco un insetto, doveva essere la cena dei suoi piccoli. Ora lei è là, come se fosse morta in croce, che tende verso il cielo il verme cattuato, cielo indifferente al dolore; e nel nido ombroso, il pigolio dei piccoli si fa sempre più tenue. Anche un uomo, mio padre, tornava a casa: venne ucciso,l disse: Perdono; e morì con gli occhi spalancati come se volessero gridare per lo stupore, ed aveva con sè due bambole da regalare alle figlie... Ora là, nella casa isolata, lo aspettano, ma aspettano inutilmente: egli immobile, stupito, protende le bambole al cielo lontano ed indifferente. E tu, Cielo, dall'alto dei mondi senza il male, infinito, immobile, è come se inondassi di stelle questo piccolissimo pianeta dominato dal male.

Arano
Nel campo dove qualche foglia di vite rossastra brilla nelle file e sembra che la nebbia mattutina fuma dai cespugli, arano: e gridando lentamente, uno spinge lentamente le vacche; altri seminano, uno ribatte le zolle lentamente con la sua zappa; il passero esperto nel suo cuore gia gode menre spia il tutto da i rami dritti del gelso; e il pettirosso fa sentire dalle siepi il suo sottile canto come il tintinnio dell’oro.

Il lampo
E cielo e terra si mostrarono nella loro identità, grazie alla luce del lampo: la terra ansimante, tetra, in un sussulto doloroso, il cielo ingombro di nuvole, cupo e sconvolto: nella silenziosa bufera appare improvvisa una casa bianca che sparisce subito; simile ad un occhio che dilatato, sbigottito, si apre e si chiude nella notte nera.

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